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Pallottola all’orecchio

Non è più l’Italia del calcio: è l’Italia del tennis. Trump lancia con violenza la palla, Meloni ribatte con forza e il colpo va dritto in faccia a Vannacci, seduto a bordo campo. 

Quale miglior involontario assist per un ministro in scadenza, stretto tra un generale che avanza e gli avanzi di un insalvabile Salvini? 

È la fortunata pallottola che sfiora appena l’orecchio. Vera o falsa che sia, riempie le pagine dei giornali di mezzo mondo e smuove una montagna di voti. 

Se solo fino a ieri la bionda garbatellara non era che una fra i tanti reggistrascico della Casa Bianca, regina del Male punzecchiata a destra dal Peggio e a sinistra dal Niente, oggi è l’innocente ragazzotta sull’autobus: pizzicata sul sedere da un vecchio rincitrullito e tuttavia capace di reagire con forza. Anche contro il capoccia di quella che va giorno dopo giorno manifestandosi come la più grande grande impotenza politica e militare del pianeta.

Meni uno e colpisci due. Il combattente in vestaglia scende di due gradini nella classifica degli invincibili eroi, lo schiacciacampanelli lumbard scappa a nascondersi sotto il ponte che non c’è. Se la Sgarbatella intendeva servirsi del Pannocchia a proprio vantaggio, c’è riuscita alla grande. Melone contro cetriolo (detto anche «citrullo») vince il melone.

L’attacco americano all’Europa, non più soltanto verbale (dazi e ritiro delle truppe sono atti di ostilità concreti e reali) va di pari passo con quello di Mosca. Col compagno (di merende) Putin che tenta in ogni modo di imputare i risicati aiuti europei all'Ucraina come i soli responsabili delle proprie sconfitte sul campo. Il pericolo è che l’alleanza tra i due Paesi – non più produttori di beni materiali e pertanto del tutto disinteressati alla stabilità dei mercati e alla libera circolazione delle merci – entri in aperto contrasto con la Cina, che da una situazione globale di pace e dal libero mercato trae invece il proprio profitto. 

Gli interessi dell’Italia, Paese produttore ma senza materie prime, sono in questo particolare momento oggettivamente più vicini alla Cina che non ai russo-americani, se solo si guarda alla crescente domanda dei nuovi mercati emergenti, in Asia ed ancor più in Africa. 

Occorrerebbe vista lunga, che la Sgarbatella certo non ha, e i suoi competitors ancor meno. Con un po’ di determinazione e furbizia, che alla Sgarbatella certo non mancano. E tanta fortuna: come quella di venir attaccati da un elefante tanto grosso quanto imbranato, e potergli/sapergli rispondere a tono. 

Per poi ritrovarsi d’un tratto vincitori, come spesso accade, non tanto per proprio merito quanto per altrui demerito. 


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