Tra un un missile e una bomba, il cervello vagante di Washington ha pensato bene sganciare anche un Melone. Ordigno non esplosivo, se tenuto a distanza dai microfoni, ma inservibile zavorra agli occhi assatanati del volubile dittatore della Tana Bianca. Le colpe della minuta signorina sgarbatellitaliana? Tutte e nessuna. A cominciare da quel suo Dio (così diverso dal Dio Trump!), da quella Patria (che non lascia atterrare i bombardieri di Trump!), da quella Famiglia (non abbastanza «famigghja» per potersela comprare negoziando con la lupara in mano). Peggio che in Vaticano! Dove il Pannocchia, se non altro, s’è scontrato con un pari grado: un capo di Stato contro un capo di Stato. Per quanto doverosamente peso massimo il primo e peso piuma (d’angelo) il secondo. Sbattuto il muso contro un Vaticano che pur non s’estende oltre la metà del suo campo da golf, ha preferito scendere di categoria: meglio un peso mosca, stavolta. Presidente sì, ma giusto del Consiglio. Per giunta sua vecc...
Il triste spettacolo dello Stato più potente al mondo che riversa caterve di minacce e insulti sullo Stato più piccolo del mondo, è un inaspettato regalo a tutte le teocrazie. Inclusa quella teocrazia sciita, oggi al potere in Iran, contro la quale lo spiumato tacchino di Washington va da settimane inutilmente misurandosi e consumandosi. Meglio allora rivolgere le spuntate armi contro il minuscolo, innocuo e disarmato staterello di Leone XIV? Se tra le nere stanze della Casa Bianca ancora s’aggirasse qualche superstite esemplare della specie umana, avrebbe forse informato il Pannocchia che per dieci lunghi secoli anche la Chiesa Cattolica è stata una sanguinaria teocrazia, pronta ad impadronirsi delle terre altrui con possenti armate, milizie popolari, spedizioni crociate. Uno Stato Pontificio centomila volte più vasto dell’attuale Stato del Vaticano, con proprie attive rappresentanze in quattro continenti. Perché gli Stati Uniti non l’hanno attaccato allora, lo Stato della ...