Non è più tempo di carne da cannone: al fronte ci vanno missili e ordigni telecomandati e a morire son solo i civili, colpiti nelle loro case volutamente o per sbaglio. È invece tempo di carne da barcone: migliaia di disperati accalcati su zattere fatiscenti, abbandonati in balia delle onde al prezzo di un volo intercontinentale di prima classe. Che diventano decine di migliaia quando un salvagente da pochi euro può agevolmente sostituire l’imbarcazione, come è accaduto a Ceuta, dove settantamila bagnanti – per lo più ragazzini in cerca di facili emozioni – aizzati dal re del Marocco han proditoriamente varcato la labile frontiera che separa il regno africano dall’enclave spagnola in terra d’Africa. L’episodio, spentosi ben presto con la volontaria remigrazione della quasi totalità dei fuggiaschi, colpiti dal caldo, dalla sete e dalla fame assai più che dalle guardie di frontiera, ha avuto particolare eco in Italia: ottima benzina per il rombante motore di Vannacci, pessima ...
A quanti, in coda al semaforo sotto il sole, non è scappato un «Ma va’ a mori' ammazzato!» strillato all’automobilista davanti, appisolatosi allo scattare del verde? A molti, se non a tutti. Ma in pochi, fortunatamente, son scesi dall’auto per dare effettiva esecuzione a quel sommario processo. Rigorosamente mentale. Molti, invece, forse troppi, si sarebbero comportati come il gioielliere-giustiziere rapinato nella provincia di Cuneo. Ed anche peggio. Ma è proprio per evitare che ciò accada che esiste in Italia la Legge. La vendetta personale appartiene all’alba della civiltà, ma anche allora si rese necessario individuare dei capitribù che stabilissero alcune norme e le facessero osservare, e dar vita a credenza religiose che stabilissero regole ancora più alte, alle quali persino i capitribù dovessero sottostare. «Non uccidere» è una di quelle norme: tra i comandamenti cristiani sta al quinto posto, dopo le offese a Dio e alla famiglia. Tutte le società moderne l’hanno rec...