Non è più l’Italia del calcio: è l’Italia del tennis. Trump lancia con violenza la palla, Meloni ribatte con forza e il colpo va dritto in faccia a Vannacci, seduto a bordo campo. Quale miglior involontario assist per un ministro in scadenza, stretto tra un generale che avanza e gli avanzi di un insalvabile Salvini? È la fortunata pallottola che sfiora appena l’orecchio. Vera o falsa che sia, riempie le pagine dei giornali di mezzo mondo e smuove una montagna di voti. Se solo fino a ieri la bionda garbatellara non era che una fra i tanti reggistrascico della Casa Bianca, regina del Male punzecchiata a destra dal Peggio e a sinistra dal Niente, oggi è l’innocente ragazzotta sull’autobus: pizzicata sul sedere da un vecchio rincitrullito e tuttavia capace di reagire con forza. Anche contro il capoccia di quella che va giorno dopo giorno manifestandosi come la più grande impotenza politica e militare del pianeta. Meni uno e colpisci due. Il combattente in vestaglia scende...
Come perderanno le prossime elezioni gli scompaginati eroi di quel campo fin troppo largo, ai bordi del quale amano talvolta accovacciarsi per dar sfogo alle loro più urgenti necessità? Perdere le precedenti è stato facile. È bastato appecorarsi al «liberi tutti» dei tanti che han festeggiato il ciao ciao di Draghi – papà ritenuto troppo severo e attento alle paghette – e, tanto per esser sicuri di prender schiaffi, oltre che pedate, innalzare le sbiadite bandiere dello ius sòla e della liberalizzazione della cannabis . È andata come è andata. Nel senso che NON è andata. E per aver certezza che alla prossima vada ancor peggio, già s’accendono i razzi della nuova arma finale: l’imposta patrimoniale! Verrebbe da chiedere perché. Se già non conoscessimo la risposta: per togliere ai ricchi e per dare ai poveri. Mostrando in tal modo di ignorare non soltanto quanta e quale differenza passi tra francescanesimo e progresso, tra cattolicesimo medievale e sinistra del Terzo Millenn...