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Edotta e abbandonata

Tra un un missile e una bomba, il cervello vagante di Washington ha pensato bene sganciare anche un Melone. Ordigno non esplosivo, se tenuto a distanza dai microfoni, ma inservibile zavorra agli occhi assatanati del volubile dittatore della Tana Bianca. 

Le colpe della minuta signorina sgarbatellitaliana? Tutte e nessuna. A cominciare da quel suo Dio (così diverso dal Dio Trump!), da quella Patria (che non lascia atterrare i bombardieri di Trump!), da quella Famiglia (non abbastanza «famigghja» per potersela comprare negoziando con la lupara in mano).

Peggio che in Vaticano! Dove il Pannocchia, se non altro, s’è scontrato con un pari grado: un capo di Stato contro un capo di Stato. Per quanto doverosamente peso massimo il primo e peso piuma (d’angelo) il secondo.

Sbattuto il muso contro un Vaticano che pur non s’estende oltre la metà del suo campo da golf, ha preferito scendere di categoria: meglio un peso mosca, stavolta. Presidente sì, ma giusto del Consiglio. Per giunta sua vecchia ammiratrice (troppo spesso la femmina scambia per rude mascolinità la rozza maleducazione dei malvagi).

«Tu compri il petrolio in Medioriente e non mi dai una mano a rubarglielo!», sbraita il rubamerende i Washington. Ladro in cerca di complici. 

«Pensavo tu avessi coraggio, ma mi sbagliavo!», strilla l’aspirante invasore di una landa deserta difesa da cinquantottomila eschimesi di pelle vestiti.  

«Non vuoi coinvolgere l’Italia! Pensi che l’America debba fare il lavoro per te!», chiagne (ma non fotte) chi, presidente federale di mestiere, ignora che il potere di «coinvolgere» l’Italia in una guerra è nelle mani del capo dello Stato, non di chi dirige le riunioni dei ministri. Quanto poi a quel che la poverella dentro di sé pensa, solo Dio (quello vero, non quello col ciuffo) può vederlo. 

«Ti lamenti perché ho strigliato il Papa! Non ti importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti, se ne avesse la possibilità» azzarda il rincitrullito, opponendo alla doverosa difesa di un Vaticano a portata di passeggiata l’urgenza di difendere dalla (inesistente) minaccia di annientamento l’Italia intera. Minacciata da una (inesistente) arma nucleare che l’Iran, se proprio dovesse saltargli la voglia, potrebbe istantaneamente accettarla in prestito dal raviolo coreano Kim Jong-Un, che ne ha d’avanzo.  

«Non vuoi aiutarci con la NATO! Non vuoi aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare», sbotta l’ottuagenario. Promuovendo in tal modo l’Italia al rango di membro più influente e determinante dell’alleanza atlantica. Persino più degli USA, per non parlar dell’inerme Gran Bretagna…

La lagna telefonica del pannolone biondo (lui la chiama «intervista») è durata sei minuti. 

I deleteri effetti dureranno forse più a lungo. 

L’oscena presidenza Trump molto meno.  


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