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Pistolettate

Se è vero, come riferisce la stampa, che il/la presidente del Consiglio è imbufalito/a contro quei fedelissimi che – anziché spararle grosse – talvolta le sparano piccole, ma con proiettili veri, non si comprende perché altrettanto imbufaliti debbano esserlo gli inefficaci rappresentanti delle sedicenti forze di opposizione.

Una vera opposizione – lo dice la parola stessa – esprimerebbe un pensiero «opposto», e non invece del tutto concordante con quello di chi presiede il governo. Quel governo che amerebbe vedere il Pistola lontano dai banchi parlamentari ancor più ed ancor prima di quanto non strillino i suoi inetti concorrenti. 

Fare l’opposto consisterebbe, al contrario, nel lasciare che elementi come lo squadrista cowboy occupino altrettanto indegnamente quei seggi, cospargendo della loro indegnità tutto il gruppo parlamentare di cui fan parte, fino ad ungerne persino i ministri e colui/colei che li presiede. 

Se il piccolo pistolero, come l’opposizione auspica, si fosse immediatamente dimesso dal Parlamento, avrebbe sì perso il seggio, ma avrebbe preservato l’onore. 

Al contrario, incollandosi allo scranno potrà forse conservare un comodo ripiano su cui posare il proprio volto più nascosto, ma avrà irrimediabilmente perduto l’onore. Se non il proprio (non tutti ne sono provvisti), quello che gli deriva dalla carica, smangiucchiandone persino qualche frammento a tutto il suo partito. 

Lo sparacchiatore dal grilletto facile, ad una vera opposizione farebbe comodo tenerselo lì, in Parlamento, a perenne memoria. Magari solo per il gusto di spernacchiarlo in diretta tivù ogni volta che prende la parola. Piuttosto che insistere nel voler liberare da un simile peso un/una presidente in affanno.

Ce ne vorrebbero cento, di piddì e di fasci di stelle, per riuscire a far gli stessi danni che un solo meloniano è capace di fare a se stesso e ai suoi accoliti. Attaccandolo, altro non si ottiene che rinsaldare la cieca solidarietà dei suoi simili e fare un favore a chi non ha né la forza né il coraggio per disfarsene. 

Che resti lì, coperto di disonore. Copia in miniatura di quell’obelisco  al Foro Italico da cui una sguaiata esponente dell’opposizione avrebbe voluto eradere la vecchia iscrizione «Mussolini DUX», ma che i suoi più avveduti compagni han preteso invece restasse lì, intatta: orgogliosa affermazione – un tempo – di immeritato onore, ed oggi gigantesca testimonianza di imperituro disonore.  

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