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Dopodomani si vota

A tre giorni dal voto per l’elezione del Parlamento Europeo (in Italia l’8 e il 9 Maggio 2024), la general cagnara tra finti e veri candidati ha forse occultato quella che è in realtà la vera posta in gioco: un SÌ o un NO alla nascita di un vero Stato Federale Europeo , con veri poteri legislativi, esecutivi e giudiziari nelle materie di interesse comune. E tra questi, mai così urgenti, il potere di elaborare una politica estera condivisa, resa credibile dalla presenza di una vera forza armata europea.  Se tale è la discriminante, due sono i soli veri partiti in gara: gli Eurofederalisti e gli Antifederalisti . Divisi, questi ultimi, tra chi vorrebbe cancellare del tutto l’Unione Europea e chi si illude che sia sufficiente una differente (migliore?) guida per poter conferire all’Unione quei poteri legislativi e politici che al momento l’Unione NON ha, o difendere immaginari confini comuni che l’Unione NON ha (li ha invece lo Spazio Schengen), o una moneta comune che l’Unione NON h...

La necessaria bellezza

Hanno ucciso la bellezza.  Non esistono più belle automobili. Son tutte uguali: saponette a quattro ruote con alte guance e piccoli vetri, ridotte aperture che denunciano l’urgenza di abbondare in lamiera, pur di tener insieme la leggerissima scocca, pronta a ribaltarsi al minimo soffio di vento.  Anche le ragazze son tutte uguali: viso allisciato, capelli perfetti, labbra rigonfie e sopracciglia ridipinte dagli orridi filtri « beauty » dei telefonini da quattro soldi.  L’architettura lascia anch’essa a desiderare, quando si esprime in quei nuovi fiammiferi senza capocchia che si allungano sul lato sud di Central Park, atteggiandosi a grattacieli: francobolli di costosissimo terreno elevati all’infinito e soggetti ai capricci del vento, che si diverte a farli oscillare come giunchi.  Anche la moda, da non confondersi con lo stile, non è che un container cinese stipato di scarpe di gomma e giacconi di plastica nei cinque colori prestabiliti. Non uno di più. E quand’a...

Inseparate carriere

Ultimi giorni di una stanca campagna elettorale. Più odorosa di campagna che non di elezioni, dal momento che del vero tema in gioco, ossia del futuro assetto dell’Unione Europea, dello Spazio Schengen, dell’Eurozona, si discute pochissimo. Pressoché niente. La cosa sorprendente è che gli elettori l’hanno capito, ed in massa disertano i comizi: affollati soltanto nelle fantasiose riprese ipergrandangolari delle reti televisive amiche.  Il mondo è alla vigilia di una lunga stagione di guerre, ma tutto quel che l’opposizione riesce a proporre agli elettori è il consueto armamentario cattolico francescano del «tutto per i poveri». O meglio –  in occidentale assenza di veri poveri – per i «meno abbienti»: proprietari sì, ma non troppo.  A seguire, non una lista di proposte utili e lungimiranti per il futuro del Continente, ma l’elenco marcato con matita rossoblù dei molteplici quanto imperdonabili errori commessi dalla parte avversa (la quale, per definizione, non solo può , ...

Il prete e l'architetto

Quale sarebbe il vostro pensiero se il progettista di un edificio ecclesiastico e quindi l’impresa incaricata di costruirlo pretendessero poi di metter becco su quel che il prete debba o meno predicare in chiesa?  O se un ingegnere musulmano o un costruttore induista fossero autorizzati ad esprimere una valutazione e un giudizio sulla qualità dei sermoni che un sacerdote cristiano porge in chiesa ai fedeli? Eppure è proprio di ciò che si parla, nel disegno di legge costituzionale attualmente in discussione alle Camere, volto a minare l’indipendenza della Magistratura dal Governo e dal Parlamento. Un progetto che prevede la definitiva separazione delle carriere tra magistrato inquirente e magistrato giudicante – già adesso limitata ad un solo possibile passaggio – e la sostanziale esautorazione degli organismi di controllo interni, sostituiti da un’Alta Corte esterna e sottratta alla presidenza del Capo dello Stato.  Un disegno impropriamente definito «riforma della Giustizia»,...

«Frociaggine»

Può una parola sola riempire le prime pagine dei giornali, quando otto colonne su nove attendono ansiose i reportage di una guerra in continua espansione e le lame affilate di una competizione elettorale europea?  La risposta è sì , se a pronunciare quella parola è stato il Papa. E se quella parola è «frociaggine». Tradotta: il non insolito ma vasto e preoccupante diffondersi di tendenze omosessuali nei seminari, dove storicamente più d’un seminarista è stato nei secoli più volte inseminato.  Il concetto è chiarissimo, il termine forse inappropriato, se affacciatosi sulle labbra di un Papa. Ma va da sé che, pur essendo il Papa il monarca assoluto dello Stato del Vaticano, è anche vero che è pur sempre il vescovo de Roma , e in quanto tale contaminato da quel gergo popolaresco assai familiare alle Garbatellesi, che ci vivono, ma non altrettanto agli Argentini.  Così, durante una riunione a porte chiuse (non troppo, a quanto pare) sullo stato dei seminari e sull’opportunit...

Animali terrestri

L’orso attaccabrighe scopre le sue carte.  Carte nautiche, per l’esattezza.  Con una mossa a sorpresa, la Russia ha manifestato l’intento di allargare i confini marittimi intorno a Kaliningrad – enclave russa in Europa – svelando così al mondo che quella di Putin non è fame di terra (come potrebbe averne, il più vasto Paese al mondo, ventotto volte più grande dell’Ucraina?) quanto piuttosto fame di acqua. Fame di mare.  Il grande cruccio dell’aspirante padrone del mondo è proprio quello di non poter armare una flotta che possa competere con quella americana (la prima al mondo), e neppure con quella cinese (la seconda). E sebbene la marina russa occupi onorevolmente il terzo posto in classifica, è anche vero che i navigli di cui essa dispone sono per lo più sottomarini, non potendo fare affidamento su porti e mari in grado di ospitare in sicurezza una grande forza navale.  Il mare di Azov, sotto il controllo russo dopo l’invasione della Crimea (2014), è più simile a u...

A volte, ritornano

Ritorna il malaffare. E mica bambino: già adulto.  Indisturbato, è cresciuto e si è fatto degli amici. Troppi amici. Dai manovali di una mafia che al Sud comanda – ma al Nord si arricchisce – fino alle massime autorità regionali.  Ci si attenderebbe una risposta adeguata da parte dello Stato, e dunque dalle tre istituzioni che ne incarnano i poteri: Parlamento, Governo e Magistratura. La Magistratura ha fatto la sua parte: ha indagato e incriminato i presunti responsabili. Missione not-impossible , dal momento che i criminali agiscono ormai alla luce del sole, sicuri dell’impunità.  Il Governo ha invece accusato la Magistratura del consueto attacco «a orologeria»: se non avesse sollevato il tappeto, nessuno avrebbe notato la sporcizia. Che fa tanto brutto, specialmente quando si attendono gli invitati alle urne: molti dei quali già poco intenzionati a prender parte alla festa e adesso più che mai orientati a restarsene a casa.  Il Parlamento, dopo un primo lungo asso...