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Presi in rete

L’insoddisfazione che serpeggia tra quell’ élite che paga fino a 100.000$ di retta annua per frequentare le otto grandi università americane della Ivy League, esplosa con l’inatteso schierarsi di molti studenti dalla parte dei nemici giurati dell’intero Occidente, prende a pretesto una momentanea criticità della Storia (la repressione del terrorismo eterodiretto in Israele) per nascondere con essa il vero inconfessabile motivo della rabbiosa protesta.  Così come negli anni Sessanta la condanna da parte dei giovani americani del coinvolgimento USA nel conflitto vietnamita adornò di nobili motivazioni l’affacciarsi al mondo di una generazione postbellica educata alla pace e portatrice di differenti ideali di vita, incarnati nella rivendicazione di maggiori diritti, dall’aborto alla liberazione della sessualità, l’attuale protesta delle élite universitarie denuncia la fine di ogni certezza finora legata al (costosissimo) titolo di studio: vittima della transizione dalla «società pir...

Sfilate di moda

È pronta la passerella elettorale del Parlamento Europeo, sulla quale si apprestano a sfilare i modelli disegnati da un’assortita schiera di partiti-stilisti.  Si va dalla moda stracciona (stracciare l’Europa con le unghie e con i denti) a quella griffata dei cultori del brand , che ostentano sul logo il nome dell’indossatore di punta e il più o meno sincero pay-off della casa («#pace»).  Intenti a lustrare ciascuno i propri lustrini, quel che accomuna i creatori in lizza è l’assenza di ogni proposta sul tema. Ansiosi di abbronzarsi sotto la luce dei riflettori, a caccia di un microfono nel quale parlare soltanto di sé stessi, nessuno pare interessato al vero argomento della sfilata: il futuro di un Continente ancora disunito, incapace di darsi quella dignità di Stato che sola gli consentirebbe di prender posto a pieno titolo nel consesso internazionale: forte, sicuro, ascoltato, ammirato, rispettato, propositivo.  Quattrocentocinquanta milioni di Europei – fino a qualch...

Tre panzane sulla Terra di Canaan

È in atto il genocidio del popolo palestinese.  Falso. Se si trattasse di un «genocidio», ossia della sistematica eliminazione di un’intera popolazione appartenente ad una determinata «razza» o etnia, sarebbe per Israele assai più facile perpetrarlo sull’intero territorio palestinese, disarmato e non fortificato, che non nella caserma sotterranea di Hamas a Gaza.  Sarebbe per Israele molto più agevole rastrellare casa per casa quei Palestinesi che pacificamente vivono e lavorano nei quartieri di Tel Aviv e Gerusalemme, o nei più sperduti villaggi della Cisgiordania, tradurli nelle carceri o nei campi di sterminio e lì sistematicamente affamarli, torturarli ed ucciderli.  Non diversamente da quel che fece un tempo Hitler nei loro confronti. Non diversamente da quel che ha fatto Hamas il 7 Ottobre.  Rispondere militarmente agli attacchi dei filoiraniani di Hamas, ammassati all’interno dell’angusta striscia di Gaza, per quanto possa infine rivelarsi cruento non potrà ma...

Proteste e proposte

Ogni qual volta, in Italia, il meglio si scontra con il peggio, è sempre il peggio ad avere la meglio.  Lo si è visto con la fine del monopolio televisivo : lungi dall’assistere alla nascita di più ampie e qualificate proposte mediatiche, fatte di cinema d’autore, quiz d’alta cultura, musica e teatro, programmi di alfabetizzazione ed acculturazione, quel che invece s’è visto (ed ancora si vede), è stato l’improvviso irrompere della volgarità, dell’ignoranza, della bruttezza, del turpiloquio promosso a lingua, di una pubblicità non più spettacolarizzata e recintata nei caroselli, ma tracimante ovunque, senza riguardo per chi ascolta. E mamma RAI s’è presto acconciata ad assecondare i maleducatissimi figli in una competizione al ribasso, retrocedendo a quella triste diseducativa imitazione dell’imitazione che sta sotto gli occhi di tutti.   Non diversamente è accaduto al grande cinema italiano, cacciato dalle sale e precipitato nelle tivù on-demand : ridotto ad un apostrofo marr...

Perdere l'onore

Un ministro – ma anche un parlamentare, o un magistrato, o un qualsiasi individuo investito di un alto ruolo istituzionale – ha diverse possibilità per mettere a rischio il proprio nome, la propria reputazione, il proprio onore.  Per farlo, non è indispensabile violare col proprio comportamento il codice civile o il codice penale, ricevendone giusta condanna. È sufficiente molto meno: come ad esempio presentarsi in aula col costume di arlecchino, o indossare le larghe corna di un vistoso copricapo vichingo, o intonare a squarciagola dal podio una romanza d’opera. O anche conversare piacevolmente al telefonino dai banchi parlamentari, o leggersi tranquillamente il giornale, o lasciarsi pubblicamente andare al turpiloquio. Non è raro che ciò accada. Non tutti i parlamentari e i ministri sono signori, non tutti brillano di specchiata onestà, non tutti parlano la nostra lingua, non tutti disdegnano l’abuso di alcol o di altre sostanze.  Fortunatamente per noi, come già notava Tril...

Università e monasteri

C’era una volta il monastero: comunità di monaci o monache che vivevano di preghiera e di lavoro.  Fino all’anno Mille, il monastero fu anche l’unico luogo in fosse possibile dedicarsi agli studi. Principalmente dei testi sacri, ma anche di alcuni testi dell’antichità. Molti dei quali introvabili, prima che, nel 1455, Gutenberg inventasse il libro a stampa con caratteri mobili, facilmente replicabile in centinaia di esemplari. Oltre ad un certo quantitativo di volumi scritti, il monastero offriva allo studioso silenzio, solitudine, tempo, compagnia qualificata ed occasioni di conversazione.  Diversi erano tuttavia i suoi limiti.  Uno di questi era certamente l’orientamento quasi esclusivamente filosofico-religioso degli studi, causa prima della scomparsa di molti antichi codici, pazientemente erasi per poterne poi riutilizzare la pergamena come materiale di scrittura per testi più graditi a Dio.  Con l’eccezione di pochi trattati d’agricoltura, ancora utili per le ne...

Bendata e imbavagliata

I manicomi, in Italia, han chiuso i battenti nel 1978, con la legge 180, ma c’è chi oggi vorrebbe riaprirli. E non per rinchiuderci chi col coltello stermina la famiglia o incendia la propria casa, ma i magistrati italiani, fortemente sospettati di instabilità mentale.  I magistrati, non solo in Italia, sono simpatici a pochi. In particolare non lo sono ai delinquenti. Ogni procedura giudiziaria, per sua natura, si conclude inevitabilmente con un vincitore e con un vinto: il primo non potrà che dir mirabilia di chi l’ha giudicato, il secondo lo accuserà di  profonda ingiustizia, di odio preconcetto nei confronti di un innocente, di pazzia. Ad ogni processo, il giudice aggiunge alla sua lista un grato riconoscente amico ed un irriducibile nemico.  I guai cominciano quando la criminalità arriva al potere, come accadde alla vigilia della lunga stagione di Mani pulite, dopo che il crollo della Cortina di Ferro pose fine ai grassi finanziamenti che da Est e da Ovest furono per...