Ma può un magnete attrarre una foglia, una nuvola o una pietra?
Parlando dei cinquefrilli (ieri movimento ed oggi partito) e del piddì (ieri partito ed oggi movimento) possiamo parlare di due poli opposti destinati ad allearsi, come in tempi recenti (2018-19) accadde alla Lega di Salvini e ai grillopentiti di Conte? O si tratta di oggetti matericamente differenti, privi di forza attrattiva?
Teoricamente, nella lettura ottocentesca degli odierni politicanti (quei due che sanno leggere), piddini, verdisinistri e putingrillini potrebbero fregiarsi della medesima bandiera «de sinistra» (sempre che una bandiera la sinistra l’abbia ancora, divisa com’è tra usurate falci, scarabocchi sui muri e stendardi di Hamas), intestando ad una sinistra che non c’è più i valori di un francescanesimo che ancora regge: donare ai poveri, occuparsi (antidemocraticamente) delle minoranze a discapito delle maggioranze, vivere del presente ignorando il passato senza curarsi del futuro. E parlare ai lupi.
Nella lettura del Terzo Millennio, all’opposto, scomparso il proletariato operaio con la fine dell’Età Industriale in Occidente, una sola classe sociale è rimasta: la borghesia, tripartita in tre sottoclassi che potremmo definire conservatrice, rivoluzionaria e progressista.
Non ha più senso parlare di destra, centro o sinistra, nel momento in cui esistono decine di sedicenti «destre» (dai neonazisti ai liberaldemocratici), sedicenti «centri» (dagli opportunisti agli eurofederalisti), sedicenti «sinistre» (dal terrorismo anarchico ai seguaci di Gramsci).
Misurati col nuovo metro, il piddì dell’armocromista è un partito conservatore, intento a mantenere quel che resta del potere accumulato in passato; i cinquefrilli sono una formazione rivoluzionaria, desiderosa di impossessarsi di un potere che mai son riusciti a consolidare, così come i catastrofici profeti verdosinistri.
Col medesimo metro è facile spiegare l’oggettiva vicinanza tra un Vannacci (rivoluzionario) e un Conte (rivoluzionario), uniti sotto la stessa putiniana bandiera, parimenti nemici del progetto federale europeo, intenti entrambi a vendere il Passato travestendolo da Futuro.
Sull’Ucraina, Conte è stato chiaro: «Dopo oltre quattro anni e mezzo di guerra, la strategia adottata dall’Occidente non prefigura nessuna soluzione che non sia un’escalation».
Fosse stato il medico incaricato di seguire un ricoverato in coma, vittima di una sanguinosa aggressione da parte di ventotto energumeni armati, constatate la difficoltà, il costo e la scarsa efficacia delle cure, l’incravattato si sarebbe forse così espresso: «Dopo oltre quattro anni e mezzo di lotta contro il male, le cure proposte non prefigurano nessuna soluzione che non sia un’ulteriore aggravamento delle condizioni del paziente». Per cui tanto vale lasciare che il male abbia la meglio. E liberare il letto.
Scordandosi che ogni decisione sulla vita umana, così come su quella delle nazioni, per quanto ridotta a un lumicino appartiene pur sempre al paziente e mai al medico, impegnato com’è dal giuramento di Ippocrate a «curare ogni paziente con scrupolo e impegno» e a «non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte».
Solo i medici del III Reich, processati e condannati a Norimberga, usavano sopprimere anzitempo quei pazienti a loro dire irrecuperabili, ossia bisognosi di lunghe cure. Uccidendo in tal modo non soltanto degli esseri umani, ma (ancor peggio) le loro e le altrui speranze.
Difficile immaginare una possibile sincera alleanza tra borghesia rivoluzionaria (intenta a distruggere), borghesia progressista (intenta a costruire), borghesia conservatrice (intenta ad eternare l’esistente). Tra forze che altro legame non hanno tra loro se non un presunto comune nemico, frammentato anch’esso in conservatori (pochi) e rivoluzionari (troppi).
Decisamente minoritaria, la borghesia progressista è facile da riconoscere: sventola una sola bandiera: quella dell’Unione Europea. E si batte perché da quel trattato di cooperazione tra nazioni che è la UE, possa infine nascere un vero Stato unitario europeo: con una Costituzione, un Parlamento, una Magistratura, un Governo. E un capo di Stato legittimato a parlare al mondo e con il mondo. Un nuovo Risorgimento, mai come oggi irrinunciabile e urgente.
Un sogno?
Sì. Un sogno insieme rivoluzionario, conservatore e progressista.
Il solo per cui possa valer la pena recarsi alle urne.

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