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Mezz'ora in meno

Lucia Annunziata saluta e se ne va. Mai annunzio fu maggiormente annunziato.  Lascia quella RAI di cui pure fu presidente, fiore all’occhiello di una carriera che l’ha vista inviata di guerra e corrispondente dal Medioriente, giornalista, conduttrice televisiva e direttrice di agenzie e testate giornalistiche, scrittrice. Senza scordare i coraggiosi esordi come supplente di Matematica in quel di Teulada, nel sud della Sardegna: prova di vita non meno formativa di quella a suo tempo sperimentata da un imberbe Indro Montanelli liceale a Nuoro. Giovane donna sempre pronta a rimboccarsi le maniche, poco adusa a frignare.  Con un cursus honorum di tal peso, di gran lunga superiore a quello, sommato, di tutti i ministri di questo disorientato governo, insignita di numerosi premi di levatura sia nazionale che internazionale, Lucia Annunziata ha rifiutato di indossare il corto guinzaglio che i nuovi padroni si accingevano a stringerle, e ha lasciato la trasmissione e l’incarico. ...

Ancora all'àncora

Se solo fosse nato in Sardegna, Calenda avrebbe fatto tesoro del proverbio locale: «L’asinello sardo lo fotti una volta sola».  Ma è nato a Roma, e ha dunque annunciato di volersi rappacificare con lo scacciavoti fiorentino, ed insieme ai degni compari di quest’ultimo presentarsi alle prossime elezioni per il Parlamento europeo.  L’asinello romano è evidentemente gender fluid . Cosa mai avrà da guadagnare chi ha comunque raccolto due terzi delle preferenze del Terzo Polo, dall’accodarsi a chi a malapena ne ha conservato uno? Forse il mantenimento del gruppo parlamentare condiviso, coi benefici anche economici che ne conseguono? Ma quanto costerà, in termini di voti, presentarsi ancora una volta a braccetto dell’impresentabile, con un programma necessariamente vago e generico, in attesa di nuove quanto certe imprevedibili capriole? Chi sta da cinque o sei anni con la matita in mano in attesa di poter votare la prima testa pensante che si intravveda all’orizzonte, non può che r...

Ultimo assalto

Continua l’ escalation criminale di quella banda di fossili che, contro il fossile, lorda di carbon fossile quadri, monumenti e architetture d’Italia. Indisturbata.  Ultima vittima: la fontana di Trevi, che dell’arte italiana è forse il simbolo più conosciuto nel mondo. È la «generazione Z», dove la «Z» sta evidentemente per «zozzoni»: devoti della sporcizia che al mattino cercano spazio su giornali e tivù ma alla sera si ubriacano per strada, vomitano birra e vodka e spaccano bottiglie sui marciapiedi.  I costosi risultati delle loro azioni, diurne e notturne, sono sotto gli occhi di tutti. Ma ciò che desta maggior scandalo non è tanto l’asineria di chi è convinto che sia sufficiente l’energia prodotta da quattro mulini a vento per far marciare l’economia di un Paese avanzato (come se magicamente il ferro cessasse di fondere a 1500° e il vetro a 1700°, accontentandosi di una stufetta elettrica), quanto l’impunità di cui essi godono e si fan vanto. È dunque questa la politica...

Cantieri aperti

Consumatasi la scissione in Azione tra Buone Azioni e Cattive Azioni, due sono le considerazioni che il risultato del recente confronto elettorale suggerisce:  1) il numero di preferenze, così come ancor prima della sfortunata unione, premia comunque le Buone Azioni, con valori più che doppi rispetto alle Cattive Azioni;  2) il numero dei deputati e senatori, allettati da facili promesse, pende a favore delle Cattive Azioni, col capoccia impegnato a tempo pieno in una compulsiva operazione di shopping : talvolta a spese dei partiti confinanti, più spesso nella bottega dell’ex alleato pentito. ~~~ Il gatto resta dunque più amato della volpe , ma la volpe mira a impadronirsi dell’intero bottino. Quel che il gatto non avrà mai, è la spregiudicatezza della volpe. Quel che la volpe non avrà mai, è la limpida onestà e la presentabilità del gatto.  Nel mentre, una larghissima fetta di mancati elettori, orfani di un programma politico capace di coniugare visione, serietà ed effi...

Sinistra ping pong

A stento scampato nelle ultime consultazioni amministrative alle cesoie dell’altrui vendemmia, l’ex partito e neo-movimento piddì considera comunque un eclatante successo l’esser rimasto inaspettatamente in vita. In parte un successo lo è, se può chiamarsi tale un mancato disastro.  Un movimento come il piddì, privo non soltanto di una linea politica ma persino di una vera ragione di esistere, se non quella di amministrare al meglio il parco poltronale acquisito in passato, non possiede oggi altra arma per tentare di vincere se non quella del NO: un NO contro tutto e contro tutti. Un NO ora maiuscolissimo, ora minuscolissimo, ora flebile e quasi sottovoce, talvolta travestito da SÌ, se necessario. Ma pur sempre un NO.  Si potrebbe dire che principale attività del piddì consista al momento nel tentare di respingere i non potentissimi colpi dell’avversario, un po’ come quei giocatori di ping pong incapaci di mettere a segno il tiro vincente e costretti in difesa, senz’altro...

Sana e robusta Costituzione

C’è tanta ignoranza e malafede dietro l’inatteso assalto sferrato dalla litigiosa maggioranza governativa contro la Costituzione italiana: potenziale vaso di Pandora la cui minacciata apertura ha presto messo in subbuglio l’irrequieto stuolo dei partiti, partitini e movimenti, col consueto codazzo di facce losche in cerca di notorietà.  L’ ignoranza consiste nel pensare che la Costituzione sia una legge come le altre: un dettagliato elenco di obblighi e non invece una necessariamente sommaria dichiarazione di intenti.  La malafede sta nel voler far credere agli Italiani che il brancolare nel buio che ha sin qui caratterizzato l’azione (?) del governo non dipenda dalla manifesta incapacità di un’improvvisata classe dirigente – ma poco diligente – che neppure riesce a spendere i fondi generosamente assegnati dagli altri Paesi europei, tutelare i confini, far rispettare le leggi, ma da una Costituzione vecchia e sorpassata che lega loro le mani, ostacolandone l’azione. Moderna ...

Riformaggio (con i vermi)

Esistono riforme utili, riforme inutili e riforme dannose. Distinguerle è assai facile: è sufficiente domandarsi: chi, come, quando, perché? Chi le chiede, come intende realizzarle, con quali tempi e per quali motivi.  Se poi quel che si intende riformare non è una legge o una procedura, ma addirittura quella Costituzione che delinea lo spirito, i fini e l’assetto istituzionale di una nazione, indossare gli stivali di piombo, e con essi procedere, è il minimo che ci si dovrebbe attendere.  Quali sono in questo esatto momento le riforme più utili ed urgenti per l’Italia?  Certamente quelle già avviate nel quadro del PNRR, come una modernizzazione del sistema giudiziario che miri insieme all’accelerazione dei procedimenti, alla certezza del diritto e, conseguentemente, ad una maggiore sicurezza per chi opera nel Paese e per i singoli abitanti. E ancora un sistema di controlli a livello centrale che renda di fatto impossibile ogni evasione fiscale. Fondamentale e improrogabi...