C’è stato un tempo, in Italia – quando ancora esisteva la libertà di voto – in cui recarsi alle urne era un piacere e una certezza: il piacere di una bella ed utile passeggiata sotto un cielo terso (non a caso si vota di norma in primavera) con idee ben chiare circa la direzione da imprimere alla matita copiativa anch’essa a passeggio sulla scheda.. Si votava per circoscrizioni, e nelle tante ben nutrite liste era quasi impossibile non trovare una persona nota o un conoscente, se non addirittura un amico o un parente. Oggi, a chi intendesse tradire il fedele materasso per le false ammiccanti promesse delle infedeli urne, la misera scheda altro non saprà offrire che uno scarno elenco di nomi prescelti dal comitato centrale d’un partito, fermamente intenzionato a prender possesso dell’intero Parlamento per sostituirsi a quei rappresentanti del popolo sovrano di cui parla invece la Costituzione. Che ai partiti vieta persino l’ingresso in aula, per lasciar posto ai gruppi parla...
Immaginate una televisione che per ventiquattr’ore al giorno non trasmetta altro break pubblicitari. Niente film, zero telegiornali, quiz, serie, concorsi, approfondimenti, musica, cultura, intrattenimento, incontri sportivi, umorismo, satira. Solo ed esclusivamente un’infinita mitragliata di sguaiati comunicati pubblicitari. Adesso, però, smettete di immaginare: perché quella televisione esiste per davvero. Non soltanto sul piccolo o grande schermo, ma anche nelle aule parlamentari, nelle piazze, sulle pagine dei giornali, nei ministeri, nelle istituzioni occupate dai partiti, nei consigli comunali e regionali, nella totalità di quella che è per consuetudine definita «comunicazione politica». Fra milioni di parole sconclusionate e prive di senso, è forse a qualcuno ultimamente capitato d’udire l’enunciazione di un qualche saldo principio, di un obiettivo programmatico, di un qualsiasi progetto per l’avvenire, di un sogno da realizzare, di una valida proposta che poss...