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Visualizzazione dei post da dicembre 7, 2025

Double-face

Quando di un essere dai tratti apparentemente umani si è soliti dire che possiede un volto più simile ad altre più basse e diversamente orientate parti del corpo, tanto più nascoste quanto più cagnescamente egli ostenta il grugno, si intende sottolineare come la vera sostanza di quel viso non sia quella che appare ritratta sul passaporto o sulla patente, ma quell’altra: priva di occhi e verticalmente spaccata in due, ornata di un orifizio innocuo quanto può esserlo una bocca priva di denti e tuttavia maleodorante quanto quelle poche note che è in grado di emettere, tanto da aver convinto il naso a fuggirsene altrove.  Elucubrazioni anatomiche, queste nostre, che nascono dalle prime pagine dei giornali, dai quali ci è dato apprendere che il Grande Dittatore d’Oltratlantico, quel medesimo che auspica (e si adopera per) un’ancor maggiore frammentazione di quel continente europeo che (politicamente) unito non lo è mai stato, ha testé firmato un ordine esecutivo che sottrae agli Stati (...

Un pallone a tre spicchi

Due dei tre capicosca, Trump e Putin, hanno da tempo calato le carte. Il terzo, Xi Jinping, siede silenzioso sulla riva del fiume, in attesa anch’egli della promessa fetta di torta.  È una notizia?  No. Non lo è.  Lo sarebbe stata prima dell’intervento di James David Vance alla Conferenza di Monaco di Baviera, dieci mesi or sono: esplicita dichiarazione di guerra all’intera Europa. Continentale e non. Ne scrivemmo dettagliatamente allora ( «Sotto assedio» ): «Il piano di Trump e Putin di spartirsi il mondo in una partita a due si scontra con la realtà di un gioco ormai diventato a tre [...] Gli USA, ridimensionando l’Europa da prezioso alleato a bottino di guerra, si inchinano a baciar la pantofola al nullafacente Vladimir Putin pensando di poter in tal modo isolare Xi Jinping, che ne ricava invece mano libera nel Pacifico [...] In uno scenario che pare velocemente scivolare verso una lunga stagione di guerre, l’Unione Europea non ha che una sola possibile via di salvezza...

Per un pugno di dollari

Nel leggere le sconsiderate rimostranze del Trombone di Washington nei confronti dell’Unione Europea, alla quale sostanzialmente contesta l’impotenza che deriva dall’essere un club di nazioni e non un Paese unito (proponendo tuttavia, quale interessata cura, quella di frammentarla ulteriormente) sembra d’esser tornati ai trascorsi anni Sessanta, quando motivo di reciproco sconcerto non fu un arbitrario tentativo di spartizione del mondo, ma una differente lettura dell’epopea americana nella versione proposta al pubblico dal cosiddetto «western all’italiana».  Un ribaltamento della rude e spartana immagine del mandriano armato (altrimenti detto cowboy ) che ha visto l’italico sberleffo prendere il sopravvento sulla pistola, finendo con l’innovare un genere altrimenti destinato (il western, non ancora l’Europa) all’estinzione.  In principio fu «Per un pugno di dollari», 1964, che – a ben guardare – di italiano aveva assai poco. Il soggetto non era che la riambientazione western ...