L’Unione Europea è restata qua ad attendervi. Le acque che bagnano il vostro Paese son le stesse su cui si specchiano Austria, Germania, Slovacchia, Croazia, Bulgaria, Romania, Moldavia, Ucraina. Siete l’Europa, e sebbene la corrente vi spinga tra le braccia del vostro antico padrone, pensate ai tanti che stanno immolando le loro vite, in Ucraina, per risalirlo, quel fiume.
Ha vinto un uomo della Destra. Quella vera. Ha perso l’alfiere del risorgente Neofascismo, Orbán. Un uomo, Péter Magyar, nazionalista già nel cognome, che con Viktor Orbán ha collaborato per più di vent’anni. Il solo, forse, capace di smontare il giocattolo per vedere com’è fatto dentro. E, una volta scopertolo, buttarlo infine nell’immondizia. Non come le cose vecchie, che sfidano i millenni nelle sale dei musei, ma come le cose rotte, inservibili, pericolose.
Il matrimonio tra Unione e Ungheria è salvo. Non più separati in casa, con un occhio vendicativo alla moglie e l’altro, innamorato, alla volgare amante del Volga. Ma nuovamente in famiglia.
Con meno angherie e più Ungheria. Per far dell’Europa quello Stato federale che ancora non è, ma che non potrà tardare ad essere.

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