Il triste spettacolo dello Stato più potente al mondo che riversa caterve di minacce e insulti sullo Stato più piccolo del mondo, è un inaspettato regalo a tutte le teocrazie. Inclusa quella teocrazia sciita, oggi al potere in Iran, contro la quale lo spiumato tacchino di Washington va da settimane inutilmente misurandosi e consumandosi. Meglio allora rivolgere le spuntate armi contro il minuscolo, innocuo e disarmato staterello di Leone XIV? Se tra le nere stanze della Casa Bianca ancora s’aggirasse qualche superstite esemplare della specie umana, avrebbe forse informato il Pannocchia che per dieci lunghi secoli anche la Chiesa Cattolica è stata una sanguinaria teocrazia, pronta ad impadronirsi delle terre altrui con possenti armate, milizie popolari, spedizioni crociate. Uno Stato Pontificio centomila volte più vasto dell’attuale Stato del Vaticano, con proprie attive rappresentanze in quattro continenti. Perché gli Stati Uniti non l’hanno attaccato allora, lo Stato della ...
Tra Capi di Stato, ossia tra due pari grado, come di fatto e di diritto sono Donald Trump e Papa Leone, dovrebbe quanto meno vigere, se non il reciproco rispetto, l’attenta osservanza dell’etichetta. Valeva tra gli antichi cav Netanyahu alieri, tra gli imperatori e i re. Non vale tra i pugili di periferia, più avvezzi ad insultar l’avversario a debita distanza che non a misurarsi faccia a faccia sul ring. Ma il Buzzurro del Queens, si sa, in quanto a etichetta neppure conosce quella della birra, che beve rigorosamente in lattina. Così, non trovando uno Stato più piccolo con cui prendersela, dopo i pinguini antartici, i 58.000 Groenlandesi o i disastrati Cubani senza più acqua né luce, ha pensato bene di metter sotto tiro quei 0,44 kmq dello Stato del Vaticano (appena più piccolo del campo da golf di Mar-a-Lago) puntando minacciosamente il dito contro il connazionale Papa Leone XIV, alias Robert Francis Prevost da Chicago, colpevole in primo luogo d’aver predicato e di predic...