Che cos’è il mondo, per la generazione click , se non un immenso telefonino da cui poter estrarre, in una frazione di secondo, tutto quel che occorre possedere o sapere, rigorosamente a costo zero? La generazione juke-box doveva imbucare nel grasso giradischi una moneta da cento lire, per potersi beare di ben tre canzonette. L’equivalente dei quattro euro di oggi. Sul telefonino: musica gratis e a volontà. Anche in video. Anche in testi e spartiti. La generazione cinema doveva pagarsi un biglietto tra gli otto e i dieci euro di oggi, commisurato alla salute e all’anzianità della pellicola, per poter godere (col necessario ritardo) di un film in seconda, terza o quarta visione. Sul telefonino: gratis e a volontà. Prime visioni incluse. La generazione autostop non poteva permettersi un aereo per gli USA (sei mesi di stipendio medio), o per Londra (un mese). Col telefonino puoi viaggiar gratis dal divano di casa, ma anche acquistare un volo low-cost per una qualsiasi destinazione e...
I giovani degli anni Cinquanta. Quelli sì erano poveri per davvero. Non tutte le famiglie avevano una casa per vivere, e neppure la metà col bagno o l’acqua corrente. L’elettricità era un lusso cittadino, e migliaia di persone, persa ogni cosa sotto le ultime bombe, avevano trovato un tetto reinventandosi come portinai nei palazzi cittadini. Da quella povertà gli Italiani ne sono usciti alla grande. E non depredando i vicini ma, al contrario, stringendosi l’uno accanto all’altro. Trovando il coraggio di guardarsi allo specchio e raccontarsi a se stessi, come doviziosamente testimonia la straordinaria epopea della (ex) grande cinematografia italiana. Molto ha fatto il cristianesimo, consolatoria religione del «povero è bello», e non solamente a parole. L’oratorio fu per lungo tempo la sola alternativa alla strada, in quel tragico dopoguerra seminato di bimbi orfani e abbandonati, e le scuole religiose affiancarono più che egregiamente le poche scuole statali rimaste. Ch...