Leggi sui giornali la vicenda del romanissimo tredicenne che per dar prova di coraggio (?) accoltella in classe la propria insegnante e ti chiedi come ciò potuto avvenire. Poi accendi la tivù, guardi i telegiornali e vedi con i tuoi occhi l’edificio che ospita quella sventurata scuola. Non i maestosi edifici per mezzo dei quali, sin dalle architetture, le prime scuole pubbliche in Italia (1888) trasmettevano ai giovani le illimitate ambizioni del Regno, ma un immondezzaio dai muri scrostati e scarabocchiati, ringhiere arrugginite, pavimentazioni divelte e persino la targa della scuola indegnamente lurida, pasticciata e sbrecciata. Se quello è lo stampo, simile ad esso sarà il prodotto. Se tanta sporcizia è il volto con il quale la Repubblica Italiana si presenta al vergine sguardo degli apprendisti cittadini, e quei muri cadenti l’immagine del futuro che per essi la Nazione prospetta, le scuole del vostro Stivale altro non potranno inculcare nei giovani se non risentimento, ...
Una nuova legge elettorale, o meglio sartoriale, cucita a misura di chi dovrà indossarla, precluderà ancora una volta l’ingresso in Parlamento a quegli uomini di valore che un tempo erano soliti occupare quei nobili scranni, per consegnare invece le due intere Aule alle segreterie dei partiti. Chi artificiosamente lamenta la «politicizzazione» del terzo ordine dello Stato, la Magistratura, sappia che il vero ordine politicizzato è da qualche decennio il Parlamento: subdolamente degradato da organo di rappresentanza ad organo politico. Quello che fu il sogno dittatoriale della bicamerale D’Alema (1997), fortunatamente stroncato allora sul nascere. A peggiorar le cose vi è poi il fatto che in Italia è consentito ai parlamentari far parte anche del Governo, e molti di loro già si dilettano in due ruoli che la Costituzione vorrebbe invece separati ed opposti: quello di dare ordini, che è mestiere del Parlamento, e quello di eseguirli, compito che spetta invece al Governo. ...