Quale miglior involontario assist per un ministro in scadenza, stretto tra un generale che avanza e gli avanzi di un insalvabile Salvini?
È la fortunata pallottola che sfiora appena l’orecchio. Vera o falsa che sia, riempie le pagine dei giornali di mezzo mondo e smuove una montagna di voti.
Se solo fino a ieri la bionda garbatellara non era che una fra i tanti reggistrascico della Casa Bianca, regina del Male punzecchiata a destra dal Peggio e a sinistra dal Niente, oggi è l’innocente ragazzotta sull’autobus: pizzicata sul sedere da un vecchio rincitrullito e tuttavia capace di reagire con forza. Anche contro il capoccia di quella che va giorno dopo giorno manifestandosi come la più grande impotenza politica e militare del pianeta.
Meni uno e colpisci due. Il combattente in vestaglia scende di due gradini nella classifica degli invincibili eroi, lo schiacciacampanelli lumbard scappa a nascondersi sotto il ponte che non c’è. Se la Sgarbatella intendeva servirsi del Pannocchia a proprio vantaggio, c’è riuscita alla grande. Melone contro cetriolo (detto anche «citrullo»), vince il melone.
L’attacco americano all’Europa, non più soltanto verbale (dazi e ritiro delle truppe sono atti di ostilità concreti e reali) va di pari passo con quello di Mosca. Col compagno (di merende) Putin che tenta in ogni modo di accreditare i risicati aiuti europei all’Ucraina come principale causa delle proprie sconfitte sul campo. Il pericolo è che l’alleanza tra i due Paesi – non più produttori di beni materiali e pertanto del tutto disinteressati alla stabilità dei mercati e alla libera circolazione delle merci – entri in aperto contrasto con la Cina, che da una situazione globale di pace e di libero mercato trae invece il proprio profitto.
Gli interessi dell’Italia, Paese produttore ma senza materie prime, sono in questo particolare momento oggettivamente più vicini alla Cina che non ai russo-americani, se solo si guarda alla crescente domanda dei nuovi mercati emergenti, in Asia ed ancor più in Africa.
Occorrerebbe vista lunga, che la Sgarbatella certo non ha, e i suoi competitors ancor meno. Insieme a un po’ di determinazione e furbizia, che alla Sgarbatella certo non mancano. E tanta fortuna: come quella di venir attaccati da un elefante tanto grosso quanto imbranato, e potergli/sapergli rispondere a tono.
Per poi ritrovarsi d’un tratto vincitori, come spesso accade, non tanto per proprio merito quanto per altrui demerito.

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