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Santa de che?

Esiste qualcosa che meglio del martirio possa rendere ancor più santo un santo?

Vale anche per le sante. Come sembra aver ben compreso l’italico ministro alla Primavera, colto al volante di alcune spericolate gimkane aziendali che poco attendono al giuramento compiuto di «essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi […] nell'interesse esclusivo della Nazione». Dove l’aggettivo «esclusivo» sta lì proprio per escludere qualsiasi altro genere di interesse. Inclusi quelli personali, familiari o aziendali. 

Contravvenire a un giuramento non è solitamente un reato. O le galere traboccherebbero di sposi infedeli e venditori d’automobili usate. Ma neppure è una medaglia che possa in qualche misura illustrare o accrescere il proprio onore e il proprio valore.

Quando è colto in fallo, chi si ritrova al centro di giusti o ingiusti mormorii e sospetti non ha che due vie: quella delle dimissioni o quella del martirio. 


Immaginate un attore sul palcoscenico che, per giustificati o ingiustificati motivi, diventi improvvisamente bersaglio di fischi e ortaggi lanciatigli da gran parte del pubblico. Davanti a sé non ha che due vie: interrompere la rappresentazione e, incurante, abbandonare signorilmente il palco, danneggiando in tal modo i malcontenti più di quanto essi non abbiano danneggiato lui, col guadagno di maggior onore e possibile rimpianto di tanti, oppure rimanersene lì, imperterrito, sotto la pioggia di lazzi e piantagioni, confidando sul fatto che almeno qualcuno tra il pubblico, dinanzi a tanto martirio, possa riconoscere il proprio torto. 

Si tratterebbe di due opzioni sulla carta egualmente vincenti. Se non ci fosse l’incognita dei molti nemici travestiti da amici: i soli tra i presenti a non fischiare, ma in paziente attesa che il divo contestato liberi al più presto la parte in copione per poi occuparne il posto. 

La richiesta di parte del Parlamento affinché la Santa ministra in discussione vada a riferire in aula è ovviamente più che legittima. Controproducente, invece, la scelta della medesima di non rassegnare immediatamente le dimissioni (che possono anche venir respinte). Decisione che da un lato acuisce ogni sospetto, dall’altro rischia di fare del discusso personaggio un martire.

Nessuno ne potrà uscire vincitore: né quella finta opposizione che preferisce far cagnara piuttosto che far politica, né una Santa che lascia ai suoi non-sempre-fedeli la possibilità di decidere circa la propria santità. 

E così una vicenda inizialmente win-win rischia di trasformarsi oggi in Senato in un’opzione loose-loose.

Gelido autunno, più che tiepida primavera.

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