Eppure, nella lunga corsa verso un referendum grimaldello che, mentre chiede un innocuo voto sulla serratura (carriera dei magistrati), cerca invece di scassinare la cassaforte (la Costituzione), la ministra del minestrone si è ieri esibita in un’accorata denuncia delle presunte storture di una «Magistratura politicizzata» che, a parer suo, contrasta l’azione (?) del Governo in materia di immigrazione irregolare.
Per dimostrarlo, inanella ben quattordici smisurate panzane che, con l’aiuto del nostro collaudato panzanometro, andremo ad esaminare nel dettaglio.
Questo il testo integrale della dichiarazione di chi presiede il Consiglio dei ministri:
«Un cittadino algerino irregolare in Italia che ha alle spalle 23 condanne, tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni, non potrà essere trattenuto in un CPR né trasferito nel centro in Albania per il rimpatrio. Per lui alcuni giudici hanno stabilito addirittura non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il ministero dell’interno dovrà risarcirlo con 700 € per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione. Ora io penso che sia lecito chiedersi come si possa contrastare seriamente l’immigrazione illegale se chi viola ripetutamente la legge resta sul nostro territorio e lo Stato viene addirittura sanzionato per aver provato a far rispettare le regole. Ciò nonostante, il governo continuerà con determinazione il proprio lavoro per rafforzare i rimpatri, per rendere più efficaci gli strumenti di contrasto all’immigrazione irregolare per garantire sicurezza e legalità ai cittadini, anche attraverso le iniziative che l’Italia sta portando avanti in Europa per procedure più rapide e rimpatri effettivi. Gli Italiani hanno votato il centrodestra anche per questo: per ristabilire regole chiare e farle rispettare e il governo lo sta facendo con determinazione, nonostante una parte politicizzata della Magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa. Perché accogliere chi ha diritto è doveroso. Rispettare le leggi italiane è indispensabile e chi non intende farlo non è benvenuto in Italia.
Panzana 1: «irregolare in Italia»
L'uomo, cinquantenne, vive in Italia da circa vent’anni, ha una compagna (italiana) e due figli minori. Viene da domandarsi come sia possibile risiedere indisturbati in Italia per due decenni ed incolpare di ciò la Magistratura, quando il compito di verificare la regolarità dei documenti, dei visti d’ingresso e dei permessi di soggiorno spetta invece al Governo, nella persona del ministro degli Interni.
Panzana 2: «23 condanne»
La questione non è politica: è matematica. Se il criminale è in Italia da vent’anni, e le condanne per vari reati sono ventitré, anche ipotizzando per ciascuna di esse una pena inferiore ad un anno, l’algerino dovrebbe oggi trovarsi in carcere, anziché nel CPR di Gradisca di Isonzo, dove invece era ospitato.
Panzana 3: «non potrà essere trattenuto in un CPR né trasferito nel centro in Albania per il rimpatrio»
Ne CPR già ci stava, e in Albania poteva (doveva) essere trasferito per l’espulsione. Ma a norma di legge, e non di ghiribizzo: notificando all’interessato il trasferimento fuori dall’UE e dandogli tempo e modo di comunicarlo alla famiglia. All’espulgendo è stato invece fatto credere, con l’inganno, che non di espulsione si trattasse, ma di un semplice trasferimento al CPR di Brindisi. La mancata notifica è la motivazione della dovuta azione giudiziaria.
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Panzana 4: «il ministero dell’interno dovrà risarcirlo con 700 € per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione»
Falso. La (risibile) sanzione pecuniaria riguarda la mancata comunicazione, non la maltentata (e malriuscita) espulsione.
Panzana 5: «contrastare seriamente l’immigrazione illegale»
Con che coraggio si può accostare l’avverbio «seriamente» alla manifesta improvvisazione con la quale si è tentato di portare a termine l’espulsione, senza neppure l’accortezza di notificare all’interessato il provvedimento?
Panzana 6: «chi viola ripetutamente la legge resta sul nostro territorio»
Resta se ha diritto di restarci. E questo non era certamente il caso. Ma rispedire il criminale a casa è compito del Governo, non della Magistratura: non si ha notizia di magistrati in divisa incaricati di controllare le (sguarnite) frontiere, o di riaccompagnarvi gli espulsi. Rubando il mestiere al ministro dell’Interno.
Panzana 7: «lo Stato viene addirittura sanzionato per aver provato a far rispettare le regole»
No. Non «lo Stato», ma un ministero. Un ministero che lo Stato lo ha offeso, non osservando le corrette procedure legali. Personale è la responsabilità, personale è la sanzione.
Panzana 8: «garantire sicurezza e legalità ai cittadini»
Più che una panzana, è una moda oggi assai diffusa tra gli ignoranti: quella di far uso della parola «cittadini» in luogo di «popolazione». Forse che la sicurezza e la legalità debbono essere garantite ai soli cittadini e non invece a chiunque si trovi sul suolo italiano? È quindi legale sfilare il Rolex ad un turista americano in stazione o sparare agli atleti stranieri (quelli bravi) a Cortina?
Panzana 9: «ristabilire regole chiare»
Perché «ri-stabilire» e non «stabilire? Nel primo caso si parlerebbe di leggi da riformare, nel secondo di nuove norme da scrivere. Compiti che spettano in ogni caso al Parlamento, non certo al Governo. Oltre ciò, l’Italia ha sottoscritto la Convenzione di Schengen, che detta norme cogenti in materia di controllo delle frontiere: norme che non compete all’Italia modificare. E comunque in grandissima parte dalla stessa Italia ignorate e disattese.
Panzana 10: «farle rispettare»
Non è corretto dire che « Gli Italiani hanno votato il centrodestra anche per questo». Per il semplice fatto che gli Italiani hanno il potere di votare per il Parlamento (che le leggi le scrive), ma non per il Governo (che quelle leggi deve fare osservare). Gli Italiani hanno dunque scelto chi le leggi le fa, ma non chi quelle leggi deve (dovrebbe) rendere esecutive. I ministri, in Italia, non sono eletti da nessuno: sono nominati dal capo dello Stato.
Panzana 11: «una parte politicizzata della Magistratura»
Ci vuole una certa faccia di bronzo, da parte di un Governo interamente politicizzato, all'interno del quale non pochi ministri ricoprono ruoli dirigenziali di partito o addirittura occupano contemporaneamente un seggio alla Camera o in Senato, accusare un’altra istituzione dello Stato di essere pur parzialmente politicizzata! La stessa accusa, con ben più ampia documentazione a sostegno, potrebbe essere rivolta alla Sgarbatella medesima che, pur avendo giurato di servire «esclusivamente» la Nazione, serve anche (inclusivamente) il proprio partito... Non guasterebbe poi un minimo di educazione istituzionale. Un ministro, un parlamentare e un magistrato sono tra loro dei pari grado: un qualsiasi magistrato, giudicante o inquirente, nella geografia costituzionale conta esattamente come e quanto un qualsiasi ministro. Incluso quello/a che ne presiede le riunioni di Consiglio.
Panzana 12: «ostacolare ogni azione»
E come mai potrebbe, un magistrato, ostacolare non «ogni», ma anche una singola azione del Governo? Anche volendo, non ne avrebbe il potere. La Magistratura sta lì per ostacolare il crimine, non il Governo. A meno che uno o più membri del Governo non si macchino di irregolarità o di altri delitti. Come peraltro è più volte accaduto. Ma, anche in quel caso, il magistrato è sempre intervenuto a posteriori. Mai preventivamente.
Panzana 13: «accogliere chi ha diritto è doveroso»
Basterebbe mettersi d’accordo e spiegare da dove nasca e in cosa esattamente consista quel «diritto». Quel che differenzia l’Italia da ogni altra nazione al mondo è il comma 3 dell’art. 10 della Costituzione ( «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge»), in base al quale l’Italia, e solo l’Italia, è tenuta ad offrire non soltanto protezione umanitaria, ma anche «diritto d’asilo» praticamente a chiunque. Laddove i trattati internazionali lo riconoscono invece ai soli perseguitati per motivi politici.
Gli stessi padri costituenti, nella loro lungimiranza, han tuttavia prudentemente aggiunto la formula: «secondo le condizioni stabilite dalla legge», lasciando così al Parlamento ampi spazi di intervento. Ciò nonostante, in un’Italia che legifera su tutto, nessuno si è mai sognato di normare e aggiornare ai nostri tempi il dettato dell’art. 10.
Panzana 14: «chi non intende farlo non è benvenuto in Italia»
Retoricamente parlando, si tratta di un ossimoro. Non si parla di «ben accolto», ma di «ben venuto»: si pretende insomma che la polizia di frontiera possa arguire, dal solo esame dei visti, dei documenti e dei lineamenti del viso, se il visitatore che ha davanti a sé intenda o non intenda delinquere! Se sia un ben-venuto o un mal-venuto.Neppure la macchina della verità potrebbe svelare tale intenzione. Come dunque negare un benvenuto a chi ha i documenti in regola, quand’anche fosse portatore sano di insani intenti?
È un mistero che soltanto il ministro dell’Interno potrà svelare.
Certamente, non la Magistratura. Che per poter condannare un tentato delitto è quanto meno costretta ad attendere che il colpevole si cimenti nell’intentarlo. Per poi raccogliere certe ed incontestabili prove in merito. E quindi sottoporle a tre gradi di giudizio.
E non perché così piaccia alla Magistratura, ma perché così ha stabilito il Parlamento.

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