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Il ciarlatano

Quando qualcuno si degnerà di presentare a Donald Trump la somma dei danni che egli ha arrecato alla nazione, insieme all’agonia del dollaro e allo smagrimento dei mercati non passerà inosservato il crollo del turismo estero.  New York o Las Vegas, grazie al Pannocchia, hanno oggi lo stesso richiamo turistico di una Mosca o di una San Pietroburgo.  Si salvano – per adesso – grazie ai visitatori dei cinquanta Stati e alle vecchie prenotazioni già in essere. Ma chi, oggi, in Europa, sogna e progetta un periodo di vacanza negli States? Andare a far visita in casa di persone che ti riempiono di ingiustificati insulti e addirittura pretendono la restituzione di denaro che non gli è in alcun modo dovuto? E se tanta demotivazione vale per gli Europei, figuriamoci per Asiatici, Africani o Sudamericani, costretti a considerare tra i rischi quello d’essere incarcerati per tentata immigrazione irregolare! Il turismo è la prostituzione degli Stati: quando una nazione si fa bella e decide ...

Per un’Europa adulta

Può una nazione temere di più una parola che non un potente nemico? Sì. Se quella nazione è l’Italia e quella parola è «riarmo».  E neppure si riesce a comprenderne il motivo, dal momento che il termine «riarmo» nasce dalle ceneri di quell’opposto «disarmo» che i Trattati di Parigi imposero nel 1947 ai Paesi alleati della Germania: Italia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Finlandia, insieme all’obbligo di deporre le armi e smobilitare le difese militari.  La Germania, poi, principale responsabile del conflitto, non soltanto fu completamente disarmata, ma anche divisa in due differenti Stati sotto il diretto controllo delle potenze vincitrici. I Paesi europei dovrebbero gioire del riconquistato diritto a riarmarsi davanti alla crescente minaccia russa e al disimpegno americano. Due incontestabili fatti che, in poco più di un mese, hanno irreversibilmente minato la protezione militare fin qui garantita dall’adesione italiana alla NATO.  Neppure c’è da meravigliarsi del fatto ch...

Make The Earth Great Again!

La domanda è questa: vive più a lungo un’azienda o un essere umano? La Storia narra di aziende fallite il giorno stesso della fondazione, così come i giornali dan triste notizia di neonati mai venuti alla luce. Ma ci parla anche di aziende con diversi secoli di vita alle spalle.  Restando in Italia, la Pontificia Fonderia Marinelli porta benissimo i suoi 985 anni, così come le Cantine Ricasoli i loro 960. O il Monte dei Paschi di Siena – la più longeva al mondo tra le banche – i suoi 553. Ma alcuni alberghi termali in Giappone, di anni possono vantarne ben 1.320. Portati benissimo.  Dopo questa doverosa premessa, la domanda successiva è: dureranno più a lungo Apple e Tesla, o (politicamente) Donald Trump? Nessuno può rispondere con assoluta certezza. Neppure noi che aleggiamo tra le nuvole.  Tuttavia, dovessimo scommetterci un euro e mezzo, lo punteremmo su Apple e Tesla, piuttosto che su Trump.  Aziende vissute mill’anni, come s’è visto, ancora ce ne stanno in giro....

Che mangino popcorn!

Lo diceva Kasparov, campione di scacchi russo perseguitato in patria e costretto all’esilio: «La mafia esiste ovunque, ma solo in Russia si è fatta Stato».  Così nel 2023.  Oggi, 2025, nessuno può negare che ancor più negli USA la mafia si sia fatta Stato, nella persona (si scusi l’eufemismo) di Donald Trump, le cui frequentazioni con personaggi attigui alla mafia newyorkese (tratteggiate anche nel film biografico « The Apprentice ») sono riconducibili ai tempi delle prime avventure edilizie sulla Quinta Strada, dove nel 1983 fu edificata la Trump Tower.  Il padrino della Casa Bianca, coronato da una sguaiata corte di criminali e nullafacenti, quand’anche mafia non fosse, ad essa largamente si ispira. E, come ogni padrino, senza saper né leggere né scrivere e ancor meno far di conto, eccelle in quell’arte che gli è propria: imporre e pretendere un «pizzo». Miscelando l’arroganza dei toni col piagnucoloso vittimismo di chi pretende di baggianare il mondo sostenendo d’esser...

Cinque giorni per vivere o morire

Potrebbe sembrare il titolo di un vecchio film western, di quelli in bianco e nero, ma è invece il breve lasso di tempo che tra lunedì 7 e venerdì 11 del mese di aprile 2025 deciderà le sorti della seconda presidenza Trump. Sarà l’apertura delle borse, lunedì 7 aprile, a gridare al mondo se il Pannocchia è davvero sul punto di far grande l’America o sprofondarla piuttosto nel buco nero di una crisi economica di dimensioni tali da far impallidire il tracollo del Ventinove, prodromo di una stagione di guerre mille volte più estese e micidiali che non nel Quarantuno.   Il primo gallo a cantare, lunedì 7, sarà la New Zealand Stock Exchange di Wellington (dazi al 10%), quando in Italia saranno ancora le 23:00 della domenica precedente. A seguire, ora dopo ora, gli indici di Borsa di tutto il resto del mondo.  Se i numeri dovessero confermare le tendenze in atto, se il dollaro si indebolisse ulteriormente ed il trend peggiorasse ancora nel corso della settimana, il destino politico...

Autarchia, pessima via

Che l’autarchia faccia parte dei rifiuti della Storia, è cosa nota a chiunque. Tranne forse a quei pochi che di storia conoscono a malapena quella di Cappuccetto Rosso, e magari parteggiano per il lupo.  Donald Trump dev’essere certamente tra questi, se davvero ha pensato di poter far grande l’America isolandola. E armato di tale speranza ha disseminato per il mondo un gigantesco canestro di dazi che va dallo 0% (per il prediletto Putin) fino al 59% della dimenticata Cambogia. Senza tralasciare un inspiegabile 10% comminato alle sperdute isole antartiche Heard e McDonald: estensione 36 km, popolazione zero, pinguini molti.  Così l’enciclopedia (Treccani) definisce l’autarchia: «Condizione di un Paese che mira all’autosufficienza economica, nell’obiettivo di produrre sul territorio nazionale i beni che consuma o utilizza, limitando o annullando gli scambi con l’estero». Raramente, nella Storia, l’autarchia è stata adottata come libera scelta. L’Unione Sovietica vi fu costretta ...

Arbitro cornuto!

L’arbitro è sempre cornuto. Ma non per tutti. Solo per chi quelle corna intende appiccicargliele. Che non è mai la totalità dello stadio ma, normalmente, una delle due curve: quella che parteggia per chi ha subito la punizione.  Il cartellino rosso, stavolta, è toccato a Marion Anne Perrine Le Pen, presidente del neofascista Rassemblement National e figlia d’arte di Jean-Marie Le Pen, fondatore del Fronte Nazionale. E ad insorgere son stati i neofascisti di tutte le curve di tutte le destre, dal crudele dittatore russo fino ai più accreditati ladroni e ladruncoli d’Europa e d’Italia. Arbitro cornuto anche la magistratura americana, quando ha dato seguito al decreto di grazia della dittatoriale presidenza USA che ha salvato le chiappe ai criminali protagonisti del sanguinoso assalto al Parlamento, durante il tentato golpe del 2021? Tanto nel primo che nel secondo caso, l’arbitro non ha fatto altro che il proprio dovere: applicare quella legge che il Parlamento scrive ed il Governo r...