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Sana e robusta Costituzione

C’è tanta ignoranza e malafede dietro l’inatteso assalto sferrato dalla litigiosa maggioranza governativa contro la Costituzione italiana: potenziale vaso di Pandora la cui minacciata apertura ha presto messo in subbuglio l’irrequieto stuolo dei partiti, partitini e movimenti, col consueto codazzo di facce losche in cerca di notorietà.  L’ ignoranza consiste nel pensare che la Costituzione sia una legge come le altre: un dettagliato elenco di obblighi e non invece una necessariamente sommaria dichiarazione di intenti.  La malafede sta nel voler far credere agli Italiani che il brancolare nel buio che ha sin qui caratterizzato l’azione (?) del governo non dipenda dalla manifesta incapacità di un’improvvisata classe dirigente – ma poco diligente – che neppure riesce a spendere i fondi generosamente assegnati dagli altri Paesi europei, tutelare i confini, far rispettare le leggi, ma da una Costituzione vecchia e sorpassata che lega loro le mani, ostacolandone l’azione. Moderna ...

Riformaggio (con i vermi)

Esistono riforme utili, riforme inutili e riforme dannose. Distinguerle è assai facile: è sufficiente domandarsi: chi, come, quando, perché? Chi le chiede, come intende realizzarle, con quali tempi e per quali motivi.  Se poi quel che si intende riformare non è una legge o una procedura, ma addirittura quella Costituzione che delinea lo spirito, i fini e l’assetto istituzionale di una nazione, indossare gli stivali di piombo, e con essi procedere, è il minimo che ci si dovrebbe attendere.  Quali sono in questo esatto momento le riforme più utili ed urgenti per l’Italia?  Certamente quelle già avviate nel quadro del PNRR, come una modernizzazione del sistema giudiziario che miri insieme all’accelerazione dei procedimenti, alla certezza del diritto e, conseguentemente, ad una maggiore sicurezza per chi opera nel Paese e per i singoli abitanti. E ancora un sistema di controlli a livello centrale che renda di fatto impossibile ogni evasione fiscale. Fondamentale e improrogabi...

Esternare per eternare

«Il medium è il messaggio», soleva ripetere Marshall McLuhan, lasciando intendere come spesso il mezzo prescelto, prima ancora che il contenuto, costituisca la vera essenza della comunicazione. Come ben sa chi da un’espressione del volto o da un tono di voce riesce ad intuire la sostanziale differenza tra un «sì» affermativo e un «sì» interrogativo, tra un «no» definitivo e un «no» di meraviglia.  A questo pensavamo mentre i grandi e piccoli schermi di tutto il mondo diffondevano per l’etere l’eterea figura di un berlusca strappato al letto d’ospedale, sommariamente incartato e armocromaticamente ridipinto tra zombie e maotsetung, intento a sfinire le residue energie nell’affaticata lettura di un messaggio rivolto ai fedelissimi riuniti a Milano.  Quasi una voce da quell’aldilà che per noi alati è l’aldiqua. Quasi un testamento spirituale acciocché il forzitalico pensiero, affidato ai suoi apostoli, conservi viva nei secoli l’immagine non sempre luminosissima del fondatore. Ri...

Monumenti sfregiati

Quando il piccione si appollaia in cima alla statua, evitando in tal modo di far piovere dal cielo quel che educatamente deposita invece sul marmo, non ha altre mire se non quella di liberarsi le viscere. Non ha con tal gesto la pretesa di impadronirsi della più o meno illustre fama del personaggio o dell’evento che quel monumento rappresenta. Diversamente, il vigliacco umano privo di alcun valore spera di convincere il mondo di una propria immaginaria grandezza oltraggiando o provocando senza apparente motivo qualsiasi cosa o persona si mostri in qualche misura più grande di lui. In pratica: tutto e tutti.  È una strategia che nell’immediato è sempre vincente: se un mingherlino di cinquanta chili sfida un pugile da novantacinque, agli occhi degli amici acquista immediatamente fama di coraggioso, piuttosto che di incosciente. Anche se è inevitabilmente destinato a stramazzare al suolo nei primi minuti dell’incontro.  In geopolitica è noto come «effetto Saddam». Quando il monar...

Salvarsi dal Pianeta

L’hotel che periodicamente ci ospita nelle brevi scorribande che noi alati ci concediamo talvolta nell’ex paradiso terrestre (ottimo albergo, giusto qualche stella in meno di quante illuminano l’altro nostro paradiso, quello celeste) ci ha comunicato che a partire da quest’anno la pulizia degli appartamenti sarà limitata al terzo e al quinto giorno della nostra permanenza.  — Per salvare il Pianeta! — è stata la pronta quanto inoppugnabile giustificazione.  Son già cinque o sei anni che ci provano, a voler salvare la palla che gira. Dapprima han tolto dal bagno boccette, saponette e altri ammennicoli, sostituendoli con un orrido bombolettone paghi-uno-prendi-tre: shampoo, sapone e bagno schiuma. Per giunta ricaricabile.  Poi han tentato di impietosirci incorniciando in bagno imploranti messaggi in difesa dei poveri asciugamani, restii a lavarsi troppo spesso per non svuotare fiumi, laghi e oceani della scarsa acqua rimasta.  In ultimo (in realtà penultimo) han propos...

Il mito e le palle

C’è un’evidente contraddizione tra la narrazione fascista dell’uomo forte, «con gli attributi», e la realtà che traspare dai libri di Storia. Chi non se la sente di sfogliarne le pagine non ha che da sedersi davanti alla televisione, dove il mito fascista potrà osservarlo dal vivo nella figura dello spietato dittatore Vladimir Putin, il cui coraggio meglio si esprime quando c’è da bombardare scuole, ospedali, condomini ed asili, facendo strage di donne e bambini per poi torturare e deportare i pochi sopravvissuti. Tra gli applausi dei non pochi estimatori italiani, orfani del balcone di Piazza Venezia ma evidentemente pervasi dal medesimo cieco entusiasmo.  La folla è femmina, e facilmente si infatua di chi ostenta la propria potenza. Anche quando quella potenza davvero «propria» non è, ma di fatto rubata a quella medesima massa che, mentre eleva a stella polare un individuo privo di talento e del tutto simile ad essa – ignoranza, vittimismo, rabbia, avidità e supponenza inclusi – ...

Roba da museo

Una settimana fa, con gran lungimiranza, dalle pagine del Corriere l’editorialista Goffredo Buccini metteva in guardia gli Italiani dalle insidie dell’imminente 25 Aprile, il primo alla presenza di un governo che faticosamente si sforza di tenere insieme le diverse anime – la nostalgica, l’avventurista, la faccendiera – di una destra ancora in cerca di rispettabilità: «Mai come il prossimo 25 Aprile dovremmo decidere se camminare con la testa girata all’indietro oppure guardando in avanti». Centro!  È il nocciolo della questione. Fare del 25 Aprile, oggi festa della Resistenza – o meglio di una risicata parte di essa, considerati i fischi che nei cortei puntualmente accolgono i partigiani delle Brigate Ebraiche – la celebrazione di quel processo fondante che ha consentito all’Italia di superare in un sol colpo l’esperienza fascista e quella monarchica, dando vita a uno Stato repubblicano nuovo di zecca.  Anche solo immaginare che i ministri dell’attuale governo possano oggi sf...