Primo passo: addebitare alla Magistratura ogni inefficienza o danno derivanti da leggi mal fatte (dal Parlamento) o mal applicate (dal Governo).
Secondo passo: cucirsi addosso una legge elettorale che non consenta di scegliere né il candidato, né il partito, lasciando ogni scelta nelle mani del governo in carica. Con un premio finale che regali la maggioranza assoluta a chi neppure l’ha sfiorata.
Terzo passo: impadronirsi di Governo e Parlamento, tenere al guinzaglio la Magistratura, eleggere il Capo dello Stato e dettar legge. Indisturbati.
Rimedi possibili. La malattia è sempre meglio curarla all’insorgere. La prima iniezione è prevista tra dieci giorni: il 22 e il 23 Marzo. La cura prevede l’inoculazione di un quantitativo di NO in misura possibilmente superiore ai mortali bacilli del SÌ.
Molti sono i benefici della cura del NO.
1) Mantiene in salute la Costituzione, manuale d’uso della Repubblica Italiana. Che prevede, in ossequio al barone di Montesquieu, la separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Guai se le leggi le scrivessero, a proprio uso e consumo, i ministri o i magistrati. Ma guai ancor peggiori se fossero i parlamentari e i ministri a giudicarsi da sé (come in parte, peraltro, già accade);
2) nessun altro potere dello Stato ha le mani legate quanto la Magistratura: quella inquirente deve produrre non chiacchiere ma prove evidenti, concrete e dimostrabili; quella giudicante non può scostarsi dai limiti definiti dalla legge: se un crimine è punibile con la reclusione da 5 a 10 anni, nessun magistrato può infliggerne 4 o 11. Accusarla di far quel che vuole o, peggio ancora, di ostacolare l’attività di Governo e Parlamento, è una volgare calunnia, prima ancora che un falso;
3) se la riforma costituzionale comportasse di per sé un sia pur minimo miglioramento nel funzionamento della Giustizia (competenza del Governo e non della Magistratura), sarebbero stati in primis gli stessi magistrati a proporla, promuoverla ed appoggiarla. Ma così non è stato e non è;
4) i fautori del SÌ lamentano una carente «terzietà» dei magistrati, accusandoli di «politicizzazione». A parte l’indiscutibile fatto che, fra i tre poteri dello Stato, nessuno è più sfacciatamente politicizzato di Governo e Parlamento, in fatto di «terzietà» è indispensabile distinguere tra magistrato giudicante (al di sopra delle parti) e magistrato inquirente (al servizio di una sola parte: lo Stato, contro il crimine). Quando i promotori del referendum rimescolano invece le carte, chiamando «giudici» i magistrati non giudicanti, invocano una «terzietà» alla quale il magistrato inquirente non è affatto tenuto. E si contraddicono da soli quando pretendono di sostituirlo con un magistrato «accusatore»: quello sì di parte, pronto magari ad occultare le prove a discarico o ad accordarsi – per denaro o altri benefici – con l’avvocato a difesa;
5) la richiesta frammentazione del Consiglio Superiore della Magistratura in tre diversi consigli direttivi, infine, non ha altro scopo se non quello di dividere e indebolire la Magistratura. Che direbbe il Governo se qualcuno proponesse l'istituzione di tre differenti Consigli dei ministri: uno per i ministri senza portafoglio, uno per quelli con portafoglio a fini culturali (scuola, cultura, sport...) ed un terzo per i ministeri attinenti la sicurezza e la difesa? Quanto meno insorgerebbe denunciando l’inaccettabile tentativo di indebolire il Governo, piuttosto che di facilitarne le funzioni.
C’è quanto basta per caricare la siringa con milioni di NO ed inoculare il nemico.
Possibili effetti collaterali del NO: nessuno. Nulla cambierebbe: nulla in peggio, nulla in un improbabilissimo meglio.
Possibili danni collaterali del SÌ: troppi. Tutto cambierebbe: non solo nella conduzione dei processi civili e penali, ma anche nella funzione del magistrato, non più inquirente ma accusatore, nonché – last but not least – nel delicato equilibro fra i tre poteri separati dello Stato.
Istituzionalmente «separati» ed auspicabilmente destinati a restar tali.

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