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Il materasso

Spenti i riflettori sulle elezioni regionali in Puglia, Veneto e Campania, dove ogni aspettativa è stata confermata e tutti sostengono d’aver vinto (unico perdente Crozza, che con Zaia e De Luca s’è visto sfilare trenta minuti buoni di televisione) il dibattito si è ancora una volta focalizzato sulla scarsa affluenza alle urne: 41% in Puglia; 44,6% il Veneto; 44,1% in Campania. Per di più in occasione di elezioni locali, con protagonisti localmente conosciuti e ricadute immediate sulla qualità dell’amministrazione locale: due elementi che, in via teorica, non possono che accrescere l’interesse dell’elettore ad esprimere una propria preferenza. 

Il vero vincitore, con la maggioranza assoluta dei voti, è stato anche stavolta il materasso di casa. Dimostratosi più attrattivo, e non di poco, della stretta cabina elettorale. Il solo candidato, fra i tanti in corsa, rivelatosi in grado di mantenere tutto ciò che promette.  

E se motivo di tanto disinteresse per l’urna stesse proprio lì? Nel fatto che la sola possibile scelta non fosse in realtà fra tante differenti ed articolate proposte di politica amministrativa, ma proprio tra quei due specifici arredi: la cabina o il materasso?  

Certo è che i cosiddetti partiti, frammentati in liste coriandolo incapaci di formalizzare, articolare e differenziare le loro proposte, materializzatesi in forma di improbabili bonus, vasetti di miele, calzini, cioccolatini e bretelle, neppure in questa occasione han mostrato di saper dare il meglio di sé. Sempre che quel meglio esista. 

Di fatto, agli elettori non è stato neppure richiesto un voto (lo avrebbero volentieri espresso, se avessero avuto la possibilità di farlo): è stato chiesto loro un like. L’esatto contrario di un libero voto. 

Per potersi definire tale, un libero voto dovrebbe scaturire da un’offerta molteplice, precisa e motivata. Un like non è un voto: è un testa o croce tra un mi piace e un non mi piace

Chi ha scelto di esprimerlo, quel like, è andato disciplinatamente alle urne. Chi ha invece ritenuto che nessuna tra le forze in campo lo meritasse, quel like, è rimasta a casa. E il materasso ha stravinto.

Non  può esistere libero voto senza libera scelta.

Maleducati dal Rosatellum, che lascia ai partiti ogni possibile opzione, impedendo a chi vota non solo di indicare con nome e cognome il candidato da cui gradirebbe essere rappresentato in Parlamento, ma rende di fatto impossibile persino indicare il simbolo di un partito (costretto anch’esso ad accozzarsi con altri in estemporanee quanto improbabili coalizioni) gli elettori hanno appreso la lezione: se il voto lo decidono altri, alle urne ci vadano gli altri. 

Uno Stato sottrattosi alla volontà popolare, spartito fra partiti, privo di una vera libertà di voto, rischia di far la fine delle botteghe di quartiere, uccise non dai prezzi dei supermercati (non i più bassi) o dalla qualità dei prodotti (discutibile) o dalla freschezza (improbabile, dopo giornidi trasporto), ma dall’ampia scelta che solo un grande supermercato può proporre.

Se la sola alternativa è tra un o un no, senza che l'affermarsi di uno dei due possa in qualsiasi modo modificare l’esistente, perché meravigliarsi quando poi le ragioni del materasso finiscono nettamente per prevalere?



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