È un Conte di nome, ma non di fatto, quello che ultimamente si aggira sulle pagine dei giornali accusando gli incerti alleati di voler deliberatamente costruire «una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti». Pretendendo con ciò d’aver detto qualcosa « de sinistra », piuttosto che un tardivo rigurgito di pacifismo hippy marchiato Woodstock, 1969, immemore del fatto che per «metter dei fiori nei nostri cannoni» occorrerebbe per prima cosa averceli, quei cannoni. Sottratti all’Italia, insieme al naviglio, agli aerei d’assalto e alle difese costiere dai Trattati di pace di Parigi del 1947. Certo, in quel mondo senza nemici, senza confini e senza classi idealizzato due secoli or sono da Karl Marx sarebbe stato forse possibile vivere in pace e disarmati, come in certi piccoli villaggi dove ancora si dorme col portone aperto. Ma neppure quell’immaginaria società – che mai nacque – sarebbe potuta esistere se non macchiandosi del sangue di un’irrinunciabile rivoluzion...
Le grida e le contrattazioni che dal banchetto ortofrutticolo dei meloni vanno allargandosi all’intero mercatino estivo, dove venditori e friggitori d’aria, non contenti di spacciare elezioni farlocche per l’anno che verrà, già puntano il dito in direzione del Quirinale, sono la diretta quanto inevitabile conseguenza di quell’abolizione del diritto di voto che fu a suo tempo il Rosatellum . Se non son più gli elettori a scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, ma quei partiti che un tempo si limitavano a proporli ed oggi invece li impongono, perché mai l’inquilino del Quirinale non dovrebbe venir deciso anch’esso dai partiti, piuttosto che votato (segretamente) dai grandi elettori? Da tempo i partiti si sono impadroniti tanto del Parlamento che del Governo, ed ora tentano d’allungar le mani anche sulla Magistratura. Si salva (per ora) giusto il Presidente della Repubblica: comandante in capo delle Forze Armate, unico titolato a sottoscrivere trattati internazionali, a dichiarar...