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State uniti!

Tra circa due mesi, il 5 Novembre 2024, i 538 Grandi Elettori dei 50 Stati USA voteranno il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.  Designati i due contendenti, nella persona (si fa per dire) di Donald Trump ed in quella di Kamala Harris, ciò che al momento pare delinearsi all’orizzonte è un serrato testa a testa che, salvo inciampi o altre sorprese, minaccia di protrarsi sino alla proclamazione del nuovo ospite della Casa Bianca.  Su un solo risultato ci sentiamo di scommettere, sicuro com’è al cento per cento: il 5 Novembre a vincere sarà un Americano. Proveniente da uno di quei 50 Stati USA e portatore di idee che spaziano da quelle (ristrette) del cowboy pioniere nella prateria, circondato da nemici, fino ai miracoli della Silicon Valley, passando per Hollywood, Woodstock, Miami, Las Vegas.  Sarà un Americano. E pazienza se in Europa molti preferirebbero (o pretenderebbero) che, anziché in USA, fosse invece nato al Polo e si chiamasse Babbo Natale: buono per n...

Quando i giornali scrivevano notizie...

C’è stato un tempo, nelle redazioni dei giornali, in cui i giovani neoassunti venivano educati alla religione delle cinque «W»: Who ?; What ?; When ?; Where ?; Why ?: chi, che cosa, quando, dove, perché.  Fosse mancata anche una sola risposta ad una soltanto di quelle cinque domande, la notizia avrebbe cessato d’esser tale. Non sarebbe stata altro che una vox populi , un’indiscrezione, un frammento di notizia, un pettegolezzo in corso di verifica.  Divieti di legge ed autocensure, così come la presenza di redattori sempre più pudibondi e politicamente corretti, han fatto sì che molte prime pagine si aprano oggi con titoli di tal genere: « Ventinovenne alla guida uccide un trentottenne dopo un diverbio nato da una mancata precedenza nel centro cittadino ».  Guai a scriverne nome e cognome, inimmaginabile indicarne la nazionalità, sconsigliato qualsiasi riferimento al tipo o alla marca dei veicoli, inelegante segnalare l’ora o l’esatto luogo, pleonastico approfondire le cau...

Scudo spaziale

Se di leggi ad personam s’è spesso sentito parlare, nel Paese dei nostri stivali, mai definizione fu più appropriata se riferita alla norma sulla protezione totale (ogni riferimento balneare Papeete style è casuale) che il ministro Matteo Salvini si appresta a cucire a misura delle poco atletiche spalle del dimissionario presidente ligure Giovanni Toti.  L’idea è quella di dar vita a una sorta di immunità civile e penale a trecentosessanta gradi, per poi farne omaggio a tutti i presidenti di Giunta regionale.  Per motivare l’urgenza di tanto auspicata impunità, forse studiata per dar tempo al malfattore di porre in salvo il bottino, si rimarca l’indiscutibile fatto che un presidente di Giunta è stato «eletto»,  conquistando nelle urne un voto in più dell’avversario. E tanto basta per conferirgli superpoteri d’origine divina  L’assurdità di una simile proposta sta tutta in due inconfutabili considerazioni.  La prima è una mistificazione linguistica (targata Ber...

Nani a confronto

Quando ti rendi conto che un quotidiano di destra come il «Corriere della Sera» è infinitamente più progressista e molte spanne più democratico del piddì, la geometria, che è una scienza esatta, non ammette che una sola possibile soluzione: il piddì è collocato più a destra del giornale della Destra. E per conseguente corollario, il piddì non è più un partito «di sinistra».  L’evidenza è nei fatti. Come potrebbe dirsi «democratico» un partito che antepone qualsiasi minoranza, fossero anche gli ultimi cannibali della Nuova Guinea o gli orsi del Trentino, alla maggioranza, spina dorsale di ogni vera democrazia?  E come potrebbe definirsi «progressista» un partito che combatte per principio qualsiasi idea o azione che possa anche lontanamente comportare un reale passo avanti per il Paese, che si tratti della prima ed unica ferrovia in grado di permettere ai grandi treni container di varcare le Alpi (TAV), o del ponte sullo Stretto, o della modernizzazione dei trasporti marittimi...

Reporter di guerra

Un giornalista pestato a sangue da un gruppo di facinorosi, difesi dalla seconda carica dello Stato che lo accusa di non essersi dichiarato come tale (versione aggiornata del «non sono io razzista: è lui che è negro») è innanzitutto una contraddizione in termini.  Perché il mestiere del giornalista è quello di raccontare la notizia, non quello di farsi notizia egli stesso.  Così, passeggiando per le sempre meno linde e sicure vie di Torino, un giovane reporter del quotidiano cittadino (La Stampa), attento per sua missione anche ai minimi fatti di interesse locale, nota un chiassoso assembramento nella centrale via Cellini, dove rumorosamente si festeggia il sedicesimo anniversario del circolo «Asso di bastoni»: sede locale del movimento Casapound, nato nel 2002, in nome di Ezra Pound, al solo scopo di occupare case e proprietà private per fini abitativi e per attività sociali. Incurante di quell’art. 633 CP che, almeno a parole, dovrebbe tutelare quella proprietà privata un te...

Costruire e distruggere

Per potersi onestamente definire «conservatori», occorre innanzitutto possedere qualcosa che meriti d’esser conservato: una tradizione, una storia, un patrimonio. Una forza politica che ami dichiararsi «di destra» ma lungi dal promuovere la conservazione auspichi invece una rivoluzione, non può certamente definirsi «conservatrice».  Ed infatti, ovunque nel mondo, una forza che agisca in tal senso la si definisce più propriamente «fascista».  Con la «f» minuscola, per distinguerla dal Fascismo , regime politico incarnato dal Partito Nazionale Fascista, al potere in Italia dal 1923 al 1943: in quanto tale magari imitabile, ma di fatto irripetibile.  Nell’accezione internazionale, l’aggettivo « fascist » rimanda ad un qualsiasi sistema politico autoritario, totalitario, nazionalista, intollerante e razzista (« a political system based on a very powerful leader, state control of social and economic life, and extreme pride in country and race, with no expression of political d...

Asini e Cavalli

Nonostante la schiacciante affermazione dei partiti antifederalisti in Italia (oltre il 90%) abbia indubbiamente segnato una battuta d’arresto nel processo costitutivo di uno Stato Federale Europeo, il ribaltone elettorale francese ha provvidenzialmente rimescolato le carte finendo col disegnare un quadro di sostanziale continuità, con Ursula Von Der Leyen confermata presidente del Consiglio – con 401 voti a favore, 284 contrari, 15 astenuti – e l’avvocato Roberta Métsola a capo del Parlamento, con 562 schede su 623 valide.  La marcia riprende dunque con le medesime guide, ma la cordata è assai più impreparata e litigiosa. In particolare il piccolo ma burrascoso gruppetto degli Italiani. E questo mentre la strada si fa sempre più in salita.  Una cosa è chiara: coi soli trattati non si va da nessuna parte. Persino l’ONU (l’altra Unione di cui l’Italia fa parte) mai come oggi appare tanto ininfluente e disattesa nelle sue pronunce. Che tali sono e tali resteranno, senza uno St...