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Sotto la foglia ogni vergogna alligna

Chi ha votato l’ortaggio confidando in una politica di ordine e legalità, come reagirà davanti a una politica di sbracamento a 360° (largo alla mafia balneare e del contante), abusivismo edilizio (vai col 110%) e del liberi tutti (niente multa ai no-vax, falsi medici reintegrati in servizio e condono tombale a chi non ha mai pagato le tasse)? Non reagirà. Perché, sotto sotto, gli elettori di questa sedicente destra fermamente nazionalista ma così attenta al sociale (nazionalsocialista?) proprio quello segretamente chiedevano: via la destra in giacca e cravatta di Mario Draghi, difensore della legge, dell’onore e dei conti in ordine, e avanti la destra in felpa e jeans di chi occupa edifici pubblici e privati, sbeffeggia la legge, non paga né tasse né affitto, sfreccia a 180 in autostrada e parcheggia sui marciapiedi in città.  Che i fautori della legalità siano in realtà una minoranza rispetto agli apostoli della sregolatezza, è cosa nota a chiunque si diverta ad osservare quel buf...

Con tanti contanti

Se è vero che i fatti parlan più delle parole, le prime incerte gesta del neonato governo intonano un dissonante coro dove ardite velleità, crassa ignoranza, malafede e malaffare spandono nell’aria sgradevoli quanto disarmornici suoni.  La montagna ha dato dapprima alla luce i due topoloni spediti a presiedere Camera e Senato, membri onorari della famiglia Addams, quindi ha provveduto a brandizzare un pugno di ministeri ribattezzandoli a propria immagine e somiglianza (la lingua inglese per difendere i prodotti italiani!). Ora ci stupisce col far suo il sogno di ogni criminale: elevare la soglia che limita l’uso del contante.  Chi si è finora ritrovato a dover trattare in criptovalute l’acquisto di partite di droga, lo smaltimento abusivo dei rifiuti, l’acquisto in nero di beni mobili ed immobili, l’onorario del killer o il container di ero&coca, adesso sa di poterlo fare non più soltanto in Bitcoin, ma anche in Euro! Chiunque sogni un’Italia migliore non può non domanda...

Ali pesanti

Du’ Meloni! Son proprio due differenti Meloni quelle che, prima del voto di fiducia in Senato, tendono l’orecchio ora alle promettenti rassicurazioni di un Renzi, ora alle patetiche paternali di un Berlusconi ligio all'immutabile copione. La prima visibilmente sorpresa, lusingata e divertita dall’inattesa dichiarazione di non ostilità del Tosco, la seconda apertamente annoiata e sbadigliosa dinanzi alla prevedibile replica degli infiniti pipponi del bungobungo sorpassato a destra.  Parole di sincera apertura, quelle di Renzi, che annuncia un’opposizione non pregiudiziale, ma circostanziata e puntuale, con la graditissima promessa di una manciata di voti in vista di una possibile riforma presidenzialista, antico sogno infranto del baldo Italiano (ancora miracolosamente) Vivo.  Lagne di padre dimenticato e abbandonato, invece, quelle del neosposino putativo, impettito nella ben stirata veste di creatore onnipotente: lui che ha dato vita alla destra dal volto umano, che ha rappac...

Cento sfumature di nero

Prudentemente vestita da carro armato, più per proteggersi dalle cannonate amiche che non dalle cerbottane parolaie delle opposizioni, la Sgarbatella ha infine battezzato l’arlecchinesco governo che porrà fine alla lunga siccità estiva, regalandoci una lunga stagione di piogge.  Pochi son gli esemplari appartenenti alla specie umana, molte le volpi messe a guardia del pollaio, diversi i nulla paracadutati dal nulla. Tanta ruggine e nessun luccichìo.  Dinanzi alle molte perplessità, i neodestri pongono sull’altro piatto della bilancia i ben più inconsistenti ministri dei passati governi a cinquezampe. Ed è un vincer facile: persino una mosca pare un gigante accanto alla pulce. Con una non trascurabile differenza: mentre i cinque zampe, anime candide, ci han messo un po’ prima di scovare i cordoni della borsa e riuscire ad aprirli, questi invece l’han già imparato da tanto.  Più ancora dei personaggi, che sarebbe ingeneroso fischiare ancor prima che s’alzi il sipario, preoc...

Questioni di etichetta

Brindano i tipografi! Ben quattro Ministeri han cambiato nome: qualcuno in meglio, qualcuno in peggio. Tanta carta intestata da ristampare, tanti biglietti da rifare.  È il primo provvedimento adottato dal nuovo governo. Il Ministero dello Sviluppo Economico si chiamerà d’ora in poi «Ministero delle Imprese e del Made in Italy». Praticamente un ossimoro: chiedere aiuto a una lingua straniera per difendere le imprese ed i marchi italiani. Segno di sesquipedale ignoranza da abuso di tiktok. Il Ministero delle Politiche Agricole diventerà il «Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare», fregiandosi dell’autarchico auspicio di un’Italia autosufficiente quantomeno sul piano alimentare. Legittimo obiettivo, per quanto realisticamente irraggiungibile.  Il Ministero dell’Istruzione aggiunge un vagone al treno e diviene «Ministero dell’Istruzione e del Merito». Presumibilmente alludendo, con l’ultimo sostantivo, a quella meritocrazia che la scuola italiana ha conosciuto so...

Er ciuccio

Ormai prossima al traguardo dopo una campagna elettorale condotta a velocità supersonica, l’aspirante presidentessa del consiglio dei ministri solleva il piede dall’acceleratore e abbassa il tono di voce. O meglio: di Vox.  Cerca di darsi un tono e un portamento più composto ed elegante. Ma nel ritrovato silenzio, ahilei, più alto risuona il raglio della scompaginata ciurma che la circonda.  Dai brontolii della montagna parlamentare, ridottasi per autocastrazione a poco più d’una collina, ci si attendeva la nascita di due graziosi topolini. Ne son saltati fuori, inatteso prodigio, due ratti nerissimi e minacciosi: il vecchio collezionista di busti mussoliniani e un mancato frate, nostalgico delle oscurità del medioevo. Che vanno ad occupare il secondo e il terzo gradino del podio in cima al quale, per fortuna, ancora resta un esponente della specie umana: Sergio Mattarella. In attesa che l’annunciata riforma presidenzialista lo deponga. A lui soltanto, nei prossimi giorni, spe...

Viva la fuga!

I cinquegrilli scoprono l’«equidistanza»: né con la Russia, né con l’Ucraina. E lanciano l’idea di una grande marcia «per la pace», pensata sul modello delle grandi processioni medievali contro la peste, la siccità, le carestie, le cavallette, il colera. Nella ferma convinzione che la pubblica autofustigazione, unitamente ai canti, alle preghiere e alle alte grida, non potrebbe non restituire automaticamente pace e prosperità al mondo intero. Con una sostanziale differenza, rispetto ai più convinti penitenti dell’età oscura: un conto era il chieder perdono ai Cieli affinché lenissero quelle che si pensava esser punizioni di provenienza divina; un altro è implorare clemenza ad un crudele assassino dai cui colpi le vittime cercan soccorso, così da potersene in qualche modo difendere.  Un Dio merita certamente ogni supplica o preghiera. Un assassino no. Fingere di non comprenderlo si chiama vigliaccheria: degna di chi si è sempre dichiarato «né di destra, né di sinistra» e che, evitan...