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Ad armi pari

Davvero esiste qualcuno disposto a credere che il Paese più vasto al mondo, ventotto volte più grande dell’Ucraina, con una superficie che copre undici fusi orari (quasi un’intera faccia del pianeta), possa sentirsi minacciato da un piccolo Stato confinante privo di risorse naturali e sostanzialmente disarmato dal memorandum di Budapest del 1994? Solo chi è in malafede (come Putin) o chi è ignorante (come i tanti suoi italici sostenitori) può pensarlo.  I libri di Storia dovranno presto sottrarre al mondo fin troppa cellulosa per spiegare ai posteri le ragioni di una guerra che oggi appare insensata, oltre che sproporzionata. Motivazioni forse incomprensibili ai più, ma non a chi in questo esatto momento sta impegnando in quel conflitto ogni possibile risorsa: dagli Ucraini che si difendono, ai criminali russi che li attaccano.  Cosa mai può desiderare la Russia, più di quel che ha? Un Paese primitivo che, pur vivendo di raccolta (incapace com’è di produrre alcunché), raccogli...

Quando il Grillo canta

Frinire o finire ? Questo è il dilemma. Se dar fiato alla propria flebile voce, alla vigilia di un possibile confluenza dei Cinquestelle nella crescente pozzanghera del campo largo, per poi reimpadronirsi del partito, o starsene invece buoni all’angolo, abbeverandosi dei trecentomila annualmente versatigli quale compenso per il suo utile quanto gradito silenzio. Stecchito sul nascere il tentativo di dar vita ad una nuova religione (la «Chiesa dell’Altrove»), ispirata dalla divina constatazione che, mentre i partiti debbono limitare i loro appetiti alla speranza di un misero 2‰, le chiese possono invece aspirare a un più corposo 8‰, il ligure ortottero ha dichiarato guerra all’attuale tenutario della formazione politica da lui creata a prezzo di tanti vaffa : quel Conte di nome, ma non di fatto, che ne sta oggi a capo.  Oggetto del contendere è il movimento stesso, di cui il fondatore rivendica la proprietà tanto del nome che del marchio, così come di ogni altro diritto paterno. Tr...

«Mobile» sì, ma non «auto»

Non esiste l’«auto elettrica». Esistono i «veicoli elettrici». Ed esistono da più di un secolo: dai primi tram col trolley fino alle macchinine dell’autoscontro.  Quel che accomuna ogni mezzo elettrico, al momento, è la mancanza di autonomia: ciò che impedisce ad essi di potersi definire a tutti gli effetti auto-mobili : ossia mezzi in grado di muoversi autonomamente .  Il percorso del tram è imposto dal tracciato del cavo e dai binari, quello della giostra dalla trama dei fili elettrici nel soffitto e dal pavimento metallico, quello del veicolo stradale elettrico dalla durata della batteria. Che può variare in modo determinante se la si usa non solo per muoversi, ma anche per alimentare i fanali, l’aria condizionata, il riscaldamento, il navigatore, il frigo di bordo, la radio...  Utilities che possono ridurre l’autonomia del veicolo a meno di un quarto di quella ufficialmente dichiarata.  Corollario di questa elementare osservazione è il fatto che nessun veicolo ...

Andarsi a nascondere

C’era una volta la vergogna. Quello strano sentimento grazie al quale un animo onesto e sensibile – temendo la disapprovazione di quanti gli stanno più a cuore di fronte ad un suo volontario quanto involontario possibile errore – prova egli per primo una sorta di ripugnanza verso se stesso e sente impellente il bisogno di andarsi a nascondere. Di lasciare per un istante il palcoscenico per andarsi a rinchiudere in bagno. E lì piangere sui propri sbagli. Se non sulle proprie colpe.  Ebbene: provare vergogna è proprio dei grandi uomini. Perché rappresenta la misura della considerazione che una persona riserva a coloro che gli stanno accanto. La disapprovazione dei quali suscita in lui dolore. Un dolore che Iddio ha per di più voluto che si manifestasse pubblicamente attraverso il rossore del viso. Un dono riservato agli esseri umani, negato agli animali. Che la vergogna sia un sentimento positivo, lo dimostra il fatto che il suo contrario – l’essere senza vergogna, uno svergogna...

Quando il vento dell'Est

A turbare la lenta e faticosa gestazione della mai nata Europa, ci pensa stavolta il risultato elettorale dei Länder orientali tedeschi, con l’inattesa affermazione delle forze rivoluzionarie di ispirazione neonazista e l’AfD ( Alternative für Deutschland ) che si afferma primo partito in Turingia e secondo in Sassonia. I disinformati (e disinformanti) commentatori italiani parlano di «vittoria dell’estrema destra» e lanciano improbabili allarmi, azzardando discutibili paralleli tra lo Stivale e lo Stato teutonico. Dovremmo cominciare col dire che un’«estrema destra» né esiste né può e potrà mai esistere, né in Germania né altrove. Perché quella stessa espressione è un ossimoro: una Destra  che voglia chiamarsi tale non potrà mai essere «estrema», per il semplice fatto che una Destra o è moderata e conservatrice, o non lo è. E infatti, quando si parla di destra rivoluzionaria, riferendosi al periodo tra le due guerre si parla di «Fascismo», e ai giorni nostri, più propriament...

Over&Over&Tourism

«L’estate sta finendo: un anno se ne va», intonavano i Righeira nel paleozoico 1985. E con l’estate, per la gioia di chi nel luogo dov’è nato pretenderebbe viverci, si ritira quell’informe marea da stadio che i meno attenti insistono nel voler chiamare  turismo .  Overtourism , è il neologismo che ha istantaneamente riempito le pagine dei quotidiani estivi, assetati di gossip quanto avari di notizie. Intendendo con l’esotico termine un eccesso di presenze in quelle località che da sempre attraggono un gran numero di visitatori (con disdicevoli effetti collaterali quali vandalismi, aumento dei costi abitativi, immondizia e degrado, tsunami di folle urlanti nei centri storici, generale disordine). L’elegante parola, overtourism , presenta tuttavia un’evidente fallacia: pone l’accento solo sulla quantità delle presenze, laddove la principale questione è piuttosto la loro qualità .  Forse il termine shit-tourism potrebbe meglio definire il fenomeno: milioni di persone che...

Sfratelli d'Italia

Sfratelli d’Italia, l’Italia s’è scissa. Chi mai si sarebbe atteso che proprio quel partito fraudolentemente spacciatosi per Destra (conservatrice) ma in realtà neofascista (rivoluzionario), calpestando con la medesima suola Risorgimento, Monarchia e Repubblica, dopo aver tanto esaltato i valori della Nazione si proponesse invece di frammentare l’Italia in 20 minuscoli microstati? Al solo scopo di far sì che i loro presidenti possano finalmente intitolarsi «governatori» anche di fatto, e non soltanto (impropriamente) di nome?  La cosiddetta «autonomia differenziata» è una ciofeca che offende innanzitutto la Storia. Quella Storia che marcia da secoli in direzione di una sempre maggiore integrazione ed unità, verso un vero Stato Federale Europeo con pieni poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, sul modello degli Stati Uniti d’America, del Messico, del Brasile, dell’Australia, dell’Argentina, degli Emirati, dell’India, della Federazione Russa, della Malesia... (per citarne alcuni)...