Passa ai contenuti principali

Post

Mele avvelenate

Le banche non son simpatiche a nessuno. Tre quarti degli Italiani sono indebitati con qualche istituto di credito e, nonostante ne godano nell’immediato i benefici (la casa, le vacanze, l’automobile), se ne sentono in qualche misura defraudati. Quasi che possedere una casa e andare in vacanza in automobile sia un loro diritto, e non invece un obiettivo che la banca consente loro di raggiungere anzitempo. Sulla fiducia.   Simpatiche o antipatiche che siano, tuttavia: 1) le banche sono imprese private; 2) il fine statutario di ogni impresa privata è ottenere il massimo profitto; 3) l’impresa assume su di sé il rischio di perdite finanziarie, fino al massimo rischio del fallimento, confidando nei futuri guadagni; 4) quando un’impresa genera infine profitti, significa che è stata amministrata bene. Quando ne genera tantissimi, significa che è stata amministrata benissimo. Al meglio.  Questo è l’ abc di ogni impresa privata. Vale per il bombolaro all’angolo come per Tesla o Apple....

Mediatori in Medioriente

Trump ha «fatto» la pace a Gaza? La pace a Gaza c’era già. Dal 2005. Da quando il governo israeliano allontanò con la forza i propri coloni per lasciar spazio alla popolazione locale.  Ed è durata quasi vent’anni. Fino a che il governo della Striscia, guidato dalle bande terroriste di Hamas in perenne lotta tra loro, ma unite dall’odio verso il vicino Stato ebraico, ritenendo insufficienti i quotidiani lanci di razzi e missili oltre confine, puntualmente intercettati o ignorati dagli Israeliani, armarono una consistente parte della loro popolazione affinché invadesse il Paese vicino, massacrando senza pietà chiunque incontrasse, senza alcuna distinzione tra vecchi, donne, neonati e bambini, e neppure tra Israeliani e stranieri, tra amici e nemici, tra ebrei e musulmani, o cristiani. Tant’è che a farne le spese furono in gran parte quei sostenitori della causa palestinese, giunti da ogni parte del mondo, raccoltisi a ridosso del confine con la Striscia per manifestare con canti e ba...

Qualche ora dopo...

Le piazze son fatte per passeggiare e per incontrarsi. Le urne per accogliere le ceneri dei defunti. Il messaggio calabrese è tanto netto quanto inequivocabile: il campo (troppo) largo scivola lungo la ripida china che inevitabilmente conduce a una (dis)onorata sepoltura. Precipitevolissimevolmente. La costellazione Tridico, sulla carta prima beneficiaria di quanto seminato pochi giorni fa in cento piazze, mette insieme percentuali umilianti: 41,73% a fronte del 57,26% dell’avversario. Se un qualche beneficio da quelle piazze è arrivato, non resta che calcolare quanto più magro sarebbe stato il bottino del tridetto, senza quel possente apporto. Se, viceversa, il grosso dei voti conquistati giunge dal gran sbandierare del lungo week-end , ancor maggior preoccupazione desta la percezione di quanto scarsa sia la consistenza dello zoccolo (un tempo) duro di quello schieramento. Una pesante disfatta, insomma, da qualsiasi parte la si osservi. E una certificazione scritta della distanza che ...

Ancora poche ore...

Ancora poche ore, e quelle urne dove oggi si rinnova il consiglio regionale della Calabria ci diranno in cifre quel che nei giorni scorsi è stato raccontato in urla: se i vessilli islamici agitati sulle piazze d’Italia, ritmando inviti alla distruzione di Israele, si riveleranno miniere di voti o pietre tombali, per chi ha scelto di cavalcarle accodandosi a gruppuscoli e nanopartiti bravissimi nel porre domande quanto incapaci di porgere risposte.  Se trionferanno gli sbandieratori, la piazza avrà premiato chi si è scomodato a riempirla. Se le urne restituiranno ceffoni, sarà l’ulteriore conferma che una cosa è portare il santo in processione per chieder  grazia al Cielo, un’altra è lavorare per costruirsela, quella grazia. In attesa del verdetto delle urne, una considerazione può tuttavia esser fatta: certamente le piazze italiane son state tra le più rumorose ed affollate in Europa.  Due le possibili spiegazioni.  La prima arriva dai palazzi del potere, convinti ch...

Non è mestiere

L’improvviso innamoramento della gioventù europea per la causa palestinese (in misura crescente quanto più ci si allontana dal confine russo!) è quanto meno degno di riflessione.  Più che dalla compassione per le (volute) sofferenze della popolazione di Gaza, erroneamente identificata con «i Palestinesi» (nemici dichiarati di Hamas), tanto rancore ideologico pare piuttosto ispirato da due diversi sentimenti: 1) il terrore di una guerra globale innescata dalla Russia, sempre più alle porte; 2) la presa di coscienza della debolezza militare e politica di un’Unione Europea che ancora non si è fatta Stato.  L’Europa è debole, e i deboli simpatizzano per i deboli, identificati stavolta nei civili di Gaza.   È una situazione che ricorda in qualche misura la lunga stagione dell’impegno americano in Vietnam. Anche allora le strade erano piene di giovani e giovanissimi pronti a schierarsi dalla parte dei presunti deboli (che così deboli poi non erano, se è vero che hanno vinto) pu...

Leggere tra le righe

La notizia è che una notizia non è mai una vera notizia. Tutto quel che fa notizia esula dalla consuetudine. Dalla normalità. Dalla effettiva realtà. Dunque dalla verità. Ogni notizia racconta un fatto, non ciò che è vero. Ma aiuta a comprenderlo, se solo si impara a leggerla al contrario.  Proviamo a sciogliere lo scioglilingua. Apriamo il giornale al mattino e leggiamo che una banda di ragazzini annoiati ha incendiato un’automobile. La mente corre preoccupata alla propria auto, o ai propri figli. Sarà ancora al sicuro là dove è stata parcheggiata? Davvero dei bimbi possono esser capaci di simili criminali stupidaggini? La notizia crea in chi legge paura, turbamento, sdegno.  Al contrario, quel titolo dovrebbe piuttosto generare felicità, rassicurazione, serenità. Perché ogni qual volta un fatto giunge a trasformarsi in notizia – ossia in qualcosa di ragguardevole e degno di nota – ciò significa che quanto narrato è da ritenersi sotto ogni aspetto un fatto del tutto straordin...

Croceristi in Terra Santa

C’erano una volta i Crociati. Sbarcarono armati in Terra Santa nel 1099 e ci rimasero per quasi due secoli, massacrando chiunque non si dichiarasse cristiano.  Oggi ci sono i Croceristi. Tenteranno anch’essi di posar piede in Terra Santa, e non per combattere il nemico, quanto piuttosto per aiutarlo.  Contano di spaventare Israele presentandosi ai loro confini con un gran numero di barchette, non tutte in grado di affrontare la traversata, mentre danzano e sventolano bandiere di cui neppure conoscono il significato,  — È per portare aiuti alle popolazioni oppresse. Essi dicono. Scordandosi che è stata la tribù di Hamas, con due milioni di seguaci, ad invadere il piccolo Stato ebraico, non diversamente da quel che la Russia ha fatto ai danni dell’Ucraina.  La piccola flotta avrebbe meglio potuto volger la prua verso Odessa, e portare aiuti agli assediati. Ma se ne guarda bene. Come i bambini alle soglie dell’adolescenza – quand’essi decidono che i loro più grandi nemi...