Chi ancora non avesse compreso come e quanto il rincitrullimento americano riguardi non soltanto gli inquilini della Tana Bianca, ma l’intera nazione, del cui regresso il Pannocchia non è che uno dei tanti disdicevoli esempi, non ha che da volger lo sguardo verso quel che è diventato, nell’arco di un decennio, il grande cinema americano. Chiamarlo «cinema» è già di per sé un oltraggio. Neppure lo si può definire «televisione», strumento che consente di «vedere da lontano», quando la maggior parte dei film odierni è girata nel chiuso di uno stanzino. Prodotti audiovisivi che non possono considerarsi veri film, ma giusto un’apostrofo color nutella fra quei trenini di spot pubblicitari che, ad orari precisi, marciano su e giù lungo le piattaforme di streaming . C’era una volta il cinema. Quello vero. Le prime pellicole erano affamate di luce. Inimmaginabile girare in esterni, con carovane di gruppi elettrogeni su ruote per alimentare decine e decine di riflettori a...
I gridolini di ammirazione di tanti italici micropolitici per gli attributi mostrati dal torero spagnolo Pedro Sánchez di fronte al monoattributo Donald Trump, non han trovato sulla stampa migliore interpretazione se non quella di un modello mancato per tanti suoi omologhi europei, alcuni dei quali in vacanza, altri in visita ufficiale alla Tana Bianca, altri intenti a riporger le chiappe al disoccupato Putin. A coreggiare (a unirsi al coro) anche tanta italica carta ex-stampata. Tanto impegnata a tirar le orecchie ai ministri distratti o a biasimare quelli in spiaggia, da sorvolare su due non trascurabili elementi di valutazione. Primo. C’è un re, in Spagna. E, per quanto i suoi poteri siano limitati dal Parlamento e dal capo del Governo, limitata non è la secolare dignità della Casa regnante. Responsabile non soltanto della difesa e del benessere dei propri sudditi, ma anche dell’immagine pubblica del Regno di fronte al mondo e alla Storia. Secondo. Ancor più minacciati de...