— Ho già vinto! Anzi, no: vincerò tra dieci giorni. Negózino, o sarò il loro incubo! Questo il grido di vittoria del Ciuffo di Washington, farcito di avvisi e minacce come un grido di vittoria non dovrebbe invece mai essere. Un vero vincitore non sommerge di male parole lo sconfitto. Se il nemico ha ben combattuto gli rende piuttosto l’onore delle armi. Se è stato annientato, gli porge una mano per aiutarlo a risollevarsi, come già in Europa con il piano Marshall. Le strilla del frastornato ottuagenario dittatore USA&getta suonano alle orecchie del mondo come un grido di rabbia, piuttosto che di vittoria. Non ci è dato vedere, in America, strade cittadine invase dalla popolazione vittoriosa in festa, né in Iran maree di disperati che si trascinano affamati tra le macerie. Quel che invece è dato osservare è solo un vecchio pollastro dal ciuffo (un tempo) arancione che saltella tra un insulto, un missile ed un indice di Borsa, al solo fine di accumulare dollari svalutati s...
423 anni dopo il primo arrivo in Paradiso, confinato su una nuvola periferica al numero 22.676, ho finalmente conquistato le ali di angelo di terza categoria, col diritto ad alloggiare nella più signorile Nuvola 37. Ed è da qui che vi scrivo, per ringraziare l'umanità che con le sue eterne stupidaggini allieta le giornate di noi alati. Senza di voi, non avremmo che noia eterna. Grazie a voi, invece, non mancano occasioni per ridere, arrabbiarci, sbeffeggiarvi. In una parola: per vivere.