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Reporter di guerra

Un giornalista pestato a sangue da un gruppo di facinorosi, difesi dalla seconda carica dello Stato che lo accusa di non essersi dichiarato come tale (versione aggiornata del «non sono io razzista: è lui che è negro») è innanzitutto una contraddizione in termini.  Perché il mestiere del giornalista è quello di raccontare la notizia, non quello di farsi notizia egli stesso.  Così, passeggiando per le sempre meno linde e sicure vie di Torino, un giovane reporter del quotidiano cittadino (La Stampa), attento per sua missione anche ai minimi fatti di interesse locale, nota un chiassoso assembramento nella centrale via Cellini, dove rumorosamente si festeggia il sedicesimo anniversario del circolo «Asso di bastoni»: sede locale del movimento Casapound, nato nel 2002, in nome di Ezra Pound, al solo scopo di occupare case e proprietà private per fini abitativi e per attività sociali. Incurante di quell’art. 633 CP che, almeno a parole, dovrebbe tutelare quella proprietà privata un te...

Costruire e distruggere

Per potersi onestamente definire «conservatori», occorre innanzitutto possedere qualcosa che meriti d’esser conservato: una tradizione, una storia, un patrimonio. Una forza politica che ami dichiararsi «di destra» ma lungi dal promuovere la conservazione auspichi invece una rivoluzione, non può certamente definirsi «conservatrice».  Ed infatti, ovunque nel mondo, una forza che agisca in tal senso la si definisce più propriamente «fascista».  Con la «f» minuscola, per distinguerla dal Fascismo , regime politico incarnato dal Partito Nazionale Fascista, al potere in Italia dal 1923 al 1943: in quanto tale magari imitabile, ma di fatto irripetibile.  Nell’accezione internazionale, l’aggettivo « fascist » rimanda ad un qualsiasi sistema politico autoritario, totalitario, nazionalista, intollerante e razzista (« a political system based on a very powerful leader, state control of social and economic life, and extreme pride in country and race, with no expression of political d...

Asini e Cavalli

Nonostante la schiacciante affermazione dei partiti antifederalisti in Italia (oltre il 90%) abbia indubbiamente segnato una battuta d’arresto nel processo costitutivo di uno Stato Federale Europeo, il ribaltone elettorale francese ha provvidenzialmente rimescolato le carte finendo col disegnare un quadro di sostanziale continuità, con Ursula Von Der Leyen confermata presidente del Consiglio – con 401 voti a favore, 284 contrari, 15 astenuti – e l’avvocato Roberta Métsola a capo del Parlamento, con 562 schede su 623 valide.  La marcia riprende dunque con le medesime guide, ma la cordata è assai più impreparata e litigiosa. In particolare il piccolo ma burrascoso gruppetto degli Italiani. E questo mentre la strada si fa sempre più in salita.  Una cosa è chiara: coi soli trattati non si va da nessuna parte. Persino l’ONU (l’altra Unione di cui l’Italia fa parte) mai come oggi appare tanto ininfluente e disattesa nelle sue pronunce. Che tali sono e tali resteranno, senza uno St...

Sfiorato dalla Storia

Nulla da dire. La Fortuna è dalla sua.  Non soltanto la dea bendata (forse proprio a causa della benda) ha fatto sì che il proiettile fatale lambisse Donald Trump a pochi centimetri da quel cervello comunque difficile da scovare e centrare, ma la foto simbolo dell’evento, distesa a tutto campo sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo, vale da sola dieci campagne elettorali. Per una straordinaria quanto casuale combinazione di luci, movimenti e pose, la foto ha una forza comunicativa difficile da ottenere  persino in un teatro di posa hollywoodiano.  La bandiera in alto alle spalle, il cielo terso, l’ammucchiarsi delle guardie a protezione dell’«eroe», la ripresa dal basso ne fanno quasi una versione aggiornata a colori del celebre monumento alla vittoria di Iwo Jima, ad Arlington.  Sempre per non volute coincidenze, non c’è nella foto un colore che non sia quello della bandiera USA: il blu delle giacche, il bianco delle camicie e persino le strisce rosse d...

Ha vinto la Francia

Non hanno vinto «i migliori», perché di «migliori» in gara non ce n’erano. Hanno perso i peggiori: perché di «peggiori», invece, ce n’eran tanti.  Eccome se ce n’erano. C’era in primo luogo Marine Le Pen, erede di un governo nazista che ha scritto a Vichy alcune pagine tra le peggiori della Storia di Francia, a cui sognava di aggiungere nuovi oscuri capitoli.  C’era Melanchon, da troppi oggi acclamato come trionfatore, ma di fatto impedito ad incassare la vincita, conquistata non dal suo partito, ma da un disordinato mosaico che spazia dai saccheggiatori di piazza fino a quei socialisti che si riconoscono nell’irreprensibile figura dell’ex presidente Hollande.   C’era lo stesso Macron, costretto ad imporre ai Francesi crescenti sacrifici – a fronte del più alto debito pubblico d’Europa – ma evidentemente privo di quel carisma e di quel favore popolare che in tempi assai peggiori consentirono ad altri di chiedere alla propria gente lacrime, sudore e sangue. Ottenendoli. ...

Non solo in Francia, quei mal di pancia

Non basta l’inferno della banlieue per spiegare quell’inattesa corsa verso il precipizio in cui la Francia ha deliberatamente scelto di impegnarsi.  Non basta. Perché le medesime spinte suicide paiono oggi animare gli Stati Uniti d’America, figli anch’essi di quel medesimo pensiero illuminista che segnò in Francia la nascita dell’Età Contemporanea. Il mondo è alla vigilia di grandi cambiamenti, come lascia intendere il crescente scalpitare di Paesi un tempo invisibili, dalla Russia all’India, alla Cina.  Un ribollire non sempre sommesso smuove l’intero Occidente, dalla Sicilia alla Svezia, dalla California al Giappone. Alla radice del mutamento c’è la fine, nel mondo occidentale, di quella che è stata definita l’«Età Industriale», figlia di quel fulmineo cambio di passo del mondo che fu la Rivoluzione dell’Ottantanove, e da essa storicamente inscindibile.  Monarchie ed imperi non han mai sentito il bisogno di dar vita ad una grande industria. Han sempre vissuto di rendit...

Tornano i sanculotti

Vincono i sanculotti del Terzo Millennio. I desperados della banlieue e delle campagne francesi, immiseriti dalla fine della Rivoluzione Industriale, impreparati ed estromessi da qualsiasi moderna attività lavorativa, ignoranti, disadattati e insoddisfatti, dunque facile preda dei seguaci di quella Marie Le Pen erede della Vichy neonazista, oggi a libro paga della non meno nazista Russia di Putin.  Marie Le Pen ha vinto facile, contro la sofferente Destra di Macron e il mine(sini)strone populista che rimesta nella medesima pentola rimasugli paleosovietici, protestatari imbrattamuri d’ogni sorta, zombie duri a morire, saccheggiatori in gilet giallo, giovani portatori insani di bandiere di Hamas e dell’ISIS.  Butta male, in quella Francia culla dell’Illuminismo e patria di Montesquieu, da due secoli faro di libertà per il vecchio come per il nuovo mondo.  Butta male per un’Unione Europea costretta ad una pericolosissima battuta d’arresto nel sempre più urgente processo di...