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A volte, ritornano

Ritorna il malaffare. E mica bambino: già adulto.  Indisturbato, è cresciuto e si è fatto degli amici. Troppi amici. Dai manovali di una mafia che al Sud comanda – ma al Nord si arricchisce – fino alle massime autorità regionali.  Ci si attenderebbe una risposta adeguata da parte dello Stato, e dunque dalle tre istituzioni che ne incarnano i poteri: Parlamento, Governo e Magistratura. La Magistratura ha fatto la sua parte: ha indagato e incriminato i presunti responsabili. Missione not-impossible , dal momento che i criminali agiscono ormai alla luce del sole, sicuri dell’impunità.  Il Governo ha invece accusato la Magistratura del consueto attacco «a orologeria»: se non avesse sollevato il tappeto, nessuno avrebbe notato la sporcizia. Che fa tanto brutto, specialmente quando si attendono gli invitati alle urne: molti dei quali già poco intenzionati a prender parte alla festa e adesso più che mai orientati a restarsene a casa.  Il Parlamento, dopo un primo lungo asso...

Non chiamatele guerre

Non chiamatele guerre.  Nessuno definirebbe «incontro di boxe» lo spettacolo di un pugile di settanta chili costretto a difendersi sul ring da un avversario che ne pesa millenovecentosessanta: ventotto volte di più.  Eppure, tale è la lotta tra la Russia imperiale di Putin e la confinante Ucraina, ventotto volte più piccola. Una disparità da far impallidire la sproporzione tra Davide e Golia.  Se poi si considera che quel combattimento non è stato sportivamente concordato e programmato, ma avviato nottetempo e di nascosto per mano del più grande e più forte, dovrebbe apparire evidente che non di guerra si tratta, ma solo di una vile aggressione. Di una proditoria offesa dalla quale la minuscola Ucraina tenta strenuamente di difendersi.  Che guerra non sia, lo dimostra il fatto che si muoia da una parte soltanto: sempre al di qua del confine con la Russia, mai al di là. Non si vedono città russe rase al suolo dagli Ucraini, o civili russi sterminati, o bambini russi ...

Aggiungo un posto a tavola?

Molti osservatori han definito «geniale» la trovata di presentarsi agli elettori facendosi chiamare solo per nome e non per cognome. E geniale certamente lo è. L’Europa (o meglio, le Europe ), è qualcosa di assolutamente estraneo per un gran numero di elettori, i quali – quand’anche non la considerino un vero e proprio nemico – la vedono come un’inutile spesa e un fastidioso impiccio. Con due guerre alle porte, poi, anche un compromettente impegno ed un evitabile pericolo.  Che c’è di meglio, allora, dell’atteggiarsi ad amabili e innocui bimbi in fasce, e come tali presentarsi al voto? Son sufficienti un breve nomignolo, panni semplici, un tenero sorriso, tanta voglia di giocare e qualche accattivante mossetta. Con tanti amici e parenti lì intorno a sdilinquirsi e ad agitare il sonaglino.  — Per chi voti stavolta?  — Voto Mario, Carlo, Gianni, la portinaia, la parrucchiera, il verduraio... Uno di noi!  E non rischi nulla: un voto inutile, ma proprio per ciò privo di ...

La Gi-Orgia del Potere

E infine, tutti in sella al cavallo elettorale. Sempre che di cavallo si tratti, e non di differente specie equina.  Da Meloni a Calenda, passando per la mancata Schlein, il programma è sempre il medesimo: «Cambiare l’Europa!». Come cambiarla, ovviamente, resta un mistero della fede.  C’è chi vorrebbe abbatterla dalle fondamenta, come Salvini, che pure fu fatto ministro per costruire e non distruggere. Chi, come la Meloni, gradirebbe giusto ingrandirsi la  casa e liberarsi dal fastidio (europeo) di dover tenere in ordine i conti, scordandosi che quel che incassa e che spende non è valuta italiana, ma dell’Eurozona. Chi, come il nano Calendolo, si accontenterebbe di mostrare a Renzolo che si può sopravvivere anche senza una proposta politica europea: proposta che la tosca volpe proditoriamente avanza e il gatto romanesco altezzosamente ignora. Chi, come la scoraggiosa extraterrestre Schlein, si spende per spiegare a gran voce contro chi  ella combatte (la Destra in Eu...

Presi in rete

L’insoddisfazione che serpeggia tra quell’ élite che paga fino a 100.000$ di retta annua per frequentare le otto grandi università americane della Ivy League, esplosa con l’inatteso schierarsi di molti studenti dalla parte dei nemici giurati dell’intero Occidente, prende a pretesto una momentanea criticità della Storia (la repressione del terrorismo eterodiretto in Israele) per nascondere con essa il vero inconfessabile motivo della rabbiosa protesta.  Così come negli anni Sessanta la condanna da parte dei giovani americani del coinvolgimento USA nel conflitto vietnamita adornò di nobili motivazioni l’affacciarsi al mondo di una generazione postbellica educata alla pace e portatrice di differenti ideali di vita, incarnati nella rivendicazione di maggiori diritti, dall’aborto alla liberazione della sessualità, l’attuale protesta delle élite universitarie denuncia la fine di ogni certezza finora legata al (costosissimo) titolo di studio: vittima della transizione dalla «società pir...

Sfilate di moda

È pronta la passerella elettorale del Parlamento Europeo, sulla quale si apprestano a sfilare i modelli disegnati da un’assortita schiera di partiti-stilisti.  Si va dalla moda stracciona (stracciare l’Europa con le unghie e con i denti) a quella griffata dei cultori del brand , che ostentano sul logo il nome dell’indossatore di punta e il più o meno sincero pay-off della casa («#pace»).  Intenti a lustrare ciascuno i propri lustrini, quel che accomuna i creatori in lizza è l’assenza di ogni proposta sul tema. Ansiosi di abbronzarsi sotto la luce dei riflettori, a caccia di un microfono nel quale parlare soltanto di sé stessi, nessuno pare interessato al vero argomento della sfilata: il futuro di un Continente ancora disunito, incapace di darsi quella dignità di Stato che sola gli consentirebbe di prender posto a pieno titolo nel consesso internazionale: forte, sicuro, ascoltato, ammirato, rispettato, propositivo.  Quattrocentocinquanta milioni di Europei – fino a qualch...

Tre panzane sulla Terra di Canaan

È in atto il genocidio del popolo palestinese.  Falso. Se si trattasse di un «genocidio», ossia della sistematica eliminazione di un’intera popolazione appartenente ad una determinata «razza» o etnia, sarebbe per Israele assai più facile perpetrarlo sull’intero territorio palestinese, disarmato e non fortificato, che non nella caserma sotterranea di Hamas a Gaza.  Sarebbe per Israele molto più agevole rastrellare casa per casa quei Palestinesi che pacificamente vivono e lavorano nei quartieri di Tel Aviv e Gerusalemme, o nei più sperduti villaggi della Cisgiordania, tradurli nelle carceri o nei campi di sterminio e lì sistematicamente affamarli, torturarli ed ucciderli.  Non diversamente da quel che fece un tempo Hitler nei loro confronti. Non diversamente da quel che ha fatto Hamas il 7 Ottobre.  Rispondere militarmente agli attacchi dei filoiraniani di Hamas, ammassati all’interno dell’angusta striscia di Gaza, per quanto possa infine rivelarsi cruento non potrà ma...