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Osservitori

Osservatrice o servitrice? Quale ruolo per l’Italia nel business politico-immobiliare dell’attesa ricostruzione di Gaza, in realtà sopra Gaza?  Son già due i ministri (politicizzati) italiani che, senza attendere un minuto, si son presto accodati al dittatore americano in quella che si annuncia non soltanto come la più grande speculazione edilizia della prima metà del secolo, ma anche come il definitivo colpo di grazia all’evaporata autorità dell’ONU. Oltreché un’assicurazione personale sul futuro politico del biondo cinghiale, quando prima o poi, con le buone o con le cattive, sarà comunque obbligato ad abbandonare la Tana Bianca. Dopo averla sfregiata, s’intende, a colpi di sale da ballo ed altri abusi all’insegna del kitsch più pretenzioso, inelegante e sgraziato.  La sola scusante, per i due servitori dello Stato («Giuro di […] esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione»), è quella di aver agito non tanto per interesse personale, quanto per amore...
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Sotto la coda

Sotto la coda di Trump (non esattamente il luogo più pulito al mondo) brilla un ciuffo biondo. Non può essere quello di Orban, bianco con la riga al centro ed il pensiero a destra. È quello dell’italica Melona.  Stretta tra un partito analfabeta (il suo), uno spaccato (la Slega), uno che ancora affila le zanne (Furto Nazionale) e un altro rapidamente in fuga verso il centro (Tajenda), alla Sgarbatella non resta che giocarsi – come altre volte – la carta estera.  Così, mentre l’Europa è in cerca di un Mazzini che sappia farne uno Stato, incastrando mattoncini tanto scompaiati per materiali e dimensioni, la nostra BB (Bassa&Bionda) snobba la vicina Baviera per zampettare invece tra Addis Abeba e Washington: tra il vecchio impero ed il nuovo. Tra faccette nere di un tempo ed altre (ancor più nere) d’oggidì.  A Monaco l’urlatrice avrebbe potuto ritagliarsi un posto nella Storia. Sta alla guida di un governo al momento tra i più stabili nel continente, compatriota di quel ...

Due mondi

Due messaggi. Due presidenti. Due mondi. Il primo: siamo tutti sulla stessa barca (o sullo stesso tram, se viviamo a Milano, dove il mare non c’è). Siamo diversi, vecchi e bambini, ma andiamo nella stessa direzione, e il manovratore è un giovane capace. E a bordo ci si aiuta l’un l’altro.  Il secondo: viviamo nella giungla, e la giungla è fatta per gli animali, non per gli esseri umani. Ma gli animali sono diversi tra loro: un insetto non può valere quanto un elefante. Gli animali non si aiutano l’un l’altro, ma tra di loro combattono e si divorano. Inevitabilmente sopravvivono i più forti e, tra quelli, il più forte di tutti, il leone, comanda. Al di sopra di scimmie, zebre, asini, vacche, maiali... Due mondi oggi messi a confronto da due filmati che, a ventiquattrore di distanza, hanno invaso miliardi di schermi tascabili e domestici. Messaggio di pace e concordia il primo, trasmesso dalla piccola Italia ma amplificato dall’universalità dell’evento olimpico; brama di do...

Slegati

Non poteva che finire così. Una Destra (quella vera) o è conservatrice, o non è. E la Lega, conservatrice non lo è. O meglio, lo è solo in parte: in quella Padania dove è nata, in quelle amministrazioni locali dove ha saputo dare il meglio di sé.  Esistono (esistevano?) due Leghe. Una, fino ad oggi messa all’angolo, conservatrice e di destra; un’altra rivoluzionaria, dunque neofascista: la falsa «destra» di chi non possiede nulla degno d’esser conservato e molto da rubare a chi invece lo conserva.  Quei pochi reduci della (vera) Destra italiana, quella liberalrepubblicana dei Malagodi e dei Montanelli, svolazzano dalle parti di Forza Italia, i cui fondatori hanno parecchio da conservare, incluso il nome del fondatore: presidente ancorché defunto.    Gli ignoranti e squattrinati parvenu di Fratelli d’Italia con quella Destra han ben poco a che fare. Rimpiangono il Fascismo (con la «F» maiuscola), ma devono accontentarsi (per ora) del neofascismo. Sebbene fra i tanti ...

Davos? Prendos!

Chiusa l’effervescente passerella svizzera, più simile alla pista d’un circo di periferia che non a un confronto tra capi di Stato, resta positivo il fatto d’aver visto molti dei nostri dubbi consolidarsi in assolute certezze.  La prima, indiscutibile, tra queste, è che l’orso giallo di Washington non sta lì alla Casa Bianca per fare i soldi, ma per prenderseli già fatti: non guadagnati, ma rubati. Senza fatiche, senza rischi, senza ostacoli. O coi cannoni, o con i dazi, o con prevedibili terremoti in Borsa.    La seconda evidenza è la manifesta inconsistenza politica dell’Unione Europea. Ben nota a chiunque sappia tecnicamente distinguere tra Unione di Stati, Confederazione di Stati, Stato confederale, Stato federato, Stato unitario.  Un’Unione Europea che si atteggia a Stato, pur non disponendo di un capo di Stato, né di un governo, di un organo legislativo, di un potere giudiziario, priva di confini certi e di una moneta comune, esautorata in materia di politica e...

Un anno dopo...

Scherzi della Storia. L’ICE ( Immigration and Custom Enforcement ), promossa da guardia di frontiera a sanguinaria cacciatrice di immigrati irregolari sul suolo americano, è la stessa parola ( ice ) con cui nella lingua di Shakespeare si indica il ghiaccio.  Sarà dunque il ghiaccio (quello vero) a cacciare dal suolo della Groenlandia quel solo immigrato irregolare, Donald Trump, così ansioso di varcarne abusivamente le frontiere? E non per cercar lavoro e costruirsi una nuova onesta vita, lontana dal crimine, ma col dichiarato intento di impadronirsene?  E come conciliare l’esistenza di un esercito presidenziale (ICE) che si propone di schiacciare i cinquanta Stati dell’Unione sotto il tallone di Washington, con l’opposta pretesa che l’Unione Europea (con l’Eurozona e l’Area Schengen) si disciolga invece per dare «maggiore sovranità e indipendenza» agli Stati membri (che, peraltro, già le detengono al 100%)? Si rafforza il sospetto che la vera strategia del trotterellone di Wa...

Sparlare a raffica

La pistola è l’arma preferita dai rapinatori. Facile da occultare, rapida da estrarre in caso di pericolo, quando dovesse palesarsi l’avversario o il nemico.  Il fucile è l'arma dei cacciatori, dei militari, dei cecchini. Di chiunque conosca il proprio nemico e sia in grado di riconoscerlo. Dalla divisa, dalla pelliccia o dalla livrea. È un’arma ingombrante. Chi la imbraccia, non può nascondere quel che ha in animo di fare: sparare a qualcuno o a qualcosa di cui ben conosce il nome. Spesso anche il cognome.   L’arma più amata da tutte le mafie, dai mammasantissima fino agli ultimi prezzolati, è invece la mitraglietta. In particolare la mitica Tommy Gun, più confidenzialmente nota, nella Chicago anni Trenta, come «macchina per scrivere». Piccola quanto basta per infilarla dentro una borsa o imboscarla tra le falde del soprabito.  Non è fatta per colpire con precisione, come un fucile. O a sorpresa, come una pistola. È fatta per spaventare, prima ancora che per uc...