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Materiale e Immateriale

Un vicino di casa spaccia. Tra i clienti c’è anche mio figlio. Chiamo la polizia, lo denuncio e lo faccio arrestare.  Ma io sono Superman. Quindi irrompo nella casa, acchiappo per il collo lo spacciatore e, in volo, lo consegno alla polizia, che lo arresta.  Io invece sono Trump. Irrompo nella casa, uccido chiunque mi capiti a tiro, sequestro lo spacciatore e lo trascino a casa mia, dove lo imprigiono in uno sgabuzzino. Poi mi impadronisco della sua dimora e di tutto quel che contiene. Poi inizio a vendermi i mobili, i gioielli, gli elettrodomestici, i quadri, il vasellame e le suppellettili. Mio figlio, cambiato spacciatore, continua a farsi più di prima.  Sembra una favoletta, ma non lo è. È accaduto per davvero. In Venezuela. Con la falsa accusa di alimentare il traffico di stupefacenti dal Sudamerica verso gli USA (evidentemente privi di controlli alle frontiere), il Padr(onc)ino di Washington ha sferrato un attacco armato contro lo Stato del Venezuela, disarmato e di...
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Conferenza scappa

È il nuovo format inaugurato ieri dal/la presidente del Consiglio dei ministri in occasione dell’annuale conferenza stampa di fine/inizio anno: i giornalisti non possono fare domande, ma proporre un tema sul quale il/la presidente esprimerà la propria opinione, e quel tema sarà chiamato «domanda». Alla quale, s’intende, il giornalista non potrà in alcun modo controbattere.  Chiacchiere e manette, per intendersi. Quel che dalla libera incontrastata conversazione del/la conferenziere/a è emerso, è il conflitto di interessi di una persona spesso costretta a cambiar d’abito tra i quattro di cui contemporaneamente dispone: a) presidente del Consiglio; b) deputata del Parlamento; c) presidente di partito; d) borgatara garbatellara. Pur contenendosi, stavolta, sul lato d), non ha saputo fare altrettanto sul lato c), schierandosi contro la Magistratura in pieno assetto da guerra referendaria, sfoderando per arma l’usurata tesi che la polizia (ministro dell’Interno) acchiappa, ma la Magist...

Amici, nemici e «non-nemici»

In quel pianeta a tre spicchi che va lentamente disegnandosi, alimentato – come mafia comanda – dall’arroganza, dall’illegalità, dal sopruso, dalla violenza, una sola certezza sembra prepotentemente emergere: occorre fermare al più presto l’azione distruttiva dei due compari Donald Trump e Vladimir Putin. Whatever it takes ! A qualsiasi costo. Fermare il dittatore USA non sembra troppo difficile. A dispetto della urla scomposte, delle bombe e dei missili, ci si attende che le elezioni di medio termine del Congresso degli Stati Uniti (Novembre 2026) esprimano un risultato sfavorevole alla Presidenza, mentre crescono nel contempo delusione e sconcerto tra i suoi stessi sostenitori, feriti al portafoglio da un’economia drogata e da un dollaro precipitato a 85 centesimi di euro. Trump, che ne è ben consapevole, ha conseguentemente accelerato la politica di conquista e di rapina. Ma potrebbe più o meno inavvertitamente pestare qualche piede sbagliato. Fra i tanti che la Cina ha sistematica...

Brutta Storia!

Quando due uomini di valore si confrontano in un duello, è sempre il migliore a vincere. Talvolta sul lungo periodo, quando la Storia decide di riequilibrare i piatti della bilancia in base ai quali formula i propri giudizi: stessa marca di quell’altra, più piccola, che sta tra le mani dell’umana Giustizia.  Quando invece la lotta è tra due malvagi, è sempre il peggiore a trionfare. Il più spregiudicato, il più sanguinario, il più spietato. Ma solo nel breve periodo, s’intende. Prima che la Storia, anche in quel caso, si esprima.  Così le vittorie dei buoni sono destinate a durare nel tempo, mentre quelle dei malvagi sono a dir poco effimere.  Se Al Capone fosse diventato sindaco di Chicago, come ardentemente ambiva, avrebbe certo fatto miglior figura di quel palazzinaro maneggione e analfabeta del Queens imbucatosi in una Casa mai così Nera.  Ma altrimenti ha operato la Storia, e nella stanza dei bottoni (e che bottoni!) s’è appoltronato un borgataro fallito, insodd...

A ciascuno le sue Ucraine

La buona notizia è che gli appetiti dell’Al Cafone di Washington paiono più attratti dal petrolio del piccolo Venezuela (e dalle spiagge sotto tiro dell’ancor più piccola Cuba), che non dai ghiacci di Canada e Groenlandia, due antiche monarchie europee per giunta regni membri della NATO. Ma i vigliacchi non si smentiscono mai: il nemico lo scelgono di norma almeno dieci volte più piccolo, rigorosamente disarmato, purché abbia addosso qualcosa da rubare.   La cattiva notizia è che, col dollaro in polvere, le porte chiuse al turismo e un sistema produttivo da tempo non più autosufficiente, la cosca mafiosa imbucatasi alla Casa Bianca ha riaperto l’armadio sporco di sangue (che si sperava chiuso per sempre) delle guerre imperialiste a danno di nazioni poverissime e/o mal governate, ma ricche di materie prime o di particolare interesse geomilitare. Col triplice obiettivo di 1) arricchirsi derubando le nazioni più deboli delle loro risorse; 2) rafforzare l’egemonia militare e politica n...

Disastro totale

«Disastro Meloni».  Agitare nell’aula della Camera un pugno di fotocopie A3 decorate con quei due nomi, uno comune e l’altro proprio, è tutto quel che un’opposizione divisa, impotente e imbelle è ieri riuscita a fare, in occasione del voto finale sulla manovra finanziaria del governo.  «Una manovra di promesse tradite e tagli, sbagliata, di austerità, che non interviene sui salari, tra i più bassi d’Europa, ma aiuta i ricchi», è tutto quel che ha saputo opporre la deputata Elly, di professione aiutata ricca. Eppure, di quelle «promesse tradite» avrebbe dovuto esserne felice, anziché inviperita, dal momento che il «tradimento» danneggia colei che non le ha mantenute, mica chi le denuncia. E felice dovrebbe esserlo dei tagli, volti a contenere la spesa, così come del fatto che la manovra aiuti i ricchi: la fascia sociale alla quale ella-elly appartiene.  Quanto ai «salari» (scomparsi pressoché ovunque e sostituiti dagli «stipendi»), figli di un’Età Industriale estintasi da...

Daje a l'Europa!

Quei commentatori che tanto amano riempirsi la bocca di Terza Guerra Mondiale, sia in versione Lego («a pezzi») che in versione automobilistica ( full optional : tutto incluso), mostrano di non aver del tutto afferrato la vera natura del conflitto in atto.  Tanto la Grande Guerra (colonialista) che la Seconda (imperialista), furono entrambe figlie di un’Età Industriale allora in crescita esponenziale, volte l’una ad assicurare alla propria nazione le materie prime, l’altra ad esercitare un diretto controllo sui mercati di consumo. Tanto i vecchi imperi che, più tardi, i nuovi, erano di fatto in corsa per un medesimo trofeo: eliminare quei soli limiti (approvvigionamento e vendite) che impedivano al nuovo modello produttivo industriale di raggiungere le massime vette. Oggi, con una popolazione mondiale ottuplicata, in un Occidente disorientato e spopolato dove per vivere è sufficiente un unico braccio (quello che regge il telefonino), con una Cina infastidita dalle prime avvisaglie ...