Immaginate una televisione che per ventiquattr’ore al giorno non trasmetta altro break pubblicitari. Niente film, zero telegiornali, quiz, serie, concorsi, approfondimenti, musica, cultura, intrattenimento, incontri sportivi, umorismo, satira. Solo ed esclusivamente un’infinita mitragliata di sguaiati comunicati pubblicitari. Adesso, però, smettete di immaginare: perché quella televisione esiste per davvero. Non soltanto sul piccolo o grande schermo, ma anche nelle aule parlamentari, nelle piazze, sulle pagine dei giornali, nei ministeri, nelle istituzioni occupate dai partiti, nei consigli comunali e regionali, nella totalità di quella che è per consuetudine definita «comunicazione politica». Fra milioni di parole sconclusionate e prive di senso, è forse a qualcuno ultimamente capitato d’udire l’enunciazione di un qualche saldo principio, di un obiettivo programmatico, di un qualsiasi progetto per l’avvenire, di un sogno da realizzare, di una valida proposta che poss...
Che cos’è il mondo, per la generazione click , se non un immenso telefonino da cui poter estrarre, in una frazione di secondo, tutto quel che occorre possedere o sapere, rigorosamente a costo zero? La generazione juke-box doveva imbucare nel grasso giradischi una moneta da cento lire, per potersi beare di ben tre canzonette. L’equivalente dei quattro euro di oggi. Sul telefonino: musica gratis e a volontà. Anche in video. Anche in testi e spartiti. La generazione cinema doveva pagarsi un biglietto tra gli otto e i dieci euro di oggi, commisurato alla salute e all’anzianità della pellicola, per poter godere (col necessario ritardo) di un film in seconda, terza o quarta visione. Sul telefonino: gratis e a volontà. Prime visioni incluse. La generazione autostop non poteva permettersi un aereo per gli USA (sei mesi di stipendio medio), o per Londra (un mese). Col telefonino puoi viaggiar gratis dal divano di casa, ma anche acquistare un volo low-cost per una qualsiasi destinazione e...