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Destinati a perdere

Nel grande incendio estivo che ha carbonizzato il governo Draghi, appiccato da ragazzini incoscienti che giocavano a tirar petardi ma alimentato dai proprietari confinanti, desiderosi di metter le mani sull'intera proprietà, il solo ad essersi realmente scottato le dita è il foscoveggente segretario dell'ormai ex piddì, oggi riscopertosi dippì: Destinati a Perdere.

Illuso di poter vincere le elezioni accasandosi coi fannullisti no-tutto di Conte, in piena retrocessione verso le origini movimentiste sansepolcriste, nonché dichiaratamente schierati con la Russia di Putin e fieri avversari del progresso, per poi venderseli agli elettori piddini come affidabili amici dell'Occidente pronti a combattere le minacce asiatiche e fautori di ogni sviluppo, ha presto dovuto rinunciare al fantasioso progetto. Avviandosi così verso il confronto elettorale in piena solitudine e armato dei soli strali dello ius sòla (in gran parte destinato a chi ancora non ha l'età per votare) e della cannabis (anch'essa rivolta a spacciatori e cannibali che tuttavia rappresentano all'ingrosso poco più di un 10% della popolazione, e non tutta in età di voto). Armi che persino Zelensky non esisterebbe a rispedire indietro al mittente.

Così, nella riunione di partito che stamattina ha dato ufficialmente il via alla campagna elettorale dippina, allo sconsolato segretario non è restato altro che riaffermare, in assenza di un vero e articolato progetto politico, la generica linea da Opus Dei che ne sta alla base: «Partire dalla parte più debole e fragile della Nazione». 

Praticamente dal 5% degli elettori italiani. Gran parte dei quali già saldamente incollati alle mangiatoie salvomelogrilline.  

Per il restante 95% il piano è quello di aprire ai flussi migratori in fuga dagli altri partiti: perseguitati politici come Brunetta o Gelmini, o i possibili profughi da altre stellari galassie. Oltre quei pochi eremiti che si aggirano con l'unica capra nei deserti di Leu e di Articolo Uno.

Basterà il solo mese di Agosto per triplicare quel 21,3% che i sondaggi attribuiscono oggi al dippì?


  

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