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Bagliori di rivolta

Il film è appena ai titoli di testa, ma già si preannuncia avvincente. Prigozhin, capo delle truppe mercenarie Wagner che han sin qui combattuto agli ordini di Mosca in Ucraina, volta le spalle a Putin, inverte la rotta e muove verso il Cremlino occupando senza resistenza la città di Rostov.  Putin risponde blindando i centri del potere a Mosca e allestendo blocchi lungo i mille chilometri che li separano da Rostov. Si rivolge quindi alle truppe della Wagner invitandole a disertare e ad arrendersi alle forze armate a lui fedeli, promettendo ai pentiti la più totale immunità.  L’aria che si respira è quella di una guerra civile, evocata dallo stesso Putin con un esplicito richiamo al 1917, quando i bolscevichi «pugnalarono alle spalle» l’esercito russo impegnato nella Grande Guerra. Questi sinora i fatti, e nulla si può aggiungere, se non alcune considerazioni:  1) Prigozhin è un mercenario a capo di un esercito mercenario. Il quale per definizione combatte dalla parte di ...

Il punto sul MES

La preconcetta quanto tafazziana ostilità che trattiene il Parlamento italiano dal ratificare la riforma del MES, negandone i benefici agli altri Paesi aderenti, è insieme una certificazione di ignoranza, di egoismo di superbia, di masochismo e di profondo disprezzo dei nostri vicini. Se non di malafede. Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM, nella denominazione ufficiale), è un trattato del tutto estraneo all’Unione Europea (riguarda i soli 19 Paesi dell’Eurozona), che dal 2012 offre a quegli Stati che incontrino una temporanea difficoltà a finanziarsi sul mercato la possibilità (non certo l’obbligo) di accedere sotto precise condizioni ad un aiuto economico. Si tratta insomma di una scialuppa di salvataggio: di uno strumento che nessuno si augurerebbe mai di dover utilizzare, ma che il solo fatto di averlo a bordo può rendere più tranquilla e serena la navigazione.  Ne han sin ora fatto uso soltanto Cipro, Portogallo, Irlanda, Spagna e Grecia. Quest’ultima, in particolare,...

Fisica opposizione

Una vera maggioranza non nasce dalla somma di tante minoranze: una maggioranza è un organismo anche complesso, ma che parla con una voce sola.  Se le minoranze sono oggi tali, è perché il particolarismo delle rivendicazioni, la ristrettezza delle vedute, l’esclusivo legame con una realtà locale o qualsiasi altra oggettiva limitazione ha impedito ad esse di crescere ed affermarsi oltre una certa misura.  Pretendere di unire sotto una sola bandiera programmi politici talvolta opposti e contrari, come quelli portati avanti da atlantisti e antiatlantisti, progressisti e regressisti, eurofederalisti ed euroscettici, materialisti e spiritualisti, legalitari e criminali non soltanto è una missione impossibile: è anche inutile. Perché le distanze, magari tacitate e compresse durante la campagna elettorale, saranno infine destinate ad esplodere in quelle sedi istituzionali dove il molto che le allontana non potrà non aver la meglio sul poco che invece le avvicina.  Una vera maggio...

Gli attaccabrighe

Che il ruolo del perseguitato paghi, è materia che ogni forza di opposizione ben conosce.  Puntare il dito contro un «oppressore», vero o immaginario che sia, non può che suscitare nell’immediato la generale simpatia di chi per diversi motivi si sente «oppresso»: o perché lavora alle dipendenze di qualcun altro, o perché costretto a pagare le tasse («pizzo di Stato»?), o perché schiacciato da indebitamenti sproporzionati rispetto alle proprie possibilità.  Scaricare le colpe su qualcun altro è sempre più facile e appagante che non guardarsi allo specchio per esaminare e riconoscere le proprie.  Più difficile dovrebbe essere impersonare il ruolo di «oppresso» per una forza politica che il caso, la fortuna o la Storia han proiettato ai vertici del Paese, per giunta con una solida maggioranza sia al Governo che in Parlamento. Se nessuno sta più in alto di essa, dove si potrà mai scovare (o inventare) un «oppressore»? Pare impossibile, ma i ben addestrati italici piagnoni, gl...

Eredità

Mai come in questo caso il silenzio è d’oro.  Per chi lo ha amato, è un atto di dovuto rispetto. Per chi lo ha odiato, non c’è peggior dispetto. Perché la sola cosa che poteva farlo imbestialire era l’indifferenza. Come una qualsiasi primadonna: amatemi, odiatemi, ma guardatemi e parlate/sparlate di me. Ora che il sipario è calato, è il tempo dei lunghissimi titoli di coda. Sulle sue e sulle altrui televisioni. Sui suoi e sugli altrui giornali.  Mentre troppi già si scannano per spartirsene le spoglie, quelle monetarie e quelle politiche, salgono i titoli azionari con diritto di voto, antipasto di sanguinose battaglie per impadronirsi dei consigli di amministrazione, e lingue bavose e adulatrici si srotolano a caccia di orfani politici da arruolare in quei magri partitini che aspirano a diventarne eredi.  La vita ha abbandonato Berlusconi, ma non la fortuna, che gli ha concesso di lasciare il mondo terreno sotto un governo amico, tra più o meno interessate lodi e con gli ...

Naturale, artificiale o...?

I meccanismi su cui si fonda l’intelligenza artificiale non sono poi così differenti da quelli che regolano i sogni o qualsiasi altro processo creativo.  Il sogno ricompone in forme nuove ed imprevedibili elementi consciamente o inconsciamente assorbiti dalla realtà. Luoghi, persone, avvenimenti, sentimenti reali si vestono d’altre forme e si combinano tra di essi in forme solo apparentemente inedite, ma in realtà interpretabili e leggibili da chi ne possieda la chiave. Freud insegna.  Al medesimo modo agiscono i meccanismi della creazione artistica, quando il pittore o lo scultore dà vita ad immagini inedite a partire da elementi osservati nel mondo circostante, o anche soltanto nella propria immaginazione.  Similmente, ogni grande o piccola invenzione nasce da una nuova combinazione di elementi già noti, sulla base di un’idea originale: un coltello sulla punta di una canna diventa una lancia; il rame fuso con lo stagno diventa bronzo, il motore a vapore applicato alla c...

Lezioni di Armocromia

NERO. È il colore della Meloni. O meglio, per esser precisi, il nero non è un colore, ma è al contrario l’assenza di qualsiasi colore.  Non esprimendo una tinta ben definita, il nero è quanto di meglio si possa immaginare per favorire ogni sorta di alleanze, indipendentemente dalle diverse posizioni di ciascuno: «viva la NATO» o «viva la Russia» possono tranquillamente convivere, così come mafie e legalità, o anche «più bonus , meno tasse».  Il nero, insomma, è un (non)colore che piace.  A patto che in nero, e non in rosso, siano anche i conti in banca degli adepti. Non necessariamente quelli dello Stato. BIANCO.  All’opposto del nero, il bianco è la somma di tutti i colori. Anch’esso è quindi particolarmente adatto per tener cucite insieme le più disparate idee e le più contrastanti visioni del mondo.  Non a caso è stato per lungo tempo il colore della Democrazia Cristiana: un partito di massa che sotto il segno della croce riusciva a raccogliere di tutto e di ...