Se l’unità di misura della vigliaccheria è il chilometro quadrato, per il dittatore degli Stati del Ciuffo di Bananas quella misura è esattamente 22.350.000 a 1. Tale è la proporzione tra i cinquanta Stati del Nordamerica e il minuscolo ex Stato Pontificio, grande quanto una piazza di Roma.
Ma se piccolo è bello (come Epstein insegna), piccolissimo e disarmato è ancora meglio (come l’Al Cafone della Casa Bianca preferisce).
Così, anche ieri, il presidente degli Stati Uniti d’America ha scagliato un nuovo cartoccio di fantasiose calunnie («fiancheggiatore dell’Islam»!) contro il monarca di uno Stato ventiduemilionitrecentocinquantamila volte più piccolo del suo.
Altro che il lupo e l’agnello (lotta, al confronto, quasi alla pari). Qui stanno sul ring l’elefante ed il batterio. E a qual fine? Quello di ricattare il Papa americano – evidentemente ritenuto inalienabile proprietà della famigghja a stelle e strisce – nell’intento di coinvolgerlo a forza, in veste di angelo invaselinatore, nella minacciata (e ancor più vile) presa per fame della cattolicissima isola di Cuba. Gran terra di sterminati campi da golf, così come di esistenti ed erigendi nuovi resort sul mare, ad un tiro di motoscafo da Miami. E a due da Mar-a-Lago.
Solo in un cranio sfitto come quello che regge la salma dell’ormai canuto ciuffo trumpiano, sarebbe potuta sorgere l’idea di dar del guerrafondaio al capo dell’unica grande religione che, dal 1861, si è spogliata di un potere temporale esercitato in mille anni per seguire invece, con (molta) anima e (poco) corpo, la sola fiamma del potere spirituale.
Nato per minacciare e corrompere, il faccendiere del Queens pensa forse di spaventare o ricattare il biancovestito che – mappamondo alla mano – egli considera un microbo, ma che cela invece sotto la veste, un ruggente motore Leone da XIV cilindri.
Qualcuno ha osservato che il Santo Padre ha dalla sua il tempo: Papa giovane, per giunta senza scadenza di mandato. A differenza del Pannocchia, giunto a perfetta cottura con scivolose elezioni di mid-term alle porte
Come ogni vigliaccone che si rispetti, il rubagalline di Washington ha mandato in avanscoperta il suo Rubio-e-basta, travestito da amorevole chierichetto pronto a genuflettersi davanti al Papa, lacrime agli occhi, pur di salvar dalla fame gli sventurati connazionali cubani: una monoflotilla d’un fesso solo, e mica in barca: in aereo di Stato.
Ma Papa Leone, come chiunque a cui sia toccato in sorte spendere un intero anno per le strade di Roma, i fessi ha ormai imparato a riconoscerli a diecimila miglia di distanza. E Washington, da Roma, ne dista meno della metà: 4.566.
I chilometri (quadrati) giocheranno forse a favore di Trump. Ma saranno le miglia a fregare il Rubacuba, che rischia di finir presto umiliato e zelenskizzato sotto le michelangiolesche volte della Sistina.
La seconda puntata, il Maga che mai paga l’ha già scritta: — Il Papa non ci ha aiutato, a Cuba!

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