Passa ai contenuti principali

Post

Pensiero fossile

Indispensabile, ma non inesauribile.  La cosiddetta «intelligenza artificiale» (AI) – che di intelligente ha in realtà ben poco, o forse nulla – è una tecnologia tanto necessaria e inevitabile quanto, per sua natura, tendenzialmente pericolosa nel tempo.  È necessaria, perché la crescita esponenziale delle informazioni rende oggi impossibile non solo la loro acquisizione e conoscenza, ma persino la catalogazione. Si pubblicano ogni giorno nel mondo 6.027 libri (dati UNESCO 2022), ai quali occorre sommare alcune migliaia di testate giornalistiche, oltre a mezzo milione di ore di trasmissioni televisive quotidiane. Ancora poca cosa, in confronto all’oceano infinito di informazioni, vere e false, che circolano sul web .  Se ancora ai tempi di Dante esistevano uomini autorizzati a dire d’aver letto tutto quel che sin dalle origini era stato scritto nel mondo, ai giorni nostri nessuno può e potrà mai essere in grado di affermarlo. Dieci vite non sarebbero sufficienti per prend...

Tra un raglio e l’altro

Apri il giornale e, tra i denti digrignanti di Salvini, leggi l’irremovibile intenzione di impedire in qualsiasi modo tutti i prossimi annunciati e non annunciati scioperi.  E mica per guadagnarsi un brandello di prima pagina su quei pochi giornali ancora rimasti, ma per «tutelare gli interessi dei cittadini»!  L’alternativa sarebbe costruire ferrovie e asfaltare le strade. Ma costa tanto, non ti manda in televisione, tocca faticare e neppure porta voti.  Meglio dar buca alle buche.  Ciò che colpisce nel suo discorso, tuttavia, non è tanto la protervia del ministro che non amministra, quanto l’impunita ignoranza che sottende il pubblico uso ed abuso del termine «cittadino», inteso come «popolazione».  Asservire il linguaggio all’interesse del momento è stata certo la più duratura invenzione del defunto cavalier Malpensa. Stufo d’esser chiamato «impresario», si inventò la variante «imprenditore», presto estesa a chiunque svolgesse una qualsiasi attività non alle ...

Vegani in macelleria

Così si sente un uomo di senno al cospetto dell’urna elettorale: come un vegano in macelleria. Inutile che da dietro il bancone in molti gli decantino pregi e qualità di questo o quel taglio, le cure dell’allevatore o le caratteristiche organolettiche del prodotto: al malcapitato vegano non resterà che voltare le spalle e cercare inutilmente altrove ciò di cui ha realmente bisogno. I vegani elettorali, in Italia, han toccato punte del 56%, e sono in continua ascesa.  I carnivori festeggiano: meno persone vedono intorno alle urne, meglio è per loro. Liberi di svuotare le celle frigorifere ed ingozzarsi indisturbati a proprio piacimento.    Ma questa è al momento l’unica offerta alle urne. Neofascisti con la licenza elementare o spacciatori di idee senza qualità da svendere ad elettori con ancor meno qualità. Rincitrulliti dai quiz televisivi, dai videopeti di tiktok , dai gratta e perdi, dalle pasticche a poco prezzo, dalla certezza dell’impunità. Il voto degli animali, do...

La rivolta dei cowboys

L’America si prepara alla guerra.  A meno di un mese dall’insediamento del secondo governo Trump, la squadra del presidente somiglia sempre più alla corte di un sultano che non a un governo federale, attento alle necessità dei cinquanta Stati che ne fanno parte.  Con la sola esclusione dei fondamentali ministeri degli Esteri e del Tesoro, affidati ai due soli esemplari di specie umana presenti nella squadra (Marco Rubio e Scott Bessent, ha affidato ogni altro dicastero ad una schiera di burattini pronti a parlare con la sua voce, imitare le sue smorfie ed esporsi al suo posto.  Così ha voluto l’America. Forse conscia del fatto che per scontrarsi contro autentici sultani, come da sempre lo sono Putin, Kim Jong o Xi Jinping, non esista altra salvezza se non quella di contrapporgli un altro monarca assoluto. Possibilmente più forte di loro. Come sperare altrimenti di vincere, contro uomini in grado di decidere in pochi secondi, quando le procedure democratiche soffrono invec...

Tra il non dire e il fare, c'è di mezzo il mare

Putin affila i missili. Un ipersonico Oreshnik costa quanto una villa a Portofino ma dura molto meno. Distrugge quanto sei bombardamenti aerei ma, soprattutto, lo lanci dal comodino del letto e non rischi la pelle. Anzi: non rischi nulla. Se non che qualcuno te ne tiri di rimbalzo uno più grosso.  Tante spese e tanto affanno per metter le mani su uno staterello come l’Ucraina, povero, disarmato e ventotto volte più piccolo della santa madre Russia? Se fosse vero, ci sarebbe da interrogarsi non solo sulla lucidità mentale di Putin (offuscata da un pezzo) ma anche su quella dei generali e dei reggibanana che gli ronzano intorno, neppure in grado di comprendere quale figura barbina sia quella di un orso gigantesco che in mille giorni non riesce a divorare un piccolo scoiattolo. Dev’esserci dell’altro. E quell’altro, come già ipotizzato altrove , è quell’unico bene che alla Russia manca, e che neppure è in grado di comprare: il mare. O meglio: i mari. Il Baltico, il Mar Nero... Magari ...

Mala tempora

Son tempi di guerra. Da sotto i cespugli compaiono gli uomini di guerra, in pieno assetto di guerra. Ed in America è subito Trump.  Vecchio, ignorante, rancoroso, totalitario, violento, maleducato, irrispettoso, misogino, volgare, incapace di articolare un discorso compiuto, ma impaziente di mordere e combattere.  Contro chi?  Contro chiunque. Perché chi cerca lo scontro non sceglie l’avversario: gli si lancia addosso, chiunque esso sia, e lo azzanna. Come fa qualsiasi belva feroce.  Col traballante Biden, è stato un vincer facile. Con Kamala, impastoiata dal dilagante woke ma ferma incarnazione della donna americana, più difficile. Ma infine è accaduto quel che nessun uomo di senno avrebbe osato prevedere (i mercati e gli investitori invece sì): la Casa Bianca dovrà per altri quattro lunghi anni sopportare il rumoroso e maleodorante ospite, ed il Pulsante Rosso ritrovarsi addosso il pruriginoso dito.  Carburante della vittoria è stata come sempre la paura. Ci ...

Il malgoverno

Chiunque abbia ultimato con successo almeno la scuola media, non può non sorridere nell’udire gli strepiti di chi ancora è alle prese con gli studi elementari, ed accusa i magistrati di inseguire, con le loro azioni, oscuri fini di natura politica.  Verrebbe da dir: da qual pulpito! Perché, a rigor di Costituzione, non solo ai magistrati, ma neppure a un parlamentare o a un ministro è concesso piegarsi a un qualsiasi interesse di parte.  * * *  Deputati e senatori, una volta eletti, non rappresentano più il partito che li ha candidati, ma l’intera nazione: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» (Cost., art. 67). Senza doversi sentire in debito nei confronti di una qualsiasi formazione politica. Movimento o partito che sia.  In conseguenza dell’art. 67,  non è concessa ai partiti alcuna cittadinanza in Parlamento, dove in luogo d’essi agiscono i Gruppi Parlamentari, ai quali ciascun deputato è libe...