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C'era una volta Hollywood

Chi ancora non avesse compreso come e quanto il rincitrullimento americano riguardi non soltanto gli inquilini della Tana Bianca, ma l’intera nazione, del cui regresso il Pannocchia non è che uno dei tanti disdicevoli esempi, non ha che da volger lo sguardo verso quel che è diventato, nell’arco di un decennio, il grande cinema americano.  Chiamarlo «cinema» è già di per sé un oltraggio. Neppure lo si può definire «televisione», strumento che consente di «vedere da lontano», quando la maggior parte dei film odierni è girata nel chiuso di uno stanzino. Prodotti audiovisivi che non possono considerarsi veri film, ma giusto un’apostrofo color nutella fra quei trenini di spot pubblicitari che, ad orari precisi, marciano su e giù lungo le piattaforme di streaming .    C’era una volta il cinema. Quello vero.  Le prime pellicole erano affamate di luce. Inimmaginabile girare in esterni, con carovane di gruppi elettrogeni su ruote per alimentare decine e decine di riflettori a...
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Sangue e arena

I gridolini di ammirazione di tanti italici micropolitici per gli attributi mostrati dal torero spagnolo Pedro Sánchez di fronte al monoattributo Donald Trump, non han trovato sulla stampa migliore interpretazione se non quella di un modello mancato per tanti suoi omologhi europei, alcuni dei quali in vacanza, altri in visita ufficiale alla Tana Bianca, altri intenti a riporger le chiappe al disoccupato Putin.  A coreggiare (a unirsi al coro) anche tanta italica carta ex-stampata. Tanto impegnata a tirar le orecchie ai ministri distratti o a biasimare quelli in spiaggia, da sorvolare su due non trascurabili elementi di valutazione.  Primo. C’è un re, in Spagna. E, per quanto i suoi poteri siano limitati dal Parlamento e dal capo del Governo, limitata non è la secolare dignità della Casa regnante. Responsabile non soltanto della difesa e del benessere dei propri sudditi, ma anche dell’immagine pubblica del Regno di fronte al mondo e alla Storia. Secondo. Ancor più minacciati de...

Pulizie di primavera

C’era una volta, in Italia, tra l’VIII secolo e il 1870, lo Stato della Chiesa: un regime teocratico fattosi monarchia assoluta che, dalle coste laziali, si estendeva fino all’Adriatico, includendo la Romagna, l’Umbria, le Marche. Un’estensione pari al doppio dell’odierno Stato di Israele.  I peccatori non dovevano attendere l’Inferno, per averne un assaggio già su questo mondo, e la pena di morte era largamente praticata.  Sembrava che niente e nessuno potesse sconfiggere quel grande regno che spaccava in due lo Stivale, dotato di immense risorse finanziarie e spalleggiato da potenti alleati.  Storia, religione, denaro, potere e geografia non impedirono tuttavia alla neonata monarchia sabauda, nel 1870, di conquistarlo ed annetterlo al nuovo Regno d’Italia.  L’antico Stato dei Papi sarebbe risorto soltanto nel 1929, sotto il nome di Stato del Vaticano. Con un  territorio centomila volte più piccolo (0,44 kmq in luogo di 44.000), ma non per questo meno influente...

Prova microfono

Sul palco di Sanremo l’avrebbero forse definito una prova microfono, l’attacco a sorpresa lanciato poche ora fa dall’aviazione israeliana a Teheran, mentre l’orchestra navale trumpiana accorda gli strumenti al largo tra Mar d’Arabia e Golfo Persico.  Si tratta di un attacco mirato, principalmente indirizzato sui palazzi presidenziali iraniani, concordato con le forze USA e in purissimo stile Trump: ossia doppiamente vigliacco. Non soltanto perché il Pannocchia manda avanti ancora una volta il minuscolo Stato ebraico, ma anche (e soprattutto) perché sferrato in pieno Ramadan: l’equivalente di un attentato terroristico in Occidente la notte di Natale. Qualche minuto fa, in un discorso ufficiale, Trump ha apposto la propria firma sull’operazione militare, intestandosela. L’allievo è americano, ma la scuola è quella di Putin: finto tavolo di pace con musica di missili e urla di dolore.  Lento, lentissimo il tavolo; veloci, velocissimi i missili.  A poche ore dall’attacco ness...

Il bue e l’asinello

Il bue che dà del cornuto all’asino è un antico e collaudato proverbio che riposiziona in ambito campestre l’evangelico versetto: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?» [Luca 6,41]. Sentire un ministro della Repubblica imputare di «politicizzazione» un membro della Magistratura, suo pari grado, non può che richiamare alla mente la mendace accusa di quel cornutissimo quadrupede: il ministro di un Governo mai così politicizzato, al servizio di un Parlamento ancor più politicizzato, incolpa di politicizzazione il meno politicizzato fra i tre poteri dello Stato. Il solo (non a caso) che espressamente richiede ai propri membri un titolo universitario, non soltanto la scuola dell’obbligo. Aperto a pochi e selezionati, non al primo scaldapopoli di passaggio.   A rigor di Costituzione, il Parlamento è (dovrebbe essere) cosa ben diversa dalla politica. Ai partiti non è permesso esser presenti in aula: ai senatori e ...

Ministrini e minestroni

Quattordici panzane ben rimestate non bastano per fare un buon minestrone. Neppure insaporendole con tanta, tanta, tanta polpa di Melone. Eppure, nella lunga corsa verso un referendum grimaldello che, mentre chiede un innocuo voto sulla serratura (carriera dei magistrati), cerca invece di scassinare la cassaforte (la Costituzione), la ministra del minestrone si è ieri esibita in un’accorata denuncia delle presunte storture di una «Magistratura politicizzata» che, a parer suo, contrasta l’azione (?) del Governo in materia di immigrazione irregolare. Per dimostrarlo, inanella ben quattordici smisurate panzane che, con l’aiuto del nostro collaudato panzanometro, andremo ad esaminare nel dettaglio.  Questo il testo integrale della dichiarazione di chi presiede il Consiglio dei ministri: «Un cittadino algerino irregolare in Italia che ha alle spalle 23 condanne , tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni, non potrà essere trattenuto in un CPR né trasferito nel c...

L'uditore

— Fate i bravi, o vi prendo a cinghiate e vi sbatto fuori dall’aula! Questa è l’idea di pace che il piccolo padrino della Tana Bianca coltiva dentro di sé, nella speranza di poterne un giorno raccogliere un Nobel. Magari autentico.  L’idea di un indegno maestrino, temibile quanto può esserlo un adulto tra i bimbi di una classe elementare, che alza la voce (e le mani) nel tentativo di imporre con la forza la propria idea di ordine.  Ordine inteso non come strumento per disciplinare e far crescere quell’indomabile congrega di scalpitanti discepoli, ma l’irrinunciabile premessa per silenziare la classe e meglio potersi immergere tra le pagine sportive del quotidiano locale.   Del futuro dei bimbi gliene frega una mazza. Asino, malvagio e ignorante come ogni mafiosetto di provincia, quei piccoli non sono per lui che un insignificante apostrofo di seccature tra l’alta concezione di sé e l’insoddisfacente stipendio. Per incicciare il quale, gli alunni sarebbe persino disposto a...