Animati da tale fermezza di intenti, ciascuno prese a costruire il proprio riparo.
Il primo maialino, il più gaudente, tra una canna e l’altra innalzò in poche ore e con poca fatica una dorata casa di paglia. Poco costosa, leggera, rispettosa dell’ambiente.
Il secondo porcellino preferì costruire il suo capanno con il legno: più pesante ma più robusto. E ugualmente ecologico.
Il terzo, con molta maggior spesa e molto maggior sforzo, scelse invece di impastare il cemento ed impilare i mattoni.
Incurante dei grugniti di scherno dei fratelli e rinunciando a gran parte del proprio tempo libero, riuscì a completare con impegno e fatica il più robusto dei tre edifici.
Il quarto porcellino, riconoscibile dagli altri per via del pelo biondo e dell’alto grugnito di spiccato accento garbatellese, si guardò bene dal rinunciare ai propri passatempi per trafficare invece con carri e carriole.
Non costruì alcun riparo. Più semplicemente scelse di farsi amico il lupo. Molto amico.
Avrebbe pagato un pizzo, certo, altrimenti chiamato «dazio», ma il lupo sarebbe stato per sempre dalla sua parte, offrendo aiuto e protezione.
Ogni cosa pareva andare per il meglio, quando un brutto giorno il ferocissimo nemico, mai così affamato, si affacciò con alti ululati nella ridente vallicciola che i quattro porcellini avevano eletto a loro rifugio.
Il lupo ordinò in malo modo al primo porcellino di aprirgli la porta, ma quello oppose un rifiuto. Con un soffio la bestia spazzò via il debole capanno ed in un sol boccone divorò lo sventurato inquilino
Simile sorte subì il secondo, per quanto ritardata dalla maggior robustezza dei legni.
Non ancora sazio, il lupo volse allora il terribile sguardo in direzione della casa in muratura del terzo. La belva pretese a gran voce di entrare, ma ottenne in risposta il consueto diniego.
Inutilmente cercò di sfondare il portone. Ancor più inutilmente si avventò contro le spesse mura dell’indistruttibile edificio. Provò allora a far uscir di casa la vittima, allettandola in mille modi con mille ingannevoli promesse. Ma senza successo.
Al lupo non restò allora che chiedere aiuto al quarto porcellino, affinché in nome di un’amicizia interessata e a pagamento si prodigasse per convincere il terzo a spalancare la porta o ad uscire allo scoperto.
— Disciamo che tutto son pronto a fare per te, ma non posso aiutarti a divorare colui che, al di là di ogni altra cosa, è pur sempre il mio fratello: l’ultimo rimasto! — lo sventurato rispose.
Al lupo altro non restò che spalancar le fauci e divorarlo all’istante. Incurante della promessa «amicizia» e rinunciando per giunta al pizzo.
Dei quattro porcellini, uno soltanto riuscì a restare in vita.
Quel solo che ebbe l’intelligenza e il buon senso di provvedere per tempo alla propria difesa.
Riarmandosi.

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