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Visualizzazione dei post da marzo 1, 2026

C'era una volta Hollywood

Chi ancora non avesse compreso come e quanto il rincitrullimento americano riguardi non soltanto gli inquilini della Tana Bianca, ma l’intera nazione, del cui regresso il Pannocchia non è che uno dei tanti disdicevoli esempi, non ha che da volger lo sguardo verso quel che è diventato, nell’arco di un decennio, il grande cinema americano.  Chiamarlo «cinema» è già di per sé un oltraggio. Neppure lo si può definire «televisione», strumento che consente di «vedere da lontano», quando la maggior parte dei film odierni è girata nel chiuso di uno stanzino. Prodotti audiovisivi che non possono considerarsi veri film, ma giusto un’apostrofo color nutella fra quei trenini di spot pubblicitari che, ad orari precisi, marciano su e giù lungo le piattaforme di streaming .    C’era una volta il cinema. Quello vero.  Le prime pellicole erano affamate di luce. Inimmaginabile girare in esterni, con carovane di gruppi elettrogeni su ruote per alimentare decine e decine di riflettori a...

Sangue e arena

I gridolini di ammirazione di tanti italici micropolitici per gli attributi mostrati dal torero spagnolo Pedro Sánchez di fronte al monoattributo Donald Trump, non han trovato sulla stampa migliore interpretazione se non quella di un modello mancato per tanti suoi omologhi europei, alcuni dei quali in vacanza, altri in visita ufficiale alla Tana Bianca, altri intenti a riporger le chiappe al disoccupato Putin.  A coreggiare (a unirsi al coro) anche tanta italica carta ex-stampata. Tanto impegnata a tirar le orecchie ai ministri distratti o a biasimare quelli in spiaggia, da sorvolare su due non trascurabili elementi di valutazione.  Primo. C’è un re, in Spagna. E, per quanto i suoi poteri siano limitati dal Parlamento e dal capo del Governo, limitata non è la secolare dignità della Casa regnante. Responsabile non soltanto della difesa e del benessere dei propri sudditi, ma anche dell’immagine pubblica del Regno di fronte al mondo e alla Storia. Secondo. Ancor più minacciati de...

Pulizie di primavera

C’era una volta, in Italia, tra l’VIII secolo e il 1870, lo Stato della Chiesa: un regime teocratico fattosi monarchia assoluta che, dalle coste laziali, si estendeva fino all’Adriatico, includendo la Romagna, l’Umbria, le Marche. Un’estensione pari al doppio dell’odierno Stato di Israele.  I peccatori non dovevano attendere l’Inferno, per averne un assaggio già su questo mondo, e la pena di morte era largamente praticata.  Sembrava che niente e nessuno potesse sconfiggere quel grande regno che spaccava in due lo Stivale, dotato di immense risorse finanziarie e spalleggiato da potenti alleati.  Storia, religione, denaro, potere e geografia non impedirono tuttavia alla neonata monarchia sabauda, nel 1870, di conquistarlo ed annetterlo al nuovo Regno d’Italia.  L’antico Stato dei Papi sarebbe risorto soltanto nel 1929, sotto il nome di Stato del Vaticano. Con un  territorio centomila volte più piccolo (0,44 kmq in luogo di 44.000), ma non per questo meno influente...