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Binario morto

Chi se ne infischia se il treno non fischia? Tanto la colpa è sempre di qualcun altro. Mai del ministro. Alcuni buoni magari a fermare i treni, se ancora non è stata costruita la stazione nel punto esatto in cui intendono scendere, altri incapaci di farli muovere.  Una colpa non può che essere di qualcun altro. Perché ogni colpa è la conseguenza di un’azione errata, e l’agire (nel bene o nel male) non compete a un ministro. Mai giunse notizia di ministri aggirarsi nottetempo a piantar chiodi tra i binari ferroviari, o sedersi alla guida per far deragliare un convoglio.    Ma una cosa è la colpa, un’altra è la responsabilità. Se in hotel la stanza è sporca, la colpa è certamente della cameriera svogliata o incapace che ha trascurato di pulirla. Ma la responsabilità è sempre del direttore dell’albergo. E non perché qualcuno gliel’abbia appioppata di nascosto, ma perché egli stesso ha scelto di assumerla accettando l’incarico. Ed è a lui (non alla cameriera) che elevo la mi...

L'Intronato

Ancora tre giorni e il Pannocchia potrà nuovamente posar le stanche chiappe (quelle inferiori) sulla bruna pelle di quella poltroncina che altre più illustri ha per lungo tempo accolto all’ombra dell’intarsiata scrivania di quercia nello studio ovale della White House.  Lo chiamano «insediamento», ma sarebbe più corretto definirlo «intronamento». Perché quella piccola seduta non è per Trump una normale sedia, ma un mal mascherato quanto ambito trono. Dal quale il Pannocchia non conta di limitarsi a presiedere le politiche comuni dei cinquanta Stati dell’Unione, ma di regnare su di essi. O ancor meglio: di imperare. E non soltanto su di essi, ma sull’intero subcontinente centronordamericano. Con un ardire che, al confronto, ridimensiona l’invasione russa in Ucraina a poco più di una rissa di quartiere.  La bianca dimora di Washington si appresta così a veder passare il testimone da un anziano intronato (nel senso di colpito dal tuono) ad un altro anziano intronato (nel senso di...

Sfascisti su Marte

La volgarità e l’arroganza paiono essere il disvalore identitario di quella che gli osservatori più attenti han già ribattezzato «Nuova Destra Globale», ma che «destra» in realtà non è affatto, e neppure potrà mai esserlo. Perché un tratto distintivo della vera «destra» è stato in passato il suo esatto contrario: non volgarità , ma signorilità . Da Giovanni Giolitti ad Indro Montanelli, passando per Alcide De Gasperi e senza scordare quel modello di eleganza che fu Giovanni Agnelli.  Oltre ciò, ogni vera «destra» è per definizione conservatrice . I nuovi scaldapopoli sono all’opposto rivoluzionari .  La vera «destra» è patriottica. I nuovi ciarlatani, come Musk, la patria se la son lasciata invece alle spalle e neppure si accontentano del mondo: vogliono Marte, vogliono lo Spazio, vogliono l’Universo. La loro ambizione non è costruire e migliorare ciò che già esiste, ma distruggerlo. Li abbiamo sin qui chiamati « neofascisti », giusto per distinguerli tanto dalla destra che da...

Trump 2: il ritorno!

Torna il Pannocchia. Ancora pochi giorni e un Trump sempre più rabbioso e affamato di rivincite ( Make Himself Great Again !) poserà nuovamente le mani sulla valigetta nucleare degli Stati Uniti, e ricomincerà – letteralmente – a dettar legge.  Come è stato possibile? Per un noto principio della Fisica, innanzitutto: un corpo che subisce una forza, reagisce con una forza uguale e contraria.  Una qualche reazione all’incontrollato avanzare della dittatoriale cultura woke era prevedibile, così come un contenimento dell’ingiustificata sete di rivincita di quelle minoranze etniche che abbattono statue considerate simbolo di antichi soprusi (ma è pur sempre da quelle prime presenze europee che sono nati i cinquanta Stati oggi confederati), come anche il contrasto di quell’immigrazione incontrollata un tempo facilmente integrabile ma oggi, dopo la fine dell’Età Industriale (1990), destinata a vagabondare per il Paese senza soldi, senza tetto e senza meta. Ogni reazione è per defini...

Il Quindinvece

Ed ecco che appare il Quindinvece. Potrebbe rispondere a tono, o per le rime, approvando, contrastando o argomentando. Ma preferisce far uso di armi improprie come il «quindi» e l’«invece». Tu puoi scrivere:  — Il sole splende!  Ma lui pronto controbatte:  — Quindi stai dicendo che avresti preferito che non splendesse? Ami il buio? Sei contro la luce? Sei forse un demonio emerso dalle tenebre dell’oltretomba? Via di qui! Non è questo il tuo posto. Vergognati! In alternativa sta sempre pronto l’«invece».  — Il sole splende!  — Invece in quei Paesi dove l’inverno dura sei mesi, il sole se lo sognano! E tu, lurido privilegiato, hai pure il coraggio di ricordarglielo e magari rinfacciarglielo! Non è colpa loro se il sole non illumina quelle desolate lande: è colpa di chi avrebbe potuto mandare in orbita grandi specchi così da dare la luce anche a chi non ce l’ha, ed è grazie a quelli come te se questo non è stato ancora fatto. Vergognati! Il Quindinvece impazza ovun...

L'ora dei vigliacchi

Ci risiamo. Non solo Regeni. Non soltanto gli oltre duemila Italiani incarcerati all’estero, troppi dei quali senza alcun ragionevole motivo. Ora è il momento di una giornalista non ancora trentenne, con i visti in regola e un piano di lavoro concordato con le autorità di Teheran, sotto la tutela dell’ambasciata d’Italia.  Chi pensava che fosse sufficiente strizzare italianescamente l’occhio a chiunque, da Putin a Musk, da Zelensky a Orban, per assicurare al Paese un presente (e un futuro) di pace, è richiamato alla dura realtà: non siamo noi a sceglierci i nemici, sono loro che scelgono noi. E per inimicarsi il prossimo, ogni motivazione è superflua, come ben sanno tanto l’agnello che il lupo. Chi è grosso e potente troverà sempre il modo di giustificare ogni sopraffazione ai danni del più debole. E il debole tenterà comunque di sommuovere la Storia sfidando il più forte. Come nel 1940, quando gli Italiani senza neppure il bagno in casa, tra la fame più nera e letteralmente con le...

Make the World Smaller Again

È altamente probabile (ma non certo) che il megalomane in berretto rosso riesca a varcare la soglia della Casa Bianca il prossimo venti Gennaio, e lì insediarsi come il (quasi) nuovo presidente dei cinquanta Stati Uniti d’America. L’usato insicuro. Giusto per non annoiarsi nell’attesa, il Pannocchia ha messo mano alla prossima nomina di ministri, ambasciatori e collaboratori, stilando una lista di amici, pregiudicati, finanziatori, manutengoli, scherani e parenti di un livello tale da mettere in difficoltà persino Satana, qualora dovessero presentarsi tutti insieme alla soglia dell’Inferno.  Che una squadra di tal fatta possa davvero render grande l’America (« Make America Great Again ») suscita più d’un dubbio. A meno che il vero progetto della scompaginata compagine non sia quello di raggiungere l’obiettivo per opposta via: quella di render grande l’America non attraverso un programma di sviluppo in grado di innalzarla al di sopra delle altre nazioni del mondo, ma operando invece...