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L’insetticida

Spesso – più che talvolta – nella Storia dell’umanità l’arte ha saputo mostrare al mondo la verità assai più chiaramente che non un qualsiasi articolo di giornale o un attento e rigoroso studio.  L’arte dei nostri giorni, così velocemente degradatasi dalle volte affrescate delle cattedrali ai muri di periferia, dalle tele ai tatuaggi ed ora agli schermi dei telefonini, quando parla di guerra non mostra più l’eroico duello tra Ettore e Achille, o le astuzie di Ulisse contro il ciclope, o le conquiste di Napoleone. No! Mostra piuttosto un indegno mix di città costiere distrutte e riplasmate in forma di campi da golf, grattacieli e piscine. Ci propina lo sconcio montaggio tra filmati di bombardamenti reali e clip di videogiochi, dove una leggera falange (del dito) non ha difficoltà a polverizzare un gran numero di falangi (di eroici combattenti). E non al suono della fanfara, ma di irridenti ballabili motivetti.       Il nemico non è più il dinosauro, il mostro dei ma...
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I quattro porcellini

C’erano una volta quattro simpatici porcellini. Cacciati di casa perché ormai prossimi all’età adulta, nessuno di essi avrebbe mai voluto ritrovarsi a dover combattere un giorno contro il temibile lupo cattivo.  — Siamo contro la guerra — grugnivano — siamo contro le alluvioni, i terremoti, i temporali ed i fulmini. Dunque siamo anche contro il lupo!  Animati da tale fermezza di intenti, ciascuno prese a costruire il proprio riparo.  Il primo maialino, il più gaudente, tra una canna e l’altra innalzò in poche ore e con poca fatica una dorata casa di paglia. Poco costosa,  leggera, rispettosa dell’ambiente. Il secondo porcellino preferì costruire il suo capanno con il legno: più pesante ma più robusto. E ugualmente ecologico.  Il terzo, con molta maggior spesa e molto maggior sforzo, scelse invece di impastare il cemento ed impilare i mattoni.  Incurante dei grugniti di scherno dei fratelli e rinunciando a gran parte del proprio tempo libero, riuscì a comple...

Un NO è per sempre...

«Re- ferendum »! In latino-garbatellese: «riportare il re». Riportare in Italia la sovranità assoluta di una sola persona, per quanto asina, malvagia, ignorante, purché sappia alzare la voce ed incantare i fessi.  Primo passo: addebitare alla Magistratura ogni inefficienza o danno derivanti da leggi mal fatte (dal Parlamento) o mal applicate (dal Governo).  Secondo passo: cucirsi addosso una legge elettorale che non consenta di scegliere né il candidato, né il partito, lasciando ogni scelta nelle mani del governo in carica. Con un premio finale che regali la maggioranza assoluta a chi neppure l’ha sfiorata. Terzo passo: impadronirsi di Governo e Parlamento, tenere al guinzaglio la Magistratura, eleggere il Capo dello Stato e dettar legge. Indisturbati.  Rimedi possibili. La malattia è sempre meglio curarla all’insorgere. La prima iniezione è prevista tra dieci giorni: il 22 e il 23 Marzo. La cura prevede l’inoculazione di un quantitativo di NO in misura possibilmente supe...

C'era una volta Hollywood

Chi ancora non avesse compreso come e quanto il rincitrullimento americano riguardi non soltanto gli inquilini della Tana Bianca, ma l’intera nazione, del cui regresso il Pannocchia non è che uno dei tanti disdicevoli esempi, non ha che da volger lo sguardo verso quel che è diventato, nell’arco di un decennio, il grande cinema americano.  Chiamarlo «cinema» è già di per sé un oltraggio. Neppure lo si può definire «televisione», strumento che consente di «vedere da lontano», quando la maggior parte dei film odierni è girata nel chiuso di uno stanzino. Prodotti audiovisivi che non possono considerarsi veri film, ma giusto un’apostrofo color nutella fra quei trenini di spot pubblicitari che, ad orari precisi, marciano su e giù lungo le piattaforme di streaming .    C’era una volta il cinema. Quello vero.  Le prime pellicole erano affamate di luce. Inimmaginabile girare in esterni, con carovane di gruppi elettrogeni su ruote per alimentare decine e decine di riflettori a...

Sangue e arena

I gridolini di ammirazione di tanti italici micropolitici per gli attributi mostrati dal torero spagnolo Pedro Sánchez di fronte al monoattributo Donald Trump, non han trovato sulla stampa migliore interpretazione se non quella di un modello mancato per tanti suoi omologhi europei, alcuni dei quali in vacanza, altri in visita ufficiale alla Tana Bianca, altri intenti a riporger le chiappe al disoccupato Putin.  A coreggiare (a unirsi al coro) anche tanta italica carta ex-stampata. Tanto impegnata a tirar le orecchie ai ministri distratti o a biasimare quelli in spiaggia, da sorvolare su due non trascurabili elementi di valutazione.  Primo. C’è un re, in Spagna. E, per quanto i suoi poteri siano limitati dal Parlamento e dal capo del Governo, limitata non è la secolare dignità della Casa regnante. Responsabile non soltanto della difesa e del benessere dei propri sudditi, ma anche dell’immagine pubblica del Regno di fronte al mondo e alla Storia. Secondo. Ancor più minacciati de...

Pulizie di primavera

C’era una volta, in Italia, tra l’VIII secolo e il 1870, lo Stato della Chiesa: un regime teocratico fattosi monarchia assoluta che, dalle coste laziali, si estendeva fino all’Adriatico, includendo la Romagna, l’Umbria, le Marche. Un’estensione pari al doppio dell’odierno Stato di Israele.  I peccatori non dovevano attendere l’Inferno, per averne un assaggio già su questo mondo, e la pena di morte era largamente praticata.  Sembrava che niente e nessuno potesse sconfiggere quel grande regno che spaccava in due lo Stivale, dotato di immense risorse finanziarie e spalleggiato da potenti alleati.  Storia, religione, denaro, potere e geografia non impedirono tuttavia alla neonata monarchia sabauda, nel 1870, di conquistarlo ed annetterlo al nuovo Regno d’Italia.  L’antico Stato dei Papi sarebbe risorto soltanto nel 1929, sotto il nome di Stato del Vaticano. Con un  territorio centomila volte più piccolo (0,44 kmq in luogo di 44.000), ma non per questo meno influente...

Prova microfono

Sul palco di Sanremo l’avrebbero forse definito una prova microfono, l’attacco a sorpresa lanciato poche ora fa dall’aviazione israeliana a Teheran, mentre l’orchestra navale trumpiana accorda gli strumenti al largo tra Mar d’Arabia e Golfo Persico.  Si tratta di un attacco mirato, principalmente indirizzato sui palazzi presidenziali iraniani, concordato con le forze USA e in purissimo stile Trump: ossia doppiamente vigliacco. Non soltanto perché il Pannocchia manda avanti ancora una volta il minuscolo Stato ebraico, ma anche (e soprattutto) perché sferrato in pieno Ramadan: l’equivalente di un attentato terroristico in Occidente la notte di Natale. Qualche minuto fa, in un discorso ufficiale, Trump ha apposto la propria firma sull’operazione militare, intestandosela. L’allievo è americano, ma la scuola è quella di Putin: finto tavolo di pace con musica di missili e urla di dolore.  Lento, lentissimo il tavolo; veloci, velocissimi i missili.  A poche ore dall’attacco ness...