C’era una volta il calcio. La Nazionale vinceva i Mondiali ed il tennis non era che un passatempo per ricchi, da praticarsi in circoli esclusivi come il Parioli o il Bonacossa, con adeguata disponibilità di denaro e tempo libero: la racchetta costava più della palla e la scarpetta più del piede nudo. E non si poteva giocare per strada. Al glorioso pallone, gli Italiani del Terzo Millennio sembrano preferire le palline: quella in punta di racchetta e quelle altre (più nascoste) che han fatto in pochi anni di Jannik Sinner il miglior tennista al mondo: campione planetario di uno sport che parla inglese, ma pur sempre figlio dell’italicissima pallacorda. Viva il tennis, dunque, sola cura al momento disponibile per le chiappe ancora arrossate da quel (doloroso) calcio che, per la terza volta consecutiva, ha eliminato la Nazionale dai Mondiali. Il dramma è che la passione per la racchetta ha presto tracimato da quella vasta ma ben delimitata platea di orfani della scarpa ch...
423 anni dopo il primo arrivo in Paradiso, confinato su una nuvola periferica al numero 22.676, ho finalmente conquistato le ali di angelo di terza categoria, col diritto ad alloggiare nella più signorile Nuvola 37. Ed è da qui che vi scrivo, per ringraziare l'umanità che con le sue eterne stupidaggini allieta le giornate di noi alati. Senza di voi, non avremmo che noia eterna. Grazie a voi, invece, non mancano occasioni per ridere, arrabbiarci, sbeffeggiarvi. In una parola: per vivere.