E come conciliare l’esistenza di un esercito presidenziale (ICE) che si propone di schiacciare i cinquanta Stati dell’Unione sotto il tallone di Washington, con l’opposta pretesa che l’Unione Europea (con l’Eurozona e l’Area Schengen) si disciolga invece per dare «maggiore sovranità e indipendenza» agli Stati membri (che, peraltro, già le detengono al 100%)?
Si rafforza il sospetto che la vera strategia del trotterellone di Washington, cosciente di non essere in grado di rendere l’America Great Again, non consista nel far crescere la propria nazione, quanto piuttosto nel rimpicciolire le altre che le stanno vicine, storicamente e/o geograficamente. Un po’ come quel filo d’erba che finì col credersi albero quando un fulmine incenerì la quercia che gli stava accanto.
Apparire è meglio che essere. Fingersi ricco, circondandosi di paccottiglia dorata, è più facile che esserlo veramente. Fingersi potente, impadronendosi di un Venezuela ridotto alla fame, minacciando una Cuba sul letto di morte o ammiccando ai 56.000 indigeni della Groenlandia, è più facile che vedersela faccia a faccia con un avversario di pari levatura. Fingersi importante, comprando un premio Nobel al mercatino dell'usato, è molto più semplice e immediato che non meritarselo, come quattro dei suoi predecessori a loro tempo fecero.
Un solo aggettivo si addice a un pupazzetto del peso di un Donald Trump, e quell’aggettivo è «infantile»: un Donald Duck (Paperino) ritrovatosi casualmente erede di un Uncle Scrooge (Zio Paperone), ma assolutamente incapace di trasformare tanta ricchezza, tanta Storia e tanto potere in Progresso.
Solo i bambini possono credersi ricchi quando rubano la marmellata in cucina, o potenti quando hanno una fionda in tasca, o importanti quando qualche adulto – pur di levarselo di torno – accondiscende a qualcuna delle sue stupide richieste.
E qui chiudiamo la nostra pagina.
Il troppo che ancora ci sarebbe da dire, già lo scrivemmo prima del tempo («Trump 2: il ritorno»). Tredici giorni prima che l’aspirante dittatore si insediasse ufficialmente alla Casa Bianca (20 Gennaio 2025).
Un anno è trascorso, e poco o nulla è cambiato. Se non il fatto che molte di quelle che si potevano allora definire supposizioni, dobbiamo oggi chiamarle realtà.

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