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Visualizzazione dei post da marzo 23, 2025

Pacifisti si nasce, pacifici si diventa.

Si nasce pacifisti. Ed in pace si rimane finché si è circondati da un papà, da una mamma o, meglio ancora, da una tata nerboruta o da un paio di fratelli più grandi.  Poi si va all’asilo, quindi a scuola, dove basta un ragazzotto qualche centimetro più alto perché con parolacce, spintoni e minacce la tua pace se la porti via. Te la rubi da sotto il naso. Che potrà mai fare, un bimbo pacifista, in un luogo dove né la famiglia, né la tata, sono lì per proteggerlo? E gli altri bambini non son tenuti a farlo? Occorrerà riprendersela da sé, quella pace rubata. E si comincia col far ginnastica, col rinforzare i muscoli. E magari studiare judo o karate . Cercando di diventare «poco appetibile».  Eh sì! Perché il pesce più grande (vigliacco per natura) mangia solo i pesci più piccoli. E il pesce piccolo non ha davanti a sé che tre opzioni: 1) nuotare più veloce del pesce grande (opzione prendi e scappa); 2) muoversi in branco (opzione mi vendo a un padrone o a un partito); 3) mi rend...

Un voto in pagella

  «Per un’Europa libera e unita», quel Manifesto di Ventotene tornato agli onori della cronaca grazie ai denigratori travisamenti di chi non l’ha mai letto, ci regala tra le tante un geniale intuizione: mai così attuale, oggi che l’attacco congiunto da parte trumputiniana ha bruscamente riavviato il tormentato processo di unificazione europea. Non c’è più spazio, sostiene il Manifesto, per una divisione fra «destra» e «sinistra»: la vera discriminante passa oggi tra europeisti ed antieuropeisti, tra nazionalisti ed eurofederalisti, tra progressisti e regressisti. Tra chi guarda avanti e chi continua a guardare indietro. Così in quel vicinissimo 1941:  «La linea di divisione fra i partiti progressisti e i partiti reazionari cade perciò ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta, quello antico, cioè ...

I no-vax della conoscenza

Esiste una cura contro la stupidità? Contro chi dà del comunista agli anticomunisti di Ventotene? Per difendersi da chi sostiene che i giganti abbiano costruito le piramidi o che la terra sia piatta? Contro chi è convinto che ogni causa dei propri mali stia al di fuori di se stesso e si atteggia a vittima predestinata di chissà quali occulti disegni? No. Non esiste una cura. Esiste però un vaccino: si chiama «conoscenza» e funziona da millenni. Purché assunto regolarmente sin dalla più tenera età. Non viene distribuito negli ospedali, ma in apposite strutture chiamate «scuole», dove viene somministrato in dosi personalizzate di informazioni scritte e orali che consentono dapprima di comunicare col mondo attraverso la parola e la scrittura, ed in seguito di comprendere la natura di tutto ciò che esiste, o persino immaginare quel che ancora non esiste.  Chi rifiuta tale vaccino ha davanti a sé un futuro da schiavo. Schiavo della propria ignoranza, prima ancora che di un padrone....