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Zampa d’elefante

È il mito americano – gente! – : anche l’ultimo degli idioti può aspirare al più alto dei traguardi.  Stavolta – aggiungiamo noi – quel traguardo è riuscito a raggiungerlo e a toccarlo con mano: l’ultimo degli idioti non soltanto ha conquistato la Casa Bianca, ma l’ha occupata insieme ai suoi sordidi amici di bevute. Neppure si può dire che a Washington sieda adesso un asino, dal momento che l’asinello è il simbolo elettorale dei Democratici americani.  Quello dei Repubblicani è invece l’elefante. E mai come in questo caso, in una Sala Ovale degradata al  set di un sequel de «Il Padrino», l’immagine che meglio si riesce a percepire è quella di un elefante dal ciuffo biondo. Un elefante in cristalleria, a voler esser precisi. Con tutti i disastri che può compiere al solo sventolar delle orecchie o a un timido agitar di proboscide.   Impossibile conteggiarne i danni, col pachiderma in continuo e perenne movimento. Davanti agli occhi di tutti ci sono (per adesso)...

Avviso ai naviganti

Neppure il Risorgimento ebbe per l’Italia una valenza unificante paragonabile a quella del 25 Aprile 1945. Generosa e lungimirante costruzione politica fu quella di Mazzini e Cavour, ma assai più coraggiosa e condivisa l’azione di quel movimento popolare che evitò all’Italia di divenire un’altrui provincia e conservarsi ancor oggi nazione. Crollato il Fascismo e senza più un re, sotto il tallone dell’invasore tedesco ed il fuoco dei vincitori, un’inedita mistura di Italiani – ricchi e poveri, intellettuali ed analfabeti, giovani e vecchi, donne ed uomini, campagnoli e cittadini, professori e studenti, nobili e plebei – si ritrovò gomito a gomito col fucile in mano nell’intento di rimettere in piedi quella nazione che da lì a poco avrebbe dato vita all’odierna Repubblica Italiana. Libera ed indipendente. Povera e distrutta, anche. Ma tanto generosa da graziare quei pochi nostalgici rimasti fedeli ai disastrosi ideali del precedente regime.  Se così sta scritto sullo spartito della S...

Il ciarlatano

Quando qualcuno si degnerà di presentare a Donald Trump la somma dei danni che egli ha arrecato alla nazione, insieme all’agonia del dollaro e allo smagrimento dei mercati non passerà inosservato il crollo del turismo estero.  New York o Las Vegas, grazie al Pannocchia, hanno oggi lo stesso richiamo turistico di una Mosca o di una San Pietroburgo.  Si salvano – per adesso – grazie ai visitatori dei cinquanta Stati e alle vecchie prenotazioni già in essere. Ma chi, oggi, in Europa, sogna e progetta un periodo di vacanza negli States? Andare a far visita in casa di persone che ti riempiono di ingiustificati insulti e addirittura pretendono la restituzione di denaro che non gli è in alcun modo dovuto? E se tanta demotivazione vale per gli Europei, figuriamoci per Asiatici, Africani o Sudamericani, costretti a considerare tra i rischi quello d’essere incarcerati per tentata immigrazione irregolare! Il turismo è la prostituzione degli Stati: quando una nazione si fa bella e decide ...

Per un’Europa adulta

Può una nazione temere di più una parola che non un potente nemico? Sì. Se quella nazione è l’Italia e quella parola è «riarmo».  E neppure si riesce a comprenderne il motivo, dal momento che il termine «riarmo» nasce dalle ceneri di quell’opposto «disarmo» che i Trattati di Parigi imposero nel 1947 ai Paesi alleati della Germania: Italia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Finlandia, insieme all’obbligo di deporre le armi e smobilitare le difese militari.  La Germania, poi, principale responsabile del conflitto, non soltanto fu completamente disarmata, ma anche divisa in due differenti Stati sotto il diretto controllo delle potenze vincitrici. I Paesi europei dovrebbero gioire del riconquistato diritto a riarmarsi davanti alla crescente minaccia russa e al disimpegno americano. Due incontestabili fatti che, in poco più di un mese, hanno irreversibilmente minato la protezione militare fin qui garantita dall’adesione italiana alla NATO.  Neppure c’è da meravigliarsi del fatto ch...

Make The Earth Great Again!

La domanda è questa: vive più a lungo un’azienda o un essere umano? La Storia narra di aziende fallite il giorno stesso della fondazione, così come i giornali dan triste notizia di neonati mai venuti alla luce. Ma ci parla anche di aziende con diversi secoli di vita alle spalle.  Restando in Italia, la Pontificia Fonderia Marinelli porta benissimo i suoi 985 anni, così come le Cantine Ricasoli i loro 960. O il Monte dei Paschi di Siena – la più longeva al mondo tra le banche – i suoi 553. Ma alcuni alberghi termali in Giappone, di anni possono vantarne ben 1.320. Portati benissimo.  Dopo questa doverosa premessa, la domanda successiva è: dureranno più a lungo Apple e Tesla, o (politicamente) Donald Trump? Nessuno può rispondere con assoluta certezza. Neppure noi che aleggiamo tra le nuvole.  Tuttavia, dovessimo scommetterci un euro e mezzo, lo punteremmo su Apple e Tesla, piuttosto che su Trump.  Aziende vissute mill’anni, come s’è visto, ancora ce ne stanno in giro....

Che mangino popcorn!

Lo diceva Kasparov, campione di scacchi russo perseguitato in patria e costretto all’esilio: «La mafia esiste ovunque, ma solo in Russia si è fatta Stato».  Così nel 2023.  Oggi, 2025, nessuno può negare che ancor più negli USA la mafia si sia fatta Stato, nella persona (si scusi l’eufemismo) di Donald Trump, le cui frequentazioni con personaggi attigui alla mafia newyorkese (tratteggiate anche nel film biografico « The Apprentice ») sono riconducibili ai tempi delle prime avventure edilizie sulla Quinta Strada, dove nel 1983 fu edificata la Trump Tower.  Il padrino della Casa Bianca, coronato da una sguaiata corte di criminali e nullafacenti, quand’anche mafia non fosse, ad essa largamente si ispira. E, come ogni padrino, senza saper né leggere né scrivere e ancor meno far di conto, eccelle in quell’arte che gli è propria: imporre e pretendere un «pizzo». Miscelando l’arroganza dei toni col piagnucoloso vittimismo di chi pretende di baggianare il mondo sostenendo d’esser...

Cinque giorni per vivere o morire

Potrebbe sembrare il titolo di un vecchio film western, di quelli in bianco e nero, ma è invece il breve lasso di tempo che tra lunedì 7 e venerdì 11 del mese di aprile 2025 deciderà le sorti della seconda presidenza Trump. Sarà l’apertura delle borse, lunedì 7 aprile, a gridare al mondo se il Pannocchia è davvero sul punto di far grande l’America o sprofondarla piuttosto nel buco nero di una crisi economica di dimensioni tali da far impallidire il tracollo del Ventinove, prodromo di una stagione di guerre mille volte più estese e micidiali che non nel Quarantuno.   Il primo gallo a cantare, lunedì 7, sarà la New Zealand Stock Exchange di Wellington (dazi al 10%), quando in Italia saranno ancora le 23:00 della domenica precedente. A seguire, ora dopo ora, gli indici di Borsa di tutto il resto del mondo.  Se i numeri dovessero confermare le tendenze in atto, se il dollaro si indebolisse ulteriormente ed il trend peggiorasse ancora nel corso della settimana, il destino politico...