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Consigli senza regìa

Immaginate una televisione che per ventiquattr’ore al giorno non trasmetta altro  break pubblicitari.  Niente film, zero telegiornali, quiz, serie, concorsi, approfondimenti, musica, cultura, intrattenimento, incontri sportivi, umorismo, satira. Solo ed esclusivamente un’infinita mitragliata di sguaiati comunicati pubblicitari.  Adesso, però, smettete di immaginare: perché quella televisione esiste per davvero. Non soltanto sul piccolo o grande schermo, ma anche nelle aule parlamentari, nelle piazze, sulle pagine dei giornali, nei ministeri, nelle istituzioni occupate dai partiti, nei consigli comunali e regionali, nella totalità di quella che è per consuetudine definita «comunicazione politica». Fra milioni di parole sconclusionate e prive di senso, è forse a qualcuno ultimamente capitato d’udire l’enunciazione di un qualche saldo principio, di un obiettivo programmatico, di un qualsiasi progetto per l’avvenire, di un sogno da realizzare, di una valida proposta che poss...
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Generazione click!

Che cos’è il mondo, per la generazione  click , se non un immenso telefonino da cui poter estrarre, in una frazione di secondo, tutto quel che occorre possedere o sapere, rigorosamente a costo zero? La generazione juke-box doveva imbucare nel grasso giradischi una moneta da cento lire, per potersi beare di ben tre canzonette. L’equivalente dei quattro euro di oggi. Sul telefonino: musica gratis e a volontà. Anche in video. Anche in testi e spartiti. La generazione cinema doveva pagarsi un biglietto tra gli otto e i dieci euro di oggi, commisurato alla salute e all’anzianità della pellicola, per poter godere (col necessario ritardo) di un film in seconda, terza o quarta visione. Sul telefonino: gratis e a volontà. Prime visioni incluse. La generazione autostop non poteva permettersi un aereo per gli USA (sei mesi di stipendio medio), o per Londra (un mese). Col telefonino puoi viaggiar gratis dal divano di casa, ma anche acquistare un volo low-cost per una qualsiasi destinazione e...

Gioventù fregata

I giovani degli anni Cinquanta. Quelli sì erano poveri per davvero. Non tutte le famiglie avevano una casa per vivere, e neppure la metà col bagno o l’acqua corrente. L’elettricità era un lusso cittadino, e migliaia di persone, persa ogni cosa sotto le ultime bombe, avevano trovato un tetto reinventandosi come portinai nei palazzi cittadini.  Da quella povertà gli Italiani ne sono usciti alla grande. E non depredando i vicini ma, al contrario, stringendosi l’uno accanto all’altro. Trovando il coraggio di guardarsi allo specchio e raccontarsi a se stessi, come doviziosamente testimonia la straordinaria epopea della (ex) grande cinematografia italiana.  Molto ha fatto il cristianesimo, consolatoria religione del «povero è bello», e non solamente a parole. L’oratorio fu per lungo tempo la sola alternativa alla strada, in quel tragico dopoguerra seminato di bimbi orfani e abbandonati, e le scuole religiose affiancarono più che egregiamente le poche scuole statali rimaste.  Ch...

Cui prodest?

Cui prodest ? A chi giova lasciare coscientemente i centri storici delle città italiane in mano a bande armate di adolescenti impuniti e impunibili in cerca di facili rapine, muri da sbombolettare, lavoratori da bastonare, beni pubblici da devastare e tanti, tanti, tanti filmati a volto scoperto di cui inorgoglirsi sui social ? Questo è accaduto ieri a Milano. E non nelle più fetide periferie cittadine, ma sotto gli occhi stupiti della madunina , tra la Galleria e i templi dello shopping .  Se Milano aveva a ragione la pessima fama d’esser diventata una di quelle località italiane dove il solo modo per ostentare un Rolex al polso è quello di farselo tatuare, oggi si rischia la pelle per un paio di scarpe appena luminescenti o un giubbino comprato in negozio anziché al mercatino. Anche un fazzoletto usato è da ieri una preda ambita, per le bande impadronitesi del centro di Milano. Visitatori e turisti sono avvisati.  Inutile chiedersi cosa non abbia funzionato. La sicurezza cit...

Illuminare la strada

Se il condominio non dispone di una portineria, ciascun condòmino sarà costretto a rinforzare a propria cura e a proprie spese la serratura dell’appartamento.  Figurarsi, poi, se quell’edificio neppure è un condominio – come non lo è mai stato l’Unione Europea – ma una piazza sulla quale liberamente si affacciano le più svariate tipologie di costruzioni: condominii veri e propri, come la Germania Federale, l’Austria o il Belgio; eleganti palazzi d’epoca, come la Francia, l’Ungheria, il Portogallo, l’Italia; antiche residenze regali, come la Spagna, l’Olanda, la Danimarca, la Svezia; eleganti dimore nobiliari, come il Lussemburgo; piccole case con grandi giardini, come la Finlandia... Fino a pochi anni fa, della loro sicurezza si occupava una ditta esterna denominata NATO, con proprie guardie e postazioni fisse per strada. Ottimo istituto di vigilanza, un tempo, ma da un anno a questa parte in evidente crisi: il socio di maggioranza minaccia di cedere le proprie quote, le postazioni...

La nuda borghesia

Può accadere che non sia sufficiente la pagina di un blog per comunicare un’idea, e ne occorrano invece centoventiquattro.  È in questi casi che si riscopre l’attualità dell’antica invenzione di Johannes Gutenberg e si finisce con l’imprigionare le parole eccedenti tra la prima e la quarta di copertina di un minuscolo libretto a stampa.  Così è nato «La nuda borghesia. Materiale e immateriale tra Karl Marx e Donald Trump» : breve gita storico-filosofica dalle ingiallite pagine del pensatore di Treviri fino alle deiezioni cerebrali dello spaccone di Washington. Dalle ciminiere fumanti delle fabbriche di Manchester, progenitrici dell’Età Industriale, agli invisibili ma onnipresenti bit del mondo postindustriale. Dall’età della produzione a quella della comunicazione. O, forse, dell’incomunicabilità. Il proletariato operaio, speranza marxiana di una classe sociale che potesse sostituire l’aristocrazia nell’opera di contenimento della debordante e oppressiva borghesia ottocentes...

Di male in legge!

Non occorrono elezioni, tra noi alati, per valutare chi sia degno o meno d’entrare in Paradiso: qui approdano solamente i migliori. Per i peggiori c’è un’altra significativa  location , non meno frequentata, priva di nuvole ma comunque dotata di riscaldamento autonomo e gratuito, seppur non regolabile a piacimento dell’utente. Esistono nove cieli, qui in Paradiso, come spifferato dal vostro ultimo turista – un tal fiorentino dal naso ingobbito – perché è pur vero che se esiste il bene esistono anche l’ottimo e il meglio: cieli di prima o di nona categoria. Ma è pur certo che un malvagio non potrà mai varcare i cancelli sorvegliati da San Pietro. Neppure col più scafato tra gli scafisti. Gli eletti, qui, li eleggiamo noi!  Potrebbe dirsi lo stesso del Parlamento italiano, già privato della libertà di voto col rosatellum , ed ora in procinto d’essere interamente occupato dai partiti? Non dai rappresentanti della popolazione italiana ma dai tesserati di quelle che in Italia sono ...