La cattiva notizia è che, col dollaro in polvere, le porte chiuse al turismo e un sistema produttivo da tempo non più autosufficiente, la cosca mafiosa imbucatasi alla Casa Bianca ha riaperto l’armadio sporco di sangue (che si sperava chiuso per sempre) delle guerre imperialiste a danno di nazioni poverissime e/o mal governate, ma ricche di materie prime o di particolare interesse geomilitare. Col triplice obiettivo di 1) arricchirsi derubando le nazioni più deboli delle loro risorse; 2) rafforzare l’egemonia militare e politica nella propria area: 3) mostrare i muscoli tanto alla superpotenza cinese che alla conclamata impotenza del cavernicolo russo; 4) distrarre l’opposizione interna dai molteplici fallimenti del Ladrino in patria, con un consenso in rapido calo fin anche nella sua stessa area politica.
A ciascuno le sue Ucraine, è la lezione. E se Xi Jnping si lecca i baffi pregustando le delizie di Taiwan e Sud Corea, i bucaioli di Mar A Lago brumeggiano (per adesso) col pesce piccolo: bocconcini saporiti giusto sotto casa, facili da rubare, redditizi da rivendere.
Un pianeta a tre spicchi va sempre più precisamente configurandosi.
Vale quel che già è stato detto: quando la lotta è tra due, a vincere sarà sempre e comunque il migliore. Quando la lotta è fra tre o più contendenti, a vincere sarà invece il più furbo e spregiudicato: quello che saprà meglio accordarsi con le altre famiglie mafiose e insieme sterminare chi sta al gioco.
La buona notizia, in quest’ultimo caso, ce la porge la Storia. Quand’è il migliore a vincere, il suo potere può durare secoli. O millenni. Quando invece è il più stupido e sanguinario a trionfare, raramente dura più di vent’anni. E ancor più difficilmente muore nel proprio letto.

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