Nessuno si lecchi i baffi prima del tempo. Nessuno si intesti una vittoria che non è la sua. Consideri piuttosto le ragioni dell’altrui sconfitta. Quando in un referendum costituzionale la scelta è tra la conservazione e il regresso, tanto i conservatori che i progressisti votano entrambi per la conservazione. I primi per convinzione, i secondi perché uno status quo è sempre e comunque meglio di dieci passi indietro. Ciò nonostante, in un campo largo che è in realtà un mosaico di aiuole casualmente confinanti, adorne qualcuna di splendide piante ma alquanto rinsecchite, altre di troppo teneri virgulti, altre ancora di sole erbacce, c’è chi salta più d’un Tajani nel tentar d’acchiappar con mano il sol dell’avantieri ed impadronirsene non per proprio merito, ma per altrui demerito. Non funziona così, in politica. Un autogol può determinare l’esito di una partita, ma non per ciò regala lo scudetto alla squadra avversaria, che a rete sarebbe meglio ci andasse con i propr...
Accusare di «politicizzazione» la Magistratura, per bocca di un Governo mai così politicizzato e di un Parlamento mai tanto sottomesso alla politica, che prendono apertamente posizione il primo per mano del presidente del Consiglio ed il secondo nella persona del presidente del Senato, ha finito per contagiare di (pessima) politica persino una consultazione che politica, di per sé, non era. Politica è stata piuttosto la campagna referendaria, e politiche saranno le conseguenze della vittoria del NO, esaltata peraltro da una consistente partecipazione al voto. Ha vinto il No. Ha perso il Sì. Un limpidissimo NO alle modifiche costituzionali volute da una maggioranza non qualificata in Parlamento, nel tentativo di limitare il raggio d’azione del terzo potere dello Stato: la Magistratura. E sottolineiamo« potere». Di pari grado con quello di Governo e Parlamento. «Potere»: non «amministrazione» della Giustizia. Perché quella, come ogni atto amministrativo dello Stato, comp...