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Mazzini dimezzato

La nebulosa figura politica di Carlo Calenda ricorda certi esperti di musica che, pur schifati dalle dissonanti melodie che si ascoltano in radio o dall’immondizia canora dei festival televisivi, forti di solidissima cultura e idee chiarissime su quel che la colonna sonora dei nostri tempi potrebbe e dovrebbe essere, sono purtroppo incapaci di suonare qualsiasi strumento, e non han dunque modo di convincere il pubblico della bontà delle loro intuizioni.  Così, malarmato come un gallo desideroso di volare più in alto del falco, se solo lo potesse, l’animo sincero, passionale e generoso di Calenda si ritrova costretto a razzolare nei bassi cortili della politica. Dove abbondano i lupi.  Come un Don Chisciotte e un Sancio Panza riuniti nella stessa persona, Calenda alterna l’incosciente purezza di un animo votato alla lotta con la saggia prudenza di chi ha quotidiana esperienza del mondo reale.  La componente donchisciottesca ha fatto sì che presto cadesse tra le fauci del G...

Tamburi vicini

Come potremmo definire, col senno di (due mesi) poi, il gesto di Hamas che lo scorso 7 Ottobre ha scatenato la violenta risposta della nazione israeliana?  Non certo come «atto di guerra», vista l’assenza di un esercito regolare e di combattenti in divisa, per non parlar dell’inosservanza delle più basilari regole d’onore.  Neppure sarebbe corretto definirlo «gesto terroristico», titolo meglio riconducibile ad azioni suicide e talvolta improvvisate, piuttosto che all’azione premeditata e per anni dettagliatamente preparata da parte della formazione politica che ancora governa, con ampio gradimento, la Striscia di Gaza.  Potremmo forse chiamarla «incursione», come ogni atto di forza invasivo nei confronti di una proprietà altrui, ma non sarebbe ancora la corretta denominazione, se si considera che nel caso in esame le motivazioni sono di carattere politico, prima ancora che di vendetta, di saccheggio o di rapina.  Molti l’hanno definita «provocazione», e certamente in...

Davide e Golia

Non spetta ai critici musicali recensire i ragli dell’asino. Tanto meno a noi inquilini del Cielo, che aleggiamo tra le nuvole al suono della lira, e a quello ancor più melodioso dell’euro.  Ci compete però combattere il male: e la menzogna certamente lo è. Come da art. 8 della Costituzione dell’Universo, firmata da Dio e promulgata sul vostro pianeta da Mosè.   Per questo non possiamo tacere ogni qualvolta un arruffapopoli si imbibe indegnamente la bocca della parola «Europa», intendendo con essa non la conturbante principessa fenicia che Zeus perdutamente amò, ma – secondo la convenienza del momento – ora l’Unione Europea, ora il Parlamento Europeo, ora l’Eurozona, ora il Consiglio Europeo, ora l’Area Schengen...  Qualsiasi cosa a proprio piacimento, insomma. Purché la si possa additare al popolo come il più feroce dei nemici.  Che si tratti poi di un nemico assolutamente immaginario, non è certo un difetto, ma anzi un pregio, agli occhi di chi intende agitarlo com...

Il pericolo numero uno

E fu così che il Ministro della Difesa di Se Stesso – ma non da se stesso – la mollò lì, in coda ad una succinta intervista concessa al maggior quotidiano del Paese. Alla domanda se le lungaggini amministrative che impantanano il PNRR rappresentino o no in questo momento il maggior pericolo per l’Italia, lungi dal dare una risposta ha preferito toglier la sicura alla granata: «L’unico grande pericolo è quello di chi si sente fazione antagonista da sempre e che ha sempre affossato i governi di centrodestra: l’opposizione giudiziaria». In cauda venenum . Sette pesantissime menzogne in una botta sola: la Magistratura non è uno dei tre poteri dello Stato, pari grado del Parlamento come del Governo, ma una «fazione». Per di più «antagonista», e non da oggi ma «da sempre». Il suo compito istituzionale non è quello di applicare la legge ma di «affossare i governi», e non tutti: solo quelli di «centrodestra». E non talvolta, ma «sempre». Operando in tal modo come una vera e propria forza poli...

Due buone riforme

Se nessuna repubblica parlamentare al mondo prevede l’elezione diretta del presidente del Consiglio dei ministri, una ragione dovrà pur esserci. E consiste nel fatto che un governo elettivo sarà sempre e comunque, per sua stessa natura, al servizio di chi lo ha eletto, piuttosto che del bene comune della nazione.  Quando nella Storia recente si è reso urgente e indispensabile procedere alla nomina di governi «tecnici» (per meglio dire: indipendenti) ciò è accaduto proprio perché l’interesse di parte (dei partiti) aveva momentaneamente preso il sopravvento sull’interesse collettivo, ponendo a serio rischio il futuro dell’Italia.  Nessun governo «tecnico» sarebbe mai potuto nascere in presenza di un governo politico credibile, capace di ottenere la fiducia del Parlamento. Fiducia che la dilettantesca proposta di riforma istituzionale dell’attuale maggioranza si propone di forzare grazie ad un premio che regalerebbe il 55% dei seggi a quella lista che dovesse affermarsi nelle ele...

Salviamo le loro vite

Un’altra giovane donna uccisa. Per mano di un giovane ragazzo nel quale continuava a riporre fiducia, dopo una relazione, due volte spezzata, apparentemente ricondotta ad un’innocua cameratesca amicizia.  Son più di cento, dall’inizio dell’anno in Italia, le donne assassinate dai mariti, fidanzati o compagni, ma nessuno di quegli efferati omicidi ha suscitato nel Paese un’emozione tanto vasta, condivisa e profonda come il gesto di Filippo Turetta, studente, ai danni della sua ex Giulia Cecchettin, laureanda.  Le immagini della casa della vittima – letteralmente sommersa da mazzi di fiori, lumini, pupazzi, messaggi come nessun’altra prima – le manifestazioni spontanee in piazza, le commosse dichiarazioni d’affetto, l’immediata reazione non solo da parte delle consuete associazioni di settore, ma anche delle maggiori forze politiche, la capacità di scalzare dalle prime pagine dei giornali persino gli avvenimenti bellici, fanno di questo femminicidio un caso del tutto a sé. Diffe...

Le dita nella marmellata

Quando un bimbo malnutrito riesce a posare infine le mani sul barattolo della marmellata, il primo istinto è quello di nasconderlo ben bene per poi saziarsene a volontà, condividendone giusto qualche cucchiaiata con gli amici più intimi ed i parenti più stretti.  Il secondo istinto è quello di far sì che il dolce barattolo duri quanto più a lungo possibile, e che ad esso ne seguano altri sempre più dolci e più grandi. Tanta è la fame arretrata.  È una regola che vale per i bimbi, ma anche per le bimbe. Vale per la marmellata di fragole e lamponi, ma anche per quella di meloni.  Così, accanto alla traballante campagna elettorale europea che vede marciar sparpagliati i diversamente alleati partiti di governo, si è aperta con gran strepito la stagione di caccia alla marmellata. Anzi: alla fabbrica stessa della marmellata. A quella Presidenza della Repubblica che, investita dal Parlamento sovrano, sceglie e nomina i ministri che compongono il Governo, a partire dal primo: «Il...