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Lisci o gasati?

La più preoccupata è Giorgia Meloni, che alla fiamma nel simbolo non ha voluto rinunciare e che adesso, solo per tenerla accesa, rischia di spendere un botto.  Poi ci son quelli che i problemi li risolvono in un istante (coi soldi degli altri): la paghi lo Stato, la differenza tra il prezzo del gas nel 2021 e quello – moltiplicato per quindici – del 2022!  Non sono da meno i pusillanimi, sicuri che basti mutar bandiera e inchinarsi davanti a Putin, con la giusta angolazione e a brache calate, per godere di rifornimenti gratuiti vita natural durante. E pazienza se l'entità di quel «durante» sarà Putin stesso a deciderla.   Seguono gli illusi, fermamente convinti che sia sufficiente rimettere in uso i mulini a vento e sostituire le tegole con celle solari per far marciare a pieno regime fonderie, acciaierie, industrie e vetrerie. Con quantità di energia buone appena per ricaricare il telefonino o tener acceso il frigorifero. Sempre che tiri il vento e splenda il sole. ...

Votare. Perché?

«Andate a votare!», è stata l’implorazione che Draghi ha rivolto ieri al giovane pubblico cattolico di Rimini, riunito per l’annuale meeting di Comunione e Liberazione.  Civilissima esortazione, alla quale verrebbe tuttavia da rispondere: «Sarebbe bello. Potendolo!».  Sarebbe bello poter esprimere una propria scelta, indicare il nome di un candidato, esprimere apprezzamento per un partito. Se il Rosatellum consentisse di farlo. Ma non lo consente. Non sono in gara né dei nomi e dei cognomi, già prescelti, né tantomeno dei partiti, annacquati dentro forzate coalizioni.   Nessuno meglio di Draghi è in grado di comprenderlo, e tuttavia la sua raccomandazione ha comunque un senso.  Prima ancora di domandarsi per chi votare, è giusto domandarsi perché votare. Se è vero che recarsi alle urne non serve ad esercitare un libero voto – che libero più non è –  piegarsi al rito serve comunque a rimarcare la necessità che nel Paese delle urne aperte ci siano, seppur addome...

Tu chiamale, se vuoi, elezioni

L’indegna caciara che ha accompagnato in questi ultimi giorni la stesura delle liste elettorali (da presentarsi entro dopodomani 22 Agosto) è un’ulteriore incontrovertibile conferma che quel che si è andato redigendo nelle segreterie dei partiti non era in realtà un’autentica lista di candidature, ma un elenco di vere e proprie nomine dall'alto.  Magie del Rosatellum applicato ad un Parlamento in piena prova costume, dimagrito in un sol colpo di un terzo del suo peso.  Nelle consultazioni amministrative (Comuni, Regioni), le sole in Italia dove il diritto di voto è ancora (per adesso) garantito, la formazione delle liste non costituisce mai un problema: se trenta persone intendono gareggiare tra loro mentre sfidano gli avversari, son le benvenute. Se son cinquanta, ancora meglio. Davanti a una simile bistecca, l’elettore saprà ben distinguere la polpa dall’osso: gustarsi la prima e gettare nell’umido il secondo. Col Rosatellum invece no. Le liste non soltanto son bloccate, cos...

Occhiali di tigre

La sparata di oggi porta la firma di Giuseppe Provenzano, vice-letta del «polo di centrosinistra», come i piddifratomaiobonini amano definirsi, in mancanza di altra possibile identità.  « Queste elezioni non prevedono pareggio: o noi o la destra. Non c'è spazio per terzi o quarti poli », ha declamato con toni più ricattatori che accattivanti il parasegretario.  Tradotto: sappiamo che molti tra voi si taglierebbero entrambe le mani, piuttosto che votare per noi, ma non avete scelta: se non ci darete il vostro voto arriverà («vincerà») la destra. Anche perché non c’è al mondo altro polo al di fuori del nostro e del loro.   Intendendo impropriamente per «destra» non quei Cavour, D’Azeglio, Crispi o Giolitti che l’Italia l’han fatta, ma quell’opposta accozzaglia di faccendieri e sfaccendati che ha in odio tutto quel che è legge e regola: dal vaccino alla contribuzione fiscale, dal rispetto per la pubblica e privata proprietà al decoro urbano, dalla giacca e cravatta alla ling...

Impressioni di Settembre

L’atmosfera è la medesima che si suppone aleggiasse nei sotterranei dell’Anfiteatro Flavio, nel primo secolo dopo Cristo. La plebe mangiava e rumoreggiava sugli spalti. Nel buio delle gallerie, i gladiatori affilavano le armi e si preparavano a combattere. La posta in gioco era la vita. Non si poteva non vincere.  Con questo stesso atteggiamento, distante dallo spirito della nostra Costituzione quanto può esserlo un cittadino italiano da un suddito romano, le coalizioni imposte dall’Imperatore Rosatellum si apprestano ad azzannarsi nell’italica arena. In una competizione elettorale che poi tanto elettorale non è, dal momento che chi tenterà di esprimere il proprio voto non potrà manifestare alcuna preferenza né per un candidato, né per un partito, ma solo per un estemporaneo quanto fragile accordo tra formazioni politiche di idee spesso diametralmente opposte.  Che senso ha allora, se la regola è questa, parlare di «vittoria»? Che significa «vincere», in un siffatto contesto? ...

Nude verità

Che Agosto sia un mese poco propizio per le campagne, minacciate da incendi, siccità e colpi di sole, è un fatto che ben s’attaglia anche alle campagne elettorali, non soltanto a quelle coltivate.  Pare infatti che il caldo e il dolce far niente, insieme col maggior senso di libertà e a un aumentato desiderio d’apparire e di spendere, finisca in qualche modo con l’annacquare quel carburante di cui ogni competizione elettorale si alimenta: un mix di false promesse, nemici immaginari e paure amplificate.  — Votami! Ti raddoppierò la pensione e ti dimezzerò le tasse! — Votami, o vincerà l’uomo nero! — (e pazienza se stavolta è una donna). — Votami, o in pochi giorni questo Paese andrà incontro al disastro, e tu con esso! Questi sono gli ami distesi ad ogni tornata elettorale nella speranza che i più abbocchino.  Ma quando ciò accade nel mezzo dell’estate, mentre un’abbondante metà della popolazione viaggia per lo stivale ed osserva coi propri occhi l'autentica realtà che lo ...

Fuori dalla trincea

Dove altro avrebbe potuto annunciarla, se non dall’Annunziata, la mossa che tutti gli uomini di buona volontà si aspettavano?  Alle 14:45 di questo pomeriggio, ospite a «Mezz’ora in più», Carlo Calenda ha scaricato su Letta un intero fucile caricato a vaffa, prendendo le distanze da un patto che non prevedeva inizialmente la presenza in lista di nemici dichiarati del Paese e del mondo come Frate Gianni e Porelli, per non parlar delle «frattaglie» già in coda alla ricerca di uno strapuntino purchessia.  Malmenato dagli iscritti, col capo coperto di cenere, sommerso da un mare di tessere stracciate, preso per il naso (a voler essere gentili) dal cerimonioso Letta, abbandonato da piùEuropa (=  menoCalenda ), il centrocampista ha sbattuto la porta e si è liberato dalle catene di chi lo avrebbe voluto veder marcire in trincea impegnato a resistere, anziché sul campo a combattere.  Che quella di Calenda sia stata la mossa giusta, lo dimostra la reazione scomposta di Enric...