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Il prete e l'architetto

Quale sarebbe il vostro pensiero se il progettista di un edificio ecclesiastico e quindi l’impresa incaricata di costruirlo pretendessero poi di metter becco su quel che il prete debba o meno predicare in chiesa?  O se un ingegnere musulmano o un costruttore induista fossero autorizzati ad esprimere una valutazione e un giudizio sulla qualità dei sermoni che un sacerdote cristiano porge in chiesa ai fedeli? Eppure è proprio di ciò che si parla, nel disegno di legge costituzionale attualmente in discussione alle Camere, volto a minare l’indipendenza della Magistratura dal Governo e dal Parlamento. Un progetto che prevede la definitiva separazione delle carriere tra magistrato inquirente e magistrato giudicante – già adesso limitata ad un solo possibile passaggio – e la sostanziale esautorazione degli organismi di controllo interni, sostituiti da un’Alta Corte esterna e sottratta alla presidenza del Capo dello Stato.  Un disegno impropriamente definito «riforma della Giustizia»,...

«Frociaggine»

Può una parola sola riempire le prime pagine dei giornali, quando otto colonne su nove attendono ansiose i reportage di una guerra in continua espansione e le lame affilate di una competizione elettorale europea?  La risposta è sì , se a pronunciare quella parola è stato il Papa. E se quella parola è «frociaggine». Tradotta: il non insolito ma vasto e preoccupante diffondersi di tendenze omosessuali nei seminari, dove storicamente più d’un seminarista è stato nei secoli più volte inseminato.  Il concetto è chiarissimo, il termine forse inappropriato, se affacciatosi sulle labbra di un Papa. Ma va da sé che, pur essendo il Papa il monarca assoluto dello Stato del Vaticano, è anche vero che è pur sempre il vescovo de Roma , e in quanto tale contaminato da quel gergo popolaresco assai familiare alle Garbatellesi, che ci vivono, ma non altrettanto agli Argentini.  Così, durante una riunione a porte chiuse (non troppo, a quanto pare) sullo stato dei seminari e sull’opportunit...

Animali terrestri

L’orso attaccabrighe scopre le sue carte.  Carte nautiche, per l’esattezza.  Con una mossa a sorpresa, la Russia ha manifestato l’intento di allargare i confini marittimi intorno a Kaliningrad – enclave russa in Europa – svelando così al mondo che quella di Putin non è fame di terra (come potrebbe averne, il più vasto Paese al mondo, ventotto volte più grande dell’Ucraina?) quanto piuttosto fame di acqua. Fame di mare.  Il grande cruccio dell’aspirante padrone del mondo è proprio quello di non poter armare una flotta che possa competere con quella americana (la prima al mondo), e neppure con quella cinese (la seconda). E sebbene la marina russa occupi onorevolmente il terzo posto in classifica, è anche vero che i navigli di cui essa dispone sono per lo più sottomarini, non potendo fare affidamento su porti e mari in grado di ospitare in sicurezza una grande forza navale.  Il mare di Azov, sotto il controllo russo dopo l’invasione della Crimea (2014), è più simile a u...

A volte, ritornano

Ritorna il malaffare. E mica bambino: già adulto.  Indisturbato, è cresciuto e si è fatto degli amici. Troppi amici. Dai manovali di una mafia che al Sud comanda – ma al Nord si arricchisce – fino alle massime autorità regionali.  Ci si attenderebbe una risposta adeguata da parte dello Stato, e dunque dalle tre istituzioni che ne incarnano i poteri: Parlamento, Governo e Magistratura. La Magistratura ha fatto la sua parte: ha indagato e incriminato i presunti responsabili. Missione not-impossible , dal momento che i criminali agiscono ormai alla luce del sole, sicuri dell’impunità.  Il Governo ha invece accusato la Magistratura del consueto attacco «a orologeria»: se non avesse sollevato il tappeto, nessuno avrebbe notato la sporcizia. Che fa tanto brutto, specialmente quando si attendono gli invitati alle urne: molti dei quali già poco intenzionati a prender parte alla festa e adesso più che mai orientati a restarsene a casa.  Il Parlamento, dopo un primo lungo asso...

Non chiamatele guerre

Non chiamatele guerre.  Nessuno definirebbe «incontro di boxe» lo spettacolo di un pugile di settanta chili costretto a difendersi sul ring da un avversario che ne pesa millenovecentosessanta: ventotto volte di più.  Eppure, tale è la lotta tra la Russia imperiale di Putin e la confinante Ucraina, ventotto volte più piccola. Una disparità da far impallidire la sproporzione tra Davide e Golia.  Se poi si considera che quel combattimento non è stato sportivamente concordato e programmato, ma avviato nottetempo e di nascosto per mano del più grande e più forte, dovrebbe apparire evidente che non di guerra si tratta, ma solo di una vile aggressione. Di una proditoria offesa dalla quale la minuscola Ucraina tenta strenuamente di difendersi.  Che guerra non sia, lo dimostra il fatto che si muoia da una parte soltanto: sempre al di qua del confine con la Russia, mai al di là. Non si vedono città russe rase al suolo dagli Ucraini, o civili russi sterminati, o bambini russi ...

Aggiungo un posto a tavola?

Molti osservatori han definito «geniale» la trovata di presentarsi agli elettori facendosi chiamare solo per nome e non per cognome. E geniale certamente lo è. L’Europa (o meglio, le Europe ), è qualcosa di assolutamente estraneo per un gran numero di elettori, i quali – quand’anche non la considerino un vero e proprio nemico – la vedono come un’inutile spesa e un fastidioso impiccio. Con due guerre alle porte, poi, anche un compromettente impegno ed un evitabile pericolo.  Che c’è di meglio, allora, dell’atteggiarsi ad amabili e innocui bimbi in fasce, e come tali presentarsi al voto? Son sufficienti un breve nomignolo, panni semplici, un tenero sorriso, tanta voglia di giocare e qualche accattivante mossetta. Con tanti amici e parenti lì intorno a sdilinquirsi e ad agitare il sonaglino.  — Per chi voti stavolta?  — Voto Mario, Carlo, Gianni, la portinaia, la parrucchiera, il verduraio... Uno di noi!  E non rischi nulla: un voto inutile, ma proprio per ciò privo di ...

La Gi-Orgia del Potere

E infine, tutti in sella al cavallo elettorale. Sempre che di cavallo si tratti, e non di differente specie equina.  Da Meloni a Calenda, passando per la mancata Schlein, il programma è sempre il medesimo: «Cambiare l’Europa!». Come cambiarla, ovviamente, resta un mistero della fede.  C’è chi vorrebbe abbatterla dalle fondamenta, come Salvini, che pure fu fatto ministro per costruire e non distruggere. Chi, come la Meloni, gradirebbe giusto ingrandirsi la  casa e liberarsi dal fastidio (europeo) di dover tenere in ordine i conti, scordandosi che quel che incassa e che spende non è valuta italiana, ma dell’Eurozona. Chi, come il nano Calendolo, si accontenterebbe di mostrare a Renzolo che si può sopravvivere anche senza una proposta politica europea: proposta che la tosca volpe proditoriamente avanza e il gatto romanesco altezzosamente ignora. Chi, come la scoraggiosa extraterrestre Schlein, si spende per spiegare a gran voce contro chi  ella combatte (la Destra in Eu...