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Tutti a bordo?

Cari umani e meno umani, il vostro mondo è tondo. Ma proprio in virtù di tale perfetta geometria, più ci si sposta a sinistra, più ci si ritrova a destra. E viceversa.  Per questo ci fanno sorridere le smanie di quei menpensanti che, mentre impropriamente amano etichettarsi de sinistra , inseguono invece gli opposti ideali del più becero pauperismo medievalista, ripetendo errori che persino noi, qui tra le nuvole, oggi consideriamo tali.  Bisogna infatti tornare ai tempi del poverello di Assisi per ritrovare la convinzione che solo facendosi del male si poteva far del bene: fustigandosi in processione, indossando il cilicio, schiaffeggiandosi da sé, digiunando e isolandosi dal mondo, sottoponendosi alle più atroci penitenze, nel tronfio e tracotante tentativo di imitare in sedicesimo il doloroso percorso di redenzione del Cristo.  Otto secoli dopo, i soli che ancora perseverano nel predicare che «povero è bello» sono il candido eremita Frate Gianni e il disperato consumat...

Dissonanze

E mo’ tocca a Frate Gianni e a Porelli tentarsi la carta Conte. No, non quella dell’inciucio tra cinque stelle e due meteore: quella della lista della spesa accompagnata da minacce che ha portato alla caduta del governo. Pronta stavolta a sbattere contro il muso di Letta, anziché su quello di Draghi. Che dei due questuanti, in quanto a sbattere, se ne sbatte per davvero.  — Sarà un documento congiunto di Sinistra Italiana e Verdi in cui verranno messi nero su bianco alcuni punti imprescindibili di programma — incalzano i due predicatori scalzi. Accompagnando la perentorietà dei toni con moti facciali che vorrebbero suscitar terrore, ma inducono piuttosto a un compassionevole sorriso. Uno spreco di inchiostro e tanta carta rubata alle foreste, dal momento che i nove punti imprescindibili, categorici, irrevocabili e imperativi – destinati a diventare forse quattordici – possono facilmente esser riassunti in una sola consonante e in una sola vocale: «NO». Un NO a tutto e a tutti, a 3...

Il catenaccio

Brutte notizie, per chi aveva scommesso sui titoli azionari di Calenda, illudendosi che almeno una parte politica, ancorché piccola, avesse infine preferito battersi con coraggio ed onore per affermare le proprie idee, anziché chiudersi in trincea con nemici e falsi amici in un catenaccio tanto vile quanto inefficace. Barattando a poco prezzo l’ideale laico e liberaldemocratico sbandierato sinora col facile NO di chi ha come unico ed incerto programma quello di «fermare la Meloni». Fermarla a parole, si intende. Perché nell’impossibilità di una vera scelta, molti dei voti finiranno col riversarsi su chi ha quantomeno un programma di governo da proporre, per deleterio che sia.     Il quadro che si prospetta, da qui a pochi giorni, vedrà dunque contrapposte la coalizione degli arroganti salvosilviomeloniani e quella degli impauriti conigli trincerati, che nulla hanno da offrire se non le quattro bandierine coriandolo del forzacannabis , delle cittadinanze omaggio, dei soldi ai r...

Paracool!

Può esistere un populismo più populista di quello con cui gli antipopulisti aizzano il popolo contro il populismo?  No. Non può esistere.  Così la medaglia d’oro del populismo è stata oggi meritoriamente appuntata (a furor di popolo) sul petto di Enrico Letta, riconosciuto condottiero dei benestanti benpensanti del piddì.   Le motivazioni? Aver proposto la «dote» ai diciottenni. Tutti. Inclusi i già dotati di per sé: chi per generosità di Natura, chi perché prossimo e impaziente erede di familiari dovizie.   In virtù della proposta lettiana, annunciata via tweet sin dal lontano 5 Giugno 2021 sulle note dell'antipopulista «Avanti o popolo», ogni cittadino (o non cittadino) italiano, al compimento dei fatidici diciott’anni dovrebbe ricevere in dono dallo Stato una cospicua somma a titolo di «aiuto concreto per gli studi, per il lavoro, la casa».  Roba di fronte alla quale né le dentiere-per-tutti del Berlusca, né la flat-tax salvomeloniana, possono aspirar di pi...

Il penultimo dei Mohicani

L’ultima stella ad abbandonare l’orbita spaziale è stata quella di Massimo Bugani, grillassessore a Bologna, già stretto collaboratore di Di Maio e Virginia Raggi.  Forse per motivi di rima, Bugani ha scelto di paracadutarsi in area Bersani, che rischia così di dover cambiar nome al gruppo: da Articolo 1 ad Articolo 2.  Ma il neo arrivato non ne fa una questione di numeri: «È un piccolo partito fatto però da idee chiare e limpide», confida al Corriere che lo ha intervistato. Una vicenda a prima vista marginale, quest’ennesima fuga per la non-vittoria, che si presta tuttavia ad alcune confortanti considerazioni.  
La prima è che ancora c’è chi fa politica per convinzione. Passando da una formazione piccola ad un’altra minuscola, nessuno potrà accusare questo eroico transfuga di aspirazioni carrieristiche. A meno che non si intenda etimologicamente per «carriera» quella strada ( carreira ) dove entrambi gli articoli rischiano di ritrovarsi in autunno.  La seconda è che...

Lezioni di pesca

Sono ormai duemilasettecentotrentasei anni che tra le nuvole del Paradiso ci fa compagnia un simpatico angelo che, sotto la dinastia Zhou, fu uno dei più abili pescatori dell’isola di Xiadaoniang, di fronte alla costa orientale della Cina.  Il pacifico Ming (questo era stato in vita il suo nome) conduceva un’esistenza sana ma semplice e sempre uguale, lontanissima dalle ricchezze e dai lussi che animavano la corte di Chengzhou, l'odierna Luoyang. L'umile Ming non aveva mai visitato quella splendida reggia, di cui forse neppure sospettava l’esistenza, ma un suo pensiero, che alcuni marinai forestieri orecchiarono per caso mentre dividevano con lui il pasto in una vecchia taverna sul molo, giunse di bocca in bocca là dove Ming in tutta la sua vita non sarebbe mai potuto arrivare: tra le possenti mura della città proibita, residenza dell’imperatore della Cina Orientale.  Attribuita dai posteri ora a Confucio (nato però duecento anni più tardi), ora al poeta Kuang Tsen, ora ai Ges...

Divergenze parallele

Più simili che dissimili fra loro ( di parte, ma non «partite» ) le indebolite forze politiche del nostro stivale vanno a caccia di alleanze. E pure di gran fretta.  Non certo perché smaniose di stringere nuove amicizie (meglio le inimicizie), ma perché a ciò costrette da un'orripilante legge elettorale che, sul modello Frankenstein, cuce insieme proporzionale e maggioritario, vecchi collegi e Camere smagrite, soglie minime variabili al bisogno e sottrazione del diritto di voto agli elettori.  La scadenza per la presentazione delle liste è il prossimo 22 Agosto e, prima ancora di carta e penna, si affilano i coltelli.  È tempo di riposizionamenti.  Non c’è partito che non rinneghi le vecchie amicizie per strizzar l’occhio alle nuove, ridonandosi perdute verginità mentre dipinge d’oro e di rosa gli improbabili scenari di future e progressive magnificenze. Pesa su tutto l’ingeneroso confronto fra tanta insipienza e tanta sapienza: quella di Draghi, che è vivo e lotta (...