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Trumpmelonellum

Lite tra innamorati, quella tra il Pannocchia e la Sgarbatella. Dopo il broncio in tivù, perfetta sintonia nell’azione: sgonfiare le urne per rigonfiare il loro potere personale.

A Washington si rimesta tra i presunti (inesistenti) brogli che nel 2020 han visto Biden alla Casa Bianca e Trump, due mesi dopo, all’assalto armato del Campidoglio, costato cinque morti. Dei brogli si accusa nientepopodimenoché la Cina! L’intento è quello di piegare il prossimo voto di mid-term al volere presidenziale, sottraendone la legittima competenza al Congresso.

A Roma si vota una legge elettorale che, ancor più del precedente rosatellum, apre le porte del Parlamento non ai prescelti dal popolo sovrano, ma ad ogni sorta di pescivendoli, trafficanti, capipopolo e rubagalline direttamente nominati dai partiti. 

«La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto», recita l’art. 56 della Costituzione; «Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale...», prosegue l’art. 57. Anch’esso «...a suffragio universale e diretto», precisa l’art. 58. Dove «diretto» significa direttamente, senza necessità di intervento per mano di associazioni di diritto privato quali sono giuridicamente e i partiti.  

Che in Parlamento debbano entrare uomini, e non movimenti o partiti, sta implicitamente scritto nella medesima Costituzione. Tanto è vero che non esistono in Parlamento sezioni di partito, ma «gruppi parlamentari», l’adesione ai quali avviene per libera scelta del parlamentare eletto. Oltre ciò, la contemporanea presenza dei medesimi designati dal partito tanto in Parlamento che al Governo lede la separazione fra i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, sulla quale si fonda la Repubblica. 

Il parlamentare, infine, «...rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» (art. 67), e il fatto che egli debba la propria elezione ad un’associazione di parte, piuttosto che alla libera scelta degli elettori, costituisce di per sé un «vincolo di mandato». Ancor più evidente ogni qual volta si assiste all’umiliante spettacolo di un capopartito che accusa di «tradimento» il parlamentare che non si allinea ai propri voleri.

Se a ciò si aggiunge il cosiddetto «premio di coalizione», sostanzialmente volto all’eliminazione di ogni  dissenso, costringendo le formazioni più piccole ad accucciarsi intorno ai partiti più grandi, il quadro si fa ancora più preoccupante. 

Va da sé che in Italia comanda (per adesso) il Parlamento, e che se una legge anelettorale di tal fatta dovesse veder la luce superando il vaglio della Corte Costituzionale e della Presidenza della Repubblica, essa diventerebbe (fino alle successive elezioni?) pienamente esecutiva: non tutti nascono belli, ed anche i brutti, una volta nati, hanno diritto di vivere. 

Ci sarà tuttavia un’altra prova da superare: quella del materasso. Riuscirà la nuova legge anelettorale a schiodare il non-elettore dall’accogliente giaciglio ed indurlo ad alzarsi, lavarsi, vestirsi, uscire di casa e raggiungere un finto seggio elettorale dove introdurre una finta scheda in una finta urna dalla quale uscirà un finto risultato?

La risposta la daranno, anche stavolta, i numeri. Non le chiacchiere.


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