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Teocrazie

Il triste spettacolo dello Stato più potente al mondo che riversa caterve di minacce e insulti sullo Stato più piccolo del mondo, è un inaspettato regalo a tutte le teocrazie. Inclusa quella teocrazia sciita, oggi al potere in Iran, contro la quale lo spiumato tacchino di Washington va da settimane inutilmente misurandosi e consumandosi. 

Meglio allora rivolgere le spuntate armi contro il minuscolo, innocuo e disarmato staterello di Leone XIV? 

Se tra le nere stanze della Casa Bianca ancora s’aggirasse qualche superstite esemplare della specie umana, avrebbe forse informato il Pannocchia che per dieci lunghi secoli anche la Chiesa Cattolica è stata una sanguinaria teocrazia, pronta ad impadronirsi delle terre altrui con possenti armate, milizie popolari, spedizioni crociate. Uno Stato Pontificio centomila volte più vasto dell’attuale Stato del Vaticano, con proprie attive rappresentanze in quattro continenti.

Perché gli Stati Uniti non l’hanno attaccato allora, lo Stato della Chiesa, quando ancora le giubbe blu schiattavano in patria per mano di indigeni armati d’arco e freccia? Sarebbe stato uno scontro certo meno vigliacco, più equo. 

Fra tutte le maggiori religioni, quella cattolica è forse la sola ad aver rinunciato all’esercizio del potere temporale, costretta a spogliarsi delle proprie terre e delle proprie ricchezze – confluite nel nascente Regno d’Italia (1861) – e a ritirarsi infine in quella minuscola corte che è il Vaticano (1926). Conservando tuttavia quella dignità di Stato sovrano che il folle dittatore di Washington ha ieri intenzionalmente voluto colpire e offendere.

Non così altre religioni. Non ha certo rinunciato al potere temporale l’Islamismo. Ancor meno l’Ebraismo. Entrambe conservano i loro territori, i loro eserciti, i loro armamenti. E da ieri gioiscono nel vedere la più possente nazione al mondo costretta a reindirizzare i propri micidiali strali contro un’inerme Cattolicesimo, dopo averne misurato l’inefficacia nei confronti degli Sciiti iraniani. Non inermi.    

Una planetaria manifestazione di impotenza che vede al momento un solo vero sconfitto: quel bimbo mai educato e mal cresciuto che, mentre minaccia di posare il dito sul tasto rosso dell’arma finale, lo posa invece sulla tastiera del computer per inondare il pianeta dell’immagine di se stesso in veste ora di imperatore, ora di  demonio; ora di Papa, ora del Cristo. 

Roba da farci rimpiangere certe care vecchie foto d’una volta: dal Berlusca con bandana a un Salvini col cappello da pompiere.    



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