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Un anno dopo...

Scherzi della Storia. L’ICE ( Immigration and Custom Enforcement ), promossa da guardia di frontiera a sanguinaria cacciatrice di immigrati irregolari sul suolo americano, è la stessa parola ( ice ) con cui nella lingua di Shakespeare si indica il ghiaccio.  Sarà dunque il ghiaccio (quello vero) a cacciare dal suolo della Groenlandia quel solo immigrato irregolare, Donald Trump, così ansioso di varcarne abusivamente le frontiere? E non per cercar lavoro e costruirsi una nuova onesta vita, lontana dal crimine, ma col dichiarato intento di impadronirsene?  E come conciliare l’esistenza di un esercito presidenziale (ICE) che si propone di schiacciare i cinquanta Stati dell’Unione sotto il tallone di Washington, con l’opposta pretesa che l’Unione Europea (con l’Eurozona e l’Area Schengen) si disciolga invece per dare «maggiore sovranità e indipendenza» agli Stati membri (che, peraltro, già le detengono al 100%)? Si rafforza il sospetto che la vera strategia del trotterellone di Wa...
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Sparlare a raffica

La pistola è l’arma preferita dai rapinatori. Facile da occultare, rapida da estrarre in caso di pericolo, quando dovesse palesarsi l’avversario o il nemico.  Il fucile è l'arma dei cacciatori, dei militari, dei cecchini. Di chiunque conosca il proprio nemico e sia in grado di riconoscerlo. Dalla divisa, dalla pelliccia o dalla livrea. È un’arma ingombrante. Chi la imbraccia, non può nascondere quel che ha in animo di fare: sparare a qualcuno o a qualcosa di cui ben conosce il nome. Spesso anche il cognome.   L’arma più amata da tutte le mafie, dai mammasantissima fino agli ultimi prezzolati, è invece la mitraglietta. In particolare la mitica Tommy Gun, più confidenzialmente nota, nella Chicago anni Trenta, come «macchina per scrivere». Piccola quanto basta per infilarla dentro una borsa o imboscarla tra le falde del soprabito.  Non è fatta per colpire con precisione, come un fucile. O a sorpresa, come una pistola. È fatta per spaventare, prima ancora che per uc...

Materiale e Immateriale

Un vicino di casa spaccia. Tra i clienti c’è anche mio figlio. Chiamo la polizia, lo denuncio e lo faccio arrestare.  Ma io sono Superman. Quindi irrompo nella casa, acchiappo per il collo lo spacciatore e, in volo, lo consegno alla polizia, che lo arresta.  Io invece sono Trump. Irrompo nella casa, uccido chiunque mi capiti a tiro, sequestro lo spacciatore e lo trascino a casa mia, dove lo imprigiono in uno sgabuzzino. Poi mi impadronisco della sua dimora e di tutto quel che contiene. Quindi inizio a vendermi i mobili, i gioielli, gli elettrodomestici, i quadri, il vasellame e le suppellettili. Mio figlio, cambiato spacciatore, continua a farsi più di prima.  Sembra una favoletta, ma non lo è. È accaduto per davvero. In Venezuela. Con la falsa accusa di alimentare il traffico di stupefacenti dal Sudamerica verso gli USA (evidentemente privi di controlli alle frontiere), il Padr(onc)ino di Washington ha sferrato un attacco armato contro lo Stato del Venezuela, disarmato e...

Conferenza scappa

È il nuovo format inaugurato ieri dal/la presidente del Consiglio dei ministri in occasione dell’annuale conferenza stampa di fine/inizio anno: i giornalisti non possono fare domande, ma proporre un tema sul quale il/la presidente esprimerà la propria opinione, e quel tema sarà chiamato «domanda». Alla quale, s’intende, il giornalista non potrà in alcun modo controbattere.  Chiacchiere e manette, per intendersi. Quel che dalla libera incontrastata conversazione del/la conferenziere/a è emerso, è il conflitto di interessi di una persona spesso costretta a cambiar d’abito tra i quattro di cui contemporaneamente dispone: a) presidente del Consiglio; b) deputata del Parlamento; c) presidente di partito; d) borgatara garbatellara. Pur contenendosi, stavolta, sul lato d), non ha saputo fare altrettanto sul lato c), schierandosi contro la Magistratura in pieno assetto da guerra referendaria, sfoderando per arma l’usurata tesi che la polizia (ministro dell’Interno) acchiappa, ma la Magist...

Amici, nemici e «non-nemici»

In quel pianeta a tre spicchi che va lentamente disegnandosi, alimentato – come mafia comanda – dall’arroganza, dall’illegalità, dal sopruso, dalla violenza, una sola certezza sembra prepotentemente emergere: occorre fermare al più presto l’azione distruttiva dei due compari Donald Trump e Vladimir Putin. Whatever it takes ! A qualsiasi costo. Fermare il dittatore USA non sembra troppo difficile. A dispetto della urla scomposte, delle bombe e dei missili, ci si attende che le elezioni di medio termine del Congresso degli Stati Uniti (Novembre 2026) esprimano un risultato sfavorevole alla Presidenza, mentre crescono nel contempo delusione e sconcerto tra i suoi stessi sostenitori, feriti al portafoglio da un’economia drogata e da un dollaro precipitato a 85 centesimi di euro. Trump, che ne è ben consapevole, ha conseguentemente accelerato la politica di conquista e di rapina. Ma potrebbe più o meno inavvertitamente pestare qualche piede sbagliato. Fra i tanti che la Cina ha sistematica...

Brutta Storia!

Quando due uomini di valore si confrontano in un duello, è sempre il migliore a vincere. Talvolta sul lungo periodo, quando la Storia decide di riequilibrare i piatti della bilancia in base ai quali formula i propri giudizi: stessa marca di quell’altra, più piccola, che sta tra le mani dell’umana Giustizia.  Quando invece la lotta è tra due malvagi, è sempre il peggiore a trionfare. Il più spregiudicato, il più sanguinario, il più spietato. Ma solo nel breve periodo, s’intende. Prima che la Storia, anche in quel caso, si esprima.  Così le vittorie dei buoni sono destinate a durare nel tempo, mentre quelle dei malvagi sono a dir poco effimere.  Se Al Capone fosse diventato sindaco di Chicago, come ardentemente ambiva, avrebbe certo fatto miglior figura di quel palazzinaro maneggione e analfabeta del Queens imbucatosi in una Casa mai così Nera.  Ma altrimenti ha operato la Storia, e nella stanza dei bottoni (e che bottoni!) s’è appoltronato un borgataro fallito, insodd...

A ciascuno le sue Ucraine

La buona notizia è che gli appetiti dell’Al Cafone di Washington paiono più attratti dal petrolio del piccolo Venezuela (e dalle spiagge sotto tiro dell’ancor più piccola Cuba), che non dai ghiacci di Canada e Groenlandia, due antiche monarchie europee per giunta regni membri della NATO. Ma i vigliacchi non si smentiscono mai: il nemico lo scelgono di norma almeno dieci volte più piccolo, rigorosamente disarmato, purché abbia addosso qualcosa da rubare.   La cattiva notizia è che, col dollaro in polvere, le porte chiuse al turismo e un sistema produttivo da tempo non più autosufficiente, la cosca mafiosa imbucatasi alla Casa Bianca ha riaperto l’armadio sporco di sangue (che si sperava chiuso per sempre) delle guerre imperialiste a danno di nazioni poverissime e/o mal governate, ma ricche di materie prime o di particolare interesse geomilitare. Col triplice obiettivo di 1) arricchirsi derubando le nazioni più deboli delle loro risorse; 2) rafforzare l’egemonia militare e politica n...