Chi ancora non avesse compreso come e quanto il rincitrullimento americano riguardi non soltanto gli inquilini della Tana Bianca, ma l’intera nazione, del cui regresso il Pannocchia non è che uno dei tanti disdicevoli esempi, non ha che da volger lo sguardo verso quel che è diventato, nell’arco di un decennio, il grande cinema americano. Chiamarlo «cinema» è già di per sé un oltraggio. Neppure lo si può definire «televisione», strumento che consente di «vedere da lontano», quando la maggior parte dei film odierni è girata nel chiuso di uno stanzino. Prodotti audiovisivi che non possono considerarsi veri film, ma giusto un’apostrofo color nutella fra quei trenini di spot pubblicitari che, ad orari precisi, marciano su e giù lungo le piattaforme di streaming . C’era una volta il cinema. Quello vero. Le prime pellicole erano affamate di luce. Inimmaginabile girare in esterni, con carovane di gruppi elettrogeni su ruote per alimentare decine e decine di riflettori a...
423 anni dopo il primo arrivo in Paradiso, confinato su una nuvola periferica al numero 22.676, ho finalmente conquistato le ali di angelo di terza categoria, col diritto ad alloggiare nella più signorile Nuvola 37. Ed è da qui che vi scrivo, per ringraziare l'umanità che con le sue eterne stupidaggini allieta le giornate di noi alati. Senza di voi, non avremmo che noia eterna. Grazie a voi, invece, non mancano occasioni per ridere, arrabbiarci, sbeffeggiarvi. In una parola: per vivere.