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Sardi in Europa

L’invasione della Sardegna da parte del peggio del peggio della politica italiana, in vista delle imminenti elezioni regionali, accende il rimpianto per i dominatori del passato: Cartaginesi, Romani, Pisano-Genovesi, Spagnoli. Invasori che, se non altro, han lasciato nell’Isola una migliore organizzazione del lavoro, una rete stradale ancora in uso (sovrabbondante, allora, quanto insufficiente oggi), belle architetture ed un’agricoltura in grado di competere con la pastorizia.

Cosa lasceranno invece gli stati maggiori delle sedicenti destre e delle sedicenti sinistre, oltre i resti dei banchetti elettorali e i manifesti stracciati a lordare quei marciapiedi che già adesso nessuno ripulisce?

C’è un solo vero Sardo in corsa, con una passata esperienza da presidente di Regione, con un patrimonio personale capace di azzerare qualsiasi tentazione o necessità di rubare, pioniere del web non solo in Sardegna ma in tutta Italia, distintosi nella difesa del territorio ed in particolare delle coste. 

Contro di lui – e contro la Sardegna – ci stanno il partito (a suo dire di destra) dei villettari e dei balneari, pronto all’assalto dei pochi granelli di sabbia ancora rimasti, ed un movimento (a suo dire di sinistra) che promette il medesimo assalto, ma a suon di migliaia di pale eoliche ben piantate in mare, piuttosto che di ombrelloni e sedie a sdraio.

Chi ha occhi per vedere, orecchie per sentire e naso per annusare, nel chiuso della cabina e con la scheda in mano non dovrebbe aver dubbi sul nome da votare. 

Non dovrebbe. Se l’oggetto della sfida si limitasse all’elezione di un parlamento regionale auspicabilmente destinato a legiferare nell’interesse della Sardegna.

Così tuttavia non è: perché la competizione isolana è anche la linea di partenza di una lunga corsa elettorale che avrà per traguardo il voto europeo del prossimo mese di Giugno. Una valenza dunque non soltanto regionale, e neppure nazionale, ma addirittura internazionale. Che finirà col deviare l’attenzione degli elettori dai più urgenti bisogni della regione alle mille lotte interne che minacciano le innaturali alleanze imposte dal rosatellum, e sempre in procinto di esplodere. 

Intrighi di Palazzo, li avrebbero definiti in tempi diversamente feudatari. Interessi corporativi, si chiamano oggi, in tempi di restaurazione di un regime fondato sull’assalto ai beni pubblici per mano di sempre più forti congreghe di intoccabili. Assalto rivolto non soltanto al vento o al mare, ma persino a monumenti di interesse storico come il faro di Capo Figari – da dove Guglielmo Marconi effettuò la prima trasmissione radio a lunga distanza – che qualcuno vorrebbe abbattere per farne un retreat hotel esclusivo, sottraendo all'uso pubblico uno straordinario punto panoramico meta di tanti escursionisti in ogni stagione dell'anno.

Prove generali di appropriazione dell’intero Paese, per mezzo di nazionalizzazioni, privatizzazioni, cementificazioni, annessioni, a difesa di privilegi che inchiodano la nazione al passato più remoto: come dimostra la resistenza dei tassisti alle più moderne forme di mobilità, o quella delle imprese alle normative comunitarie. È la non più proponibile visione di un’Europa chiacchierona e assistenziale, piuttosto che di un sempre più prossimo e necessario Stato Federale Europeo, dotato di veri poteri legislativi, esecutivi e giudiziari.

Molteplici segnali che rafforzano l’immagine di un governo scalcagnato ed incapace, una parte del quale, occupata la casa, vorrebbe sistemarla ed abbellirla per poterci andare a vivere, ma è ostacolato da un’altra che mira invece a depredarla e saccheggiarla, per poi spostarsi e rubare altrove. Confidando in quella sostanziale impunità resa possibile dall’insipienza di un’opposizione, se possibile, ancor più scalcagnata ed ancor più incapace. 

I Sardi voteranno sardo, almeno così si spera. Ma gli Italiani, tra qualche mese, sapranno votare europeo?


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