Non esiste altro destino, per i palloni troppo gonfi, se non quello di sgonfiarsi. Accade alle gomme delle automobili, ai palloni aerostatici, ai materassini da spiaggia, ai dirigibili, ai canotti pneumatici. Perché non dovrebbe accadere a un presidente degli Stati Uniti in nient’altro impegnato se non nel gonfiare se stesso, la sua famiglia, i suoi compari, il suo portafoglio? Moltiplicando dazi, spese, nemici, guerre, perseguitati, giustiziati? Determinato a costruire la propria sicurezza a spese dell’insicurezza altrui, a costo di svendere l’America al peggior offerente? Quel che doveva succedere è inevitabilmente successo. L’incontenibile eccesso di aria, per quanto in fuga perenne da una bocca ininterrottamente aperta, così come da altri meno nobili quanto indistinguibili orifizi, ha finito col gonfiare oltre misura l’ingombrante pallone. Oggi, forato in più punti dal limpido risultato delle votazioni di metà mandato, il suo destino non può esser diverso da quel c...
C’è stato un tempo, in Italia – quando ancora esisteva la libertà di voto – in cui recarsi alle urne era un piacere e una certezza: il piacere di una bella ed utile passeggiata sotto un cielo terso (non a caso si vota in primavera) con le idee ben chiare circa la direzione da imprimere alla matita copiativa: anch’essa a passeggio, ma sulla scheda. Si votava per circoscrizioni, e nelle tante ben nutrite liste era di fatto impossibile non trovare una persona nota o un conoscente, se non addirittura un amico o un parente. Oggi, a chi intendesse tradire il fedele materasso per le false e ammiccanti promesse delle infedeli urne, la misera scheda altro non saprebbe offrire che uno scarno elenco di nomi prescelti dal comitato centrale d’un partito, fermamente intenzionato a prender possesso dell’intero Parlamento per sostituirsi a quei rappresentanti del popolo sovrano di cui parla invece la Costituzione. Che ai partiti vieta persino l’ingresso in aula, per lasciar posto ai gruppi parla...