A molti, se non a tutti. Ma in pochi, fortunatamente, son scesi dall’auto per dare effettiva esecuzione a quel sommario processo. Rigorosamente mentale.
Molti, invece, forse troppi, si sarebbero comportati come il gioielliere-giustiziere rapinato nella provincia di Cuneo. Ed anche peggio. Ma è proprio per evitare che ciò accada che esiste in Italia la Legge.
La vendetta personale appartiene all’alba della civiltà, ma anche allora si rese necessario individuare dei capitribù che stabilissero alcune norme e le facessero osservare, e dar vita a credenza religiose che stabilissero regole ancora più alte, alle quali persino i capitribù dovessero sottostare.
«Non uccidere» è una di quelle norme: tra i comandamenti cristiani sta al quinto posto, dopo le offese a Dio e alla famiglia. Tutte le società moderne l’hanno recepita legiferando in merito. E pressoché ovunque l’omicidio intenzionale, per quanto attizzato dai più spregevoli crimini dell’assassinato, è considerato un reato contro la nazione, meritevole d’essere punito. In più di 90 Stati con la pena di morte (abolita in Italia nel 1994 e in Vaticano nel 2001), nei restanti con la reclusione o i lavori forzati.
Dal 1945 l’Italia non ha più un re, e la sovranità appartiene dunque al popolo. Che non la esercita nelle piazze, sulla stampa o sul web, ma attraverso un Parlamento. Non per mezzo di capitribù. E le norme attuali (Codice Penale, art. 52) prevedono una sola eccezione: l’omicidio per legittima difesa, estensione all’individuo di quel medesimo diritto alla difesa che compete ad una nazione aggredita. Purché, come precisa il primo comma di quella stessa norma, «la difesa sia proporzionata all’offesa».
Tre gradi di giudizio, nel caso Roggero, hanno stabilito che uccidere due rapinatori in fuga non è stata evidentemente una reazione proporzionata, ma hanno al medesimo tempo tenuto conto dello stato d’animo del colpevole, se si considera che la pena comminata (14 anni e 9 mesi di reclusione) è comunque di gran lunga inferiore a quella che verrebbe normalmente inflitta per un omicidio multiplo volontario.
Ma cinema e letteratura traboccano di vendicatori solitari osannati dalle folle offese e indifese, da Zorro a Tex Willer, per non parlar di Batman, e sono tanti gli arruffapopoli oggi in gara per arruolar tra quelli la meno eroica figura del gioielliere rapinato per un valore di 68.000 euro.
Paese che vai, legge che trovi. In Florida è perfettamente legale uccidere chiunque varchi i confini della sua proprietà, fosse anche il portalettere (non a caso la cassetta postale sta sempre sulla recinzione esterna, e non accanto al portone). Ma neanche in quello Stato è consentito inseguire l’eventuale malintenzionato (o il postino) oltre il recinto della proprietà per poi ucciderlo a sangue freddo.
Se nel disegno divino il cuore e il cervello sono stati posizionati in luoghi diversi e distanti, dovrà pur esserci un motivo. Forse perché dal cuore nascono i linciaggi (e gli omicidi al semaforo!), mentre dal cervello hanno origine la Legge e la Giustizia. Per quanto umane e non divine.
Ma la vera forza della giustizia umana non sta certo nell’assoluta esattezza (o dovremmo considerarla divina anch’essa), quanto nell’imprescindibile regola che «La legge è uguale per tutti». Che chiunque la infranga debba essere punito al medesimo modo. Senza privilegi (privilegium: legge privata).
Se una legge non piace, è possibile cancellarla o modificarla. Non occorre attendere la nascita di un nuovo re, o che quello in carica si svegli al mattino di diverso umore. Il popolo sovrano, materializzato nel Parlamento, può scrivere, modificare o cancellare tutte le leggi che vuole. Su proposta non soltanto dei singoli parlamentari, ma anche dei ministri al governo (disegni di legge) o di un singolo cittadino (supportato da 50.000 firme).
Inutile scendere in piazza o inondare la stampa con tonnellate di offese, panzane e menzogne: le leggi si fanno tra quelle otto mura: le quattro della Camera e le quattro del Senato.
Chiunque è tenuto a rispettarle, come recita la formula di promulgazione inserita in coda ad ogni disposizione resa esecutiva: «È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato».
Ed ancor più ne è fatto obbligo a coloro che quelle leggi son stati deputati a scriverle. Ma che oggi, deposta la penna, si aggirano in cerca di microfoni e obiettivi nel tentativo di forzare dal capo dello Stato un provvedimento di grazia che non è tra i loro poteri, ma che immaginano gradito a quei troppi che essi stessi han per troppo tempo costretto a vivere nella più totale insicurezza.
Abboccheranno anche stavolta?

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